Il discutibile dubbio rimane: Stefano Taddeo o Addeo – c’è confusione sul cognome – posta l’augurio che tocchi alla figlia della Meloni la stessa sorte di Martina, la ragazza uccisa ad Afragola è in piena salute mentale? Scoperto da un esponente di spicco di Fratelli d’Italia (evidentemente su soffiata) è diventato il ‘caso nazionale’. Ha pensato davvero di non essere identificato e comunque di poter pubblicare impunemente l’ignobile post su Facebook, che è accessibile a tutti? Come si conciliano parole e toni del post (poi ritirato) con le scuse postume (“È stato un gesto stupido, scritto d’impulso. Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina”). Taddeo-Addeo riconosce l’errore: “Mi rendo conto della gravità… Ma in classe non ho mai fatto politica. I miei studenti mi conoscono, mi vogliono bene”. È in piena lucidità nel dire “Odio ogni forma di violenza”? Si scusa e contemporaneamente ritiene di legittimare i suoi post di ingiurie volgari, violente, con la frase “Non mi sento rappresentato da questo governo. Non accetto che un insegnante debba condividere pedissequamente le idee del governo per essere ritenuto degno del suo ruolo”. In passato sul suo profilo si sono susseguite aggressioni al governo, a Israele, alla Meloni con attributi dispregiativi, a Netanyhau per il massacro di civili a Gaza. Il prof di tedesco rischia il licenziamento. Potrebbe salvarlo (ma è fanta-medicina) solo un falso certificato di semi infermità mentale, che addebiti il famigerato post a temporanea incapacità di intendere e di volere. Nel frattempo Taddeo è oggetto di insulti e minacce di morte pubblicate dai social. “Mi hanno lanciato pomodori contro le finestre di casa, insultato in tutti i modi. Ho sporto denuncia alla polizia postale”. Domanda d’obbligo: “Saranno individuati e condannati anche questi internauti?”
DIETRO LE QUINTE, ecco un altro episodio di cronaca ‘grigio-nera’ che sembra tagliato su misura per monopolizzare l’attenzione dei media e distogliere l’opinione pubblica dalla gravità dei problemi strutturali del Paese, dalle responsabilità di chi dovrebbe affrontarle e non lo fa.
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