PALLA AL CENTRO

C’è tutt’altro di cui rallegrarsi per aver pronosticato la dichiarazione di guerra dei moderati al Pd, ripetutamente ferito dall’inarrestabile perdita di identità politica e ancor prima dall’espropriazione del suo Dna ideologico. Starter del via alle ostilità, di cui la destra sarà certamente grata, è la strana coppia Franceschini-Picierno come ho descritto ieri in questo stesso spazio dell’informazione quotidiana. La loro rivendicazione di una sinistra più centro che sinistra, diventa oggi come un segnale di mobilitazione offensiva di tutte le componenti moderate che mirano a una inedita variante del terzo millennio di partiti estinti, a una nuova Dc, alla risurrezione di liberali, socialdemocratici e catto-dipendenti. Ecco la scintilla della mobilitazione che da tempo intendeva mutare l’insofferenza per la presunta marginalità in plotone d’esecuzione per impallinare Elly Schlein e chi rappresenta.

La scelta di far esplodere la rivendicazione di “visibilità” (ma leggi potere interno del Pd, ndr) forse non ha il crisma della tempestività: l’ora ics di questo luglio torrido coincide con l’interessante concretezza dei like che i sondaggi riconoscono al Pd della Schlein. Definita la segreteria eletta bersaglio dell’assalto al forte del Nazareno, armato di bazooka dialettico, Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, anticipa il progetto di demolizione della sinistra, ovvero l’unione di riformisti veri (???) che non si riconoscono nel Pd amministratori locali, sindaci civici, delusi del Pd e nostalgici del Terzo Polo. Renzi, elmetto e giubbotto antiproiettile, entra in campo (nessuna sorpresa) e fa da sponda a Ruffini: “La partita si vince sul ceto medio, non sulle bandiere ideologiche”, raduna i dissidenti e prepara la “rivoluzione riformista”, con l’obiettivo di mettere in discussione la leadership di Elly Schlein, che replica con pari determinazione ‘bellica’: “Nessun problema. Gori, Picierno, Guerini possono chiedere il congresso. Ma oggi il rapporto di forza è 53% per Schlein, 47% per la minoranza. Se si va al congresso finisce 80 a 20. Non c’è partita. E loro lo sanno bene. Non lo chiederanno mai.” Probabilmente ha ragione, ma c’è chi aziona l’allarme. Esponenti non secondari dei riformisti hanno partecipato all’iniziativa di Calenda e Renzi a Milano, in stand by ci sono pezzi da novanta come Prodi, Castagnetti, il napoletano De Luca.

CONFERMO, destabilizzare il poco che resta della sinistra è una ‘pacchia’ per la destra e aveva torto Giorgia quando, eletta, urlò gioiosa “la pacchia è finita”. .

ORA COME ALLORA è convinta indignazione nel ricordo del costoso Suv, guidato dall’imprenditrice Cinzia Del Pino che con cinica, disumana violenza passò più volte fino ad ucciderlo, sul corpo in terra di Nourdine Mezgoui, dopo aver recuperato la borsetta che il migrante le aveva scippato. Esponenti ci ruoli governativi e proterva inclinazione al razzismo, solidarizzarono con la signora in questione, si complimentarono con lei. L’imprenditrice sarà processata per omicidio volontario aggravato: respinta la richiesta di rito abbreviato, rischia l’ergastolo per l’efferatezza del crimine commesso: “omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, futili motivi, uso di un mezzo insidioso, minorata difesa della vittima”. Ma che Paese è l’Italia se uomini delle istituzioni assolvono crimini orrendi e inducono i social a seguirli?


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