LA COLPA DEL “NUMERO UNO”

Evitate gli eccessi di notorietà, anche se strameritata. Successo, fama, riconoscimenti, indurrebbero il popolo di frustrati, acrimoniosi nemici ad accanirsi su di voi, cole loro bersaglio di invidia, astio, perfino di odio, di insulti da querela. Succede al ‘mite, giovane gentiluomo Jannik Sinner e la sua colpa, tra virgolette, è di essere a poco più di vent’anni il tennista numero uno del mondo. Forse ha senso il je accuse di noti personaggi che si dicono profondamente annoiati dal Sinner ‘uomo pubblicità’ che promuove marchi di caffè, spaghetti, server di energia, pomate antisolari, eccetera, eccetera.

Dovrebbe rifiutare? Boh? Non ha senso la malignità di acrimoniosi nemici che hanno invano sognato di diventare altrettanti Sinner. È Tranchant, perentorio. il giudizio del presidente della Federtennis Binaghi: “Le critiche dei colleghi? Sono arrivate dai più cretini e i più frustrati, quelli che avevano più mezzi tecnici di Sinner a disposizione per diventare numero uno al mondo e che hanno fallito miseramente” Altri tennisti hanno colto al volo il caso doping, sfumato nel quasi nulla. Caustico lo strambo Kyrgios, che ha tifato per la condanna di Sinner e (sentite che bestemmia), ha definito “ridicole le prestazioni di Sinner” (ridicolo è lui anche come giocatore):Interventi a gamba tesa dell’australiano a sostegno della tesi di “Sinner dopato”, tirata in ballo anche in modo becero la fidanzata di Jannik, e sua ex, Anna Kalinskaya, in un crescendo di accuse, illazioni, e tentativi, prima degli Australian Open, di aizzare il pubblico contro il numero uno del mondo in vista di un improbabile incrocio. Veleno di Shapovalov e Wawrinka, Pouille, Griekspoor, Kafelnikov, Broady, Cazaux. Mancava all’appello Jim Courier ex tennista americano cinquantenne. È probabile che l’elegante pacatezza di Sinner gli risparmi querela e relativo indennizzo. Ecco cosa si è permesso di dire del numero uno del mondo: “È un assassino a sangue freddo, un ‘mobster’ cioè un malavitoso.  Ha eliminato Piatti, che era stato come una figura paterna, ha ingaggiato Vagnozzi, poi Darren Cahill. Si è disfatto di Panichi e Badio a Wimblebon. ora è seguito dall’osteopata e dal metal coach. Non si fa problemi a gestire i suoi affari come un malavitoso”. Aggressiva spavalderia trumpista? Che altro se no?

Una nota border line, merita la critica all’italiano di Jannik con inflessioni per chiara influenza per immediata contiguità con l’Austria. Non è proprio la stessa cosa ma provate a far chiacchierare un siciliano che conosce solo il suo dialetto incomprensibile oltre i confini dell’isola, con un lombardo o un veneto che non hanno frequentato la lingua di Dante fin dalla nascita.  Dialogo impossibile, ma nessuno oserebbe affermare che quel calabrese, o quel lombardo-veneto non sono italiani.


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