SERVIZI DI SALUTE MENTALE IN EUROPA – LA CARTA DI PARIGI

È un dato ufficiale quello contenuto nella Carta di Parigi. È stata firmata una dichiarazione concordata da ben 31 Paesi in un documento che individua la salute mentale come una delle “priorità nelle politiche pubbliche”. Si denuncia che in tutta Europa una persona su sei soffre di un disturbo psichiatrico, ma si dice anche che solo una persona su tre riceve cure adeguate. L’obiettivo è forse molto ambizioso e si può sintetizzare con alcune affermazioni contenute nel documento che dice a chiare lettere che occorre “… fare in modo che il benessere psicologico diventi una componente strutturale e trasversale di tutte le decisioni politiche, indipendentemente dal settore di riferimento, che si tratti di sanità, istruzione, giustizia, urbanistica o cultura”.

Quella frase indica la salute mentale come un’area imprescindibile per realizzare buone politiche sociali. È a Parigi che è stata approvata la dichiarazione, nell’ambito della conferenza internazionale sulla salute mentale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute francese.

Sono stati presentati tutti i dati disponibili sul funzionamento dei servizi per la tutela della salute mentale attivi in Europa, questi dati fotografano l’attuale situazione nella “regione europea” dell’OMS e letti attentamente appaiono francamente allarmanti.

Dimostrano che una persona su sei soffre di disturbo mentale, ma tanche che tra questi una sola su tre si rivolge ai servizi di settore e ne riceve cure adeguate. La situazione è ancor più critica se si considerano coloro per i quali è stata formulata una diagnosi di psicosi. In questi casi il 25 per cento di pazienti non ha accesso ad alcuna forma di trattamento.

Ne consegue che tra le tante criticità più di 150.000 persone ogni anno si suicidano, sono circa 400 al giorno. Ricordo solo che il suicidio è la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni e che la situazione è precipitata ulteriormente durante e, soprattutto, dopo la pandemia, quando la prevalenza di ansia e depressione è cresciuta globalmente del 25%, aggravando un quadro che si presentava già preoccupante. A questa emergenza si è aggiunta, nello stesso periodo, una drammatica carenza di operatori della salute mentale, subentrata proprio quando si sono registrati molti casi di esordio di malattia, soprattutto tra i più giovani. I dati indicano che oltre l’11% degli adolescenti mostra comportamenti problematici, spesso correlati ad un uso incontrollato di social media, mentre una ragazza adolescente su quattro riferisce, ad uno specifico item del questionario loro somministrato, di sentirsi sola “la maggior parte del tempo” o “sempre”. Qualcosa di simile era stato già registrato tra gli intervistati con più di 60 anni. Tra questi uno su quattro ha dichiarato di vivere in una condizione di assoluta solitudine.

Ma, nonostante questo quadro critico, c’è un dato che possiamo considerare potenzialmente positivo. Il 90% tra i 29 paesi coinvolti nell’indagine dell’OMS ha dichiarato di lavorare su nuove politiche per la salute mentale, oppure sull’aggiornamento di quelle già esistenti. Ma il dato che più ci conforta, perché nuovo e significativo, è il costante richiamo alla necessità di superare un approccio settoriale e frammentato. La conferenza di Parigi ha infatti riunito, oltre ai ministri della Salute, anche i rappresentanti dei settori dell’istruzione, degli affari sociali, della giustizia, dell’edilizia, della cultura e della gioventù, oltre a professionisti del settore ed a persone con vissuti diretti di malattia mentale, accademici e rappresentanti della società civile. È emersa una grande consapevolezza che solo una risposta collettiva, integrata e trasversale potrà forse affrontare efficacemente una patologia come questa, che riguarda ogni aspetto della vita sociale.

Ma quali sono i punti centrali della “Dichiarazione di Parigi”? Sono:

  1. implementare con forza la necessità di far convivere responsabilità professionale e finanziamenti tra diversi livelli di governo e diversi settori del complessivo sistema curante;
  2. coinvolgere le persone con un disturbo mentale anche nella fase di progettazione delle politiche di settore;
  3. creare nuovi spazi pubblici per favorire l’inclusione e la integrazione sociale;
  4. sviluppare strategie di prevenzione a partire dalla scuola, dai luoghi di lavoro, dalle carceri, dai media e dai contesti urbani;
  5. promuovere un uso più sicuro del digitale, in particolare a tutela dei più giovani da possibili aggressioni online.

“Quando integriamo il benessere mentale in ogni decisione, in ogni settore, facciamo più che alleviare la sofferenza: accendiamo dignità, speranza e opportunità per tutti”, ha dichiarato a commento dei dati presentati il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge. Ha aggiunto che patologie di ansia e depressione stanno colpendo sempre più i giovani, mentre contemporaneamente molti anziani soffrono il silenzioso dolore della solitudine.

La Francia, paese che ha voluto e ospitato la conferenza, ha dichiarato che la salute mentale è forse la prima causa di sofferenza rilevata nel 2025. Yannick Neuder, il ministro francese della Salute e dell’Accesso alle Cure, ha affermato che non è possibile costruire progressi duraturi senza abbattere le barriere tra i vari settori della PA. Secondo il ministro la salute mentale è una priorità assoluta, da considerare e integrare in ogni ambito e deve essere vista come una priorità nella programmazione dei servizi sociosanitari delle comunità locali, a tutti i livelli decisionali.

La dichiarazione di Parigi non è solo un testo politico, ma costituisce un concreto invito ad agire. È un primo passo verso una nuova organizzazione delle politiche pubbliche, nelle quali la salute mentale non sarà più relegata ai margini ma riconosciuta come fondamento essenziale per difendere la dignità umana, il benessere collettivo e la coesione sociale.

L’Europa ha lanciato un segnale forte, ora tocca ai singoli paesi agire per trasformare le parole in azioni concrete.

 


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