Tragicomicità

Zelenski con una magia da stregone ha dismesso i panni del comico e ha indossato l’abito di presidente dell’Ucraina. Il buffo immobiliarista tycoon abita gratuitamente nella Casa Bianca e da presidente degli Usa cavalca il palcoscenico della comicità, erede di Oliver Hardy, Chico e Graucho Marx, John Belushi, Buster Keaton, Jerry Lewis. Ci allieta con funambolici numeri televisivi da avanspettacolo. Circola voce che Claudio Bisio, con la collaborazione straordinaria del Mago Forest, inviati di Zelig, siano in trattativa con Trump per ingaggiarlo con contratto quadriennale come intrattenitore televisivo. Intanto, raccontano le ultime news da Washington che va giù e con tendenza a decrescere, il consenso dell’America per lo sconcertante presidente. Aumentano di pari passo i suoi gli inciampi in comiche gaffe, sfregi al bon ton, strambi passetti in avanti e grandi falcate all’indietro condite da lampi di follia.

Perfino il ceto sovranista americano non ne può più, ma soprattutto esplode la contestazione popolare e si manifesta con segnali inequivocabili lo sconcerto di storici alleati e nuovi followers. I nostri inviati intuiscono che anche la proterva supponenza del tycoon vacilla, minata dagli indici di gradimento in rosso dei sondaggi che lo ridimensionano e danno ragione all’anti trumpismo di artisti, intellettuali, analisti politici, degli stessi repubblicani che incautamente lo hanno votato: temono gli esiti di crisi interne (California, ma non solo) e internazionali (dichiarazioni di guerra imminente all’Iran, comunanza d’intenti con il criminale Netanyhau, dazi, sì, dazi no, tentennamenti che hanno penalizzato gli americani con i costi aumentati dei beni di largo consumo. Il governatore californiano Newsom accusa Trump di aver fomentato la crisi sociale. Come la Casa Bianca gestisce l’immigrazione non ha più il consenso degli americani, la Cina lo ha costretto a ridimensionare drasticamente l’imposizione delle gabelle sui propri prodotti e le minacce all’Iran rischiano di sfociare nel ricorso al nucleare che accreditati osservatori definiscono l’Apocalisse per l’intera umanità.

Pesa la figuraccia per la promessa fallita di mettere fine alla guerra in Ucraina in un solo giorno. L’apparente avvicinamento con Putin non è andato giù agli americani di ogni fede politica ed è sdegno internazionale per il sostegno non solo economico e la fornitura di armi a Israele che apre un altro fronte di guerra con l’Iran. TRUMP A UN PASSO DALL’IMPEACHMENT? Ancora no, ma non fa più ridere, e Zelig, che delusione, sembra dove rinunziare alla sua comicità.


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