INCULTURA-EPURAZIONI, SODALIZIO BINARIO

Altri tempi: nascita della Repubblica, antifascismo militante, scontri anche fisici con figli e nipoti di ‘indomiti’, anacronistici orfani delle camicie nere. Benito (è del padre ‘nostalgico’ la scelta anagrafica per il figlio) vive l’infatuazione di quattordicenne per una prof comunista, di larghe e onnicomprensive vedute. Investe un paio di modeste ‘paghette’ a favore delle lettere dal carcere di Gramsci e il libro è ben in vista nello scaffale sporgente sul letto. È ora di cena e a tavola, nella cucina-tinello, la testa di Benito sbatte con violenza sul muro a cui è poggiato. Saprà dalla madre che a provocare quel ceffone del padre è stata la scoperta indignata del libro di Gramsci. Che c’entra questo caso di demenza paterna con l’epurazione più che bulgara di Pino Strabioli, estromesso dalla Rai, lo stop al suo fortunato programma ‘Il Caffè’? Giuseppe Strabioli, noto come Pino, è un apprezzato regista teatraleattoreconduttore televisivo e  radiofonico. È un intellettuale colto, un’eccellenza della televisione in sintonia con il protagonismo istituzionale della Rai. Nel diario di una vita professionalmente intensa ha operato con garbo, elegante sobrietà, competenza e non a caso il cosiddetto piccolo schermo lo ha fatto suo. Dal 2000 la Rai gli ha affidato rubriche e programmi leader di un ampio scenario del mondo dello spettacolo e non solo. Impossibile nello spazio di questa nota citare quanto Wikipedia riserva al suo intenso protagonismo. Consultatela, fatelo, per favore, spendete bene due o tre minuti con giusto stupore. Un anno fa riceve il prestigioso Premio Alassio per l’informazione culturale.

La Rai del melonismo acchiappatutto riconosce il patrimonio culturale di Strabioli? Men che mai. Cancella senza alcun motivo condivisibile il suo storico programma e circola voce che la scellerata decisione nasconda omofobia e discrimine politico. L’‘insulto’ riportato dai social “Strabioli è gay e di sinistra”. E lui: “Lavoro in Rai da 32 anni e mi dispiace non restare in questa ‘casa del servizio pubblico’. I social? Commenti inqualificabili, scrivono che mi hanno fatto fuori perché, sono di sinistra e omosessuale, come se fossero colpe. A fronte di questi odiatori, è enorme il favore per il programma.” Non siamo allo schiaffo di un padre fasci-nostalgico mussoliniano al figlio di sinistra, ma quasi. Stefano Massini, fama internazionale di autore di teatro e attore di rara bravura, non a caso vincitore dell’Award 2022, è il direttore artistico del Teatro La Pergola di Firenze e denuncia: “I tre della commissione consultiva di nomina governativa (leggi Ministero della Cultura, ovvero Giuli) hanno declassato il teatro toscano da ‘Nazionale’ a Teatro della Città.  Guarda caso, Massini non fa mistero di essere di sinistra e lo esplicita con i suoi magistrali monologhi nel programma ‘Piazza pulita’ di Formigli.


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