Tutto il CSM in un libro che si presenta il 1 luglio in Senato/ Ma spunta la riforma del 104…

Le norme che regolano il Consiglio Superiore della Magistratura saranno al centro, martedì 1 luglio, del dibattito che si terrà dalle ore 19.000 alle ore 20.00 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato.

L’occasione è data dalla presentazione del libro intitolato appunto  Norme sul Consiglio Superiore della Magistratura, scritto dal magistrato Andrea Apollonio, sostituto procuratore a Patti (ME), con la prefazione del costituzionalista Renato Balduzzi, già ministro nel Governo Monti.

Oltre all’autore e al professor Balduzzi, prenderanno parte al dibattito il senatore Alfredo Bazoli, la deputata del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso, il professor Massimo Siclari, docente a Roma Tre, e l’editore del libro Gioacchino Onorati.  Diretta streaming della presentazione sulla Tv del Senato.

Pochi mesi fa lo stesso editore Onorati ha pubblicato un altro volume sulle riforme costituzionali: La Repubblica delle Toghe, scritto dalla giornalista d’inchiesta Rita Pennarola. Nel volume si pongono a confronto gli assetti del CSM nei principali Stati dell’Unione Europea, mettendo in luce un’anomalia tutta italiana. Dall’analisi emerge infatti che il nostro è l’unico Paese nel quale un articolo della Costituzione, il 104, prevede in seno al CSM una maggioranza assoluta di membri togati, ben 22, a fronte dei soli 10 componenti eletti dal Parlamento, cui è riservato, quindi, l’unico compito di fare da ago della bilancia fra le correnti dei magistrati. Ben diversamente avviene ad esempio in Francia, Spagna, Germania, Portogallo, dove il potere autonomo della magistratura – come documentato nel libro – è sapientemente bilanciato dall’altrettanto autonomo potere del parlamento, che nomina sia i magistrati, sia i componenti laici.

L’autrice del libro ha inviato un intervento su questi temi ai relatori del convegno del 1 luglio, in cui auspica che si possa avviare una profonda e proficua riflessione sulla necessità di riallineare gli assetti del potere giudiziario italiano a quelli delle grandi democrazie europee, con la necessaria riforma costituzionale dell’articolo 104, possibilmente riportandolo alla sua originaria formulazione (stravolta in Costituente la notte del 25 novembre 1947): 50% di togati e 50% di laici. Con tutti i benefici per la democrazia che ciò comporterebbe.

Di seguito, l’intervento di Rita Pennarola

L’Italia, statistiche alla mano, è l’unico Paese del mondo occidentale in cui non esiste nella Costituzione l’equilibrio fra i tre poteri dello Stato, fondamento di ogni sana democrazia. Da noi infatti, diversamente da quanto avviene in Francia, Spagna, Regno Unito, Portogallo, Olanda e Germania, il potere giudiziario è totalmente autoreferenziale, perché l’articolo 104 della Costituzione prevede che i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura siano per due terzi magistrati di carriera e solo per un terzo – con carattere quindi meramente figurativo – giuristi prescelti dal Parlamento. Da sempre quindi accade che il terzo di componenti laici, lungi dal poter avere un qualsiasi peso decisionale, sia ridotto a fare da ago della bilancia fra le correnti della magistratura.

Questo poco invidiabile “unicum” della Costituzione italiana fra i Paesi dell’Unione Europea ha avuto inizio la notte del 25 novembre 1947, quando la Commissione per la Costituente, presieduta da Meuccio Ruini, vide improvvisamente ribaltare il tavolo delle decisioni fino a quel momento assunte sulla Giustizia, avallate anche dal presidente della Costituente, il comunista Umberto Terracini, che prevedevano un equo 50% di laici e 50% di togati nel nuovo CSM. Ma qualcuno, un giovanissimo magistrato, cambiò improvvisamente le carte in tavola e riuscì ad aggregare un gruppo di costituenti. Alla fine, nonostante le proteste di Ruini, passò l’attuale formulazione del CSM.

Da allora in Italia il CSM è composto da 22 magistrati (che si auto-eleggono) e da 10 giuristi nominati dal Parlamento.

In Francia l’organismo analogo è composto da 7 magistrati prescelti dal Parlamento e da 8 giuristi, ugualmente prescelti dalle Camere.

In Spagna i magistrati sono 12, a fronte degli 8 laici, solo che i 12 magistrati, così come i laici, vengono nominati dal Parlamento, non dalle correnti della magistratura.

Gli equilibri fra poteri dunque in questi Paesi, come in tutti gli altri stati europei, sono rispettati. In Italia no.

Non domandiamoci allora perché nel nostro Paese circa 1000 innocenti varchino ogni anno la soglia delle patrie galere senza aver commesso alcun reato. Né perché di questi solo una minima parte venga poi risarcita, per giunta a spese dei contribuenti.

Tutto questo e molto altro è documentato nel libro a mia firma “La Repubblica delle Toghe”, che le Edizioni La Bussola di Gioacchino Onorati hanno avuto il merito di pubblicare nel marzo dello scorso anno.

Mi auguro che l’incontro di oggi in Senato sia l’occasione per cominciare a discutere dell’unica correzione possibile per riportare l’Italia nell’alveo dei Paesi civili: la riforma costituzionale dell’articolo 104, con il ripristino di quell’equilibrio numerico fra laici e togati nel CSM che era nella formulazione originaria della Costituente.

Rita Pennarola


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