DEMOLIZIONI S.P.A.

Con lena da stacanovisti ci danno dentro i picconatori della catena produttiva che la sinistra ha innestato anello dopo anello, per dotare l’Italia di un patrimonio culturale ammirato, invidiato e solo parzialmente imitato. L’opera in progress di smantellamento obbedisce a due evidentissime motivazioni: demolire quanto è riconosciuto ai costruttori della ‘Grande Bellezza’ dell’Italia, minando la solidità acquisita nello sterminato planetario che qualifica l’eccellenza di suoi comparti iconici: cinema, teatro, letteratura, televisione di qualità. E mascherare il bruciante complesso d’inferiorità del nulla da opporre ad artisti e intellettuali di sinistra. Non è consentito nelle poche righe di questa riflessione stendere l’elenco delle picconate che fino ad ora hanno demolito gran parte di quanto ha costruito la sinistra, ma è possibile passare in rassegna i suoi protagonisti, consultare la memoria e ritrovare nomi, volti di suoi registi, attori, scrittori, di uomini e donne dello spettacolo. L’opera di demolizione include il discrimine dei finanziamenti al cinema.

Clamorosi i due concessi dal ministero della Cultura alla ‘Coevolution’ di tale Perotti: 836mila euro per un film mai completato di Rexal Ford, alias Francis Kaufman, accusato del doppio omicidio di Villa Pamphili. Di contro tagli al cinema d’autore “perché non fa incassi adeguati”. Anche un paio di ‘punizioni’ per artisti, colpevoli di essere di sinistra; declassato immotivatamente da ‘nazionale’ a ‘cittadino’ il Teatro La Pergola di Firenze, di cui il premio Award 2022 Massini è direttore artistico, cancellato dal prossino palinsesto Rai il programma ‘Il Caffè’ di Pino Strabioli da trent’anni, regista, attore e conduttore della Tv pubblica, ingiuriato dai social di destra perché di sinistra e omosessuale.

Rai da affondare: ridotta a Cenerentola televisiva dal melonismo, annuncia tagli della produzione e tenta invano di sostituire chi la lascia con suoi adepti, ma colleziona scivoloni e flop. Trasformata velocemente in ufficio stampa della destra, l’informazione pubblica è orfana da tempo di Mentana, Santoro, Floris, Formigli, Berlinguer e di recente, per effetto del  blitz Telemeloni,  di Augias, Lucia Annunziata, Gramellini, Alberto Vianello, Strabioli, Fazio, Amadeus. Mediaset profitta delle picconate alla Rai e vince il confronto degli ascolti (al 40,6% contro il 34, 20). Il gap è destinato a crescere. Viale Mazzini annuncia il possibile stop per Agorà Weekend, Rebus, Tango, Generazione Zero, Petrolio, Fattore Umano, l’Altra Italia, Linea di Confine e riduzioni di puntate per Lo Stato delle Cose, Far West, Report, Presa Diretta, tagli agli organici di programmi ‘scomodi’. Non va meglio per i telegiornali di regime che scendono al di sotto del 50% di ascolti, responsabile l’ostracismo crescente degli italiani ‘coscienti’ nei confronti della loro clamorosa faziosità. Un “caso”, uno dei tanti: il TG1 di regime delle 20 ha ignorato l’evento dei 300mila in piazza per la pace e contro il massacro del popolo palestinese. Sera dopo sera inventa pretesti per aprire il giornale con notizie e immagini della signorina presidentessa.


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