Monte dei Paschi di Siena sempre al centro di maxi scandali finanziari.
Mai tregua per il più antico istituto di credito di casa nostra: dal caso Antonveneta ai derivati super-tossici, passando per gli oltre 20 miliardi di aiuti pubblici ed evitare il crac. E, ciliegina sulla torta, il giallo del “suicidio” di David Rossi, il responsabile delle pubbliche relazioni volato giù da palazzo Salimbeni e una inchiesta penale che in 10 anni non ha cavato un ragno dal buco.
Adesso la super anomala vendita del 15 per cento azionario, quota detenuta dal ministero del Tesoro. Il quale ha indetto una “gara” (sic) per la aggiudicazione di quella fetta.
Vediamo subito chi sono i protagonisti in campo, un poker di assi.
I colossi della finanza di casa nostra, ossia i gruppi CALTAGIRONE e DEL VECCHIO; poi la sempre più rampante BANCA POPOLARE di MILANO (BPM) e quindi ANIMA Holding, finanziaria che – guarda caso – sta per essere acquistata proprio dalla vorace BPM, che già ne possiede il 22 per cento delle azioni.
Eccoci poi al super arbitro che dovrà valutare con imparzialità le offerte pervenute: la quali – ennesima anomalia della dirty story – sono arrivate in contemporanea sul tavolo arbitrale e – incredibile ma vero – risultano del tutto identiche sul fronte della cifra, ancora top secret.
In genere un arbitraggio viene affidato ad una banca o sigla di un certo rilievo e di una certa rinomanza, anche internazionale: ma stavolta non succede, perché la scelta ministeriale è caduta su un piccolo istituto di credito, “BANCA AKROS”.
La quale ha una caratteristica peculiare e unica: è totalmente di proprietà BPM, ossia di uno dei 4 protagonisti in campo. Come se a dirigere una partita fosse il presidente di una delle squadre partecipanti.
Davvero ai confini della realtà.
Ma ben dentro i confini di una finanza ormai marcia, taroccata, truccata fino al midollo.
E di una classe politica totalmente genuflessa, complice e collusa.
Da articolo 416 del codice penale, ossia associazione a delinquere.
Tanto è vero che la story è finita sotto i riflettori della procura di Milano, e che nei giorni scorsi le Fiamme gialle hanno fatto irruzione negli uffici di AKROS per sequestrare tutta la documentazione relativa al caso MPS, sempre più bollente.
Qualche dettaglio in più circa alcune compagini azionarie.
Nel ricco parterre di BPM fa capolino la sagoma del numero uno dei Fondi speculativi al mondo, BLACKROCK, di cui la Voce ha dettagliato tante volte le più acrobatiche performance internazionali. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare BLACKROCK per rendersene conto. Fondi che, come abbiamo sottolineato, dominano ormai i mercati finanziari globali, lavando e ripulendo di tutto e di più. Restando a BlackRock, è in pole position tra gli azionisti dei nostri due big nel mondo bancario, UNICREDIT e INTESA SANPAOLO.
Tutto detto.
Interessante anche il parterre griffato ANIMA. Oltre al 22 per cento targato BPM (che come detto sta per farne un sol boccone), è non poco significativa la presenza, con il cinque per cento e passa, dello stesso gruppo CALTAGIRONE.
Come nei più classici giochi delle tre carte che un tempo si facevano alla stazione di Napoli.
Solo che qui stiamo parlando di palate di miliardi pubblici, di colossi finanziari e della politica complice.
Terminiamo il tour degli orrori con qualche nota in più proprio su un inflessibile arbitro come AKROS.
Spunta nel 1997, AKROS, per impulso di un allora “finanziere di assalto”, come si diceva un tempo, ossia GIANMARIO ROVERARO, in pratica quello che ha “inventato” i fondi comuni di investimento (poi diventati sempre più speculativi e acrobatici) nel Belpaese.
Amico, consulente e socio di imprenditori e affaristi che più rampanti non si poteva, allora, come Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi, accomunati da interessi pallonari (Lazio e Parma), mani in pasta (o meglio, nel latte) e crac arcimiliardari.
Ma la fulminante carriera di Roveraro improvvisamente venne stoppata quasi 20 anni fa, 2 luglio Duemilasei, quando fu rapito da 3 malviventi. Il cadavere, fatto a pezzi, venne ritrovato nei pressi di Parma, dopo un paio di settimane.
La Voce dedicò a quel super giallo la cover di settembre, titolata “DENTRO LA HOLDING OPUS DEI”. E questo sommario: “La scomparsa del finanziere e soprannumerario Opus Dei Gianmario Roveraro, avvolta da dubbi e circostanze misteriose, ci guida alla scoperta degli inediti colossi finanziari dei ferventi seguaci di San Josemaria, che spaziano tra fede, business e politica. Filo conduttore è il supermanager Giuseppe Garofano, uno dei protagonisti di Tangentopoli e, soprattutto, socio eccellente di OPUS”.
Per rileggere i tanti articoli e inchieste pubblicate nel corso degli anni dalla Voce sugli affari e soprattutto malaffari targati MPS, basta andare, appunto, alla casella CERCA e digitare MONTE DEI PASCHI DI SIENA. Ne ritroverete di tutti i colori e per tutti i gusti. Vi segnaliamo anche un istruttivo libro, firmato da Elio Lannutti e Francesco Fracassi, “MORTE DEI PASCHI DI SIENA”: non solo sui business che più dirty non si può; ma anche sul “suicidio” di David Rossi che resta – per la magistratura la quale copre, insabbia e despista – un vero mistero. Di Stato…
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