Quando le tribune vip degli stadi di calcio possono diventare luogo di incontro per business e affari a botte di corruzione.
Succede proprio a Bruxelles, nel lussuoso ‘Lotto Park’ della famosa squadra dell‘Anderlecht, e vede protagonisti alcuni parlamentari europei, guarda caso soprattutto italiani, come è successo anche ai tempi del Quatargate. E a quanto pare, secondo gli inquirenti, è italiano anche il super lobbysta che ha orchestrato le operazioni.
Numero uno nello scenario di mazzette, prebende, regali, viaggi, assunzioni e tutto quanto puzza di tangente è nientemeno che il colosso cinese del 5G, primo nel mondo sul fronte degli smartphone, ‘HUAWEI’.
Vediamo come è cominciata l’inchiesta che sta terremotando i palazzi UE, già resi traballanti dal ‘Pfizergate’ che coinvolge direttamente la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, per la dirty story da 71 miliardi di euro in merito all’acquisto di vaccini Comirnaty prodotti dalla ‘Pfizer’, come la ‘Voce’ ha più volte documentato e denunciato.
Così dettaglia ‘Politico.EU’ che sta seguendo passo dopo passo i fili della maxi inchiesta condotta dalla procura belga: “Agenti di sicurezza belgi hanno individuato una postazione dello stadio ‘Constant Vanden Stock’ dell‘RSC Anderlecht, usata dal colosso tecnologico cinese Huawei per intrattenere parlamentari e funzionarie europei. Hanno anche intercettato le conversazioni di uno dei principali lobbysti di Huawei, a bordo della sua auto”.
Le operazioni di sorveglianza e controllo, secondo il minuzioso reportage, fanno parte di una indagine ad ampio raggio su accuse di corruzione. “Le straordinarie rivelazioni – viene precisato – sono l‘ultimo capitolo di una saga che unisce le preoccupazioni circa l’influenza della Cina nella politica europea e quanto i legislatori della UE siano vulnerabili alla corruzione e a losche pratiche di lobbyng, anche dopo una serie di scandali simili”. Come il Quatargate, ad esempio.
Eccoci ai personaggi fino a questo momento coinvolti.
Si tratta di tre parlamentari di Forza Italia, per la precisone Salvatore De Meo, Fulvio Martusciello, e Marco Falcone(vice capogruppo PPE a Strasburgo). Per una quarta, Giuseppina Parsi, le indagini sono state subito revocate perché, a quanto pare, c’è stato uno scambio di persona. Sotto i riflettori, poi, due parlamentari del PPE: il maltese dei ‘Socialisti Democratici’ Daniel Attard, e il bulgaro del gruppo ‘Renew’ Nikola Michev con l’assistente Adam Mouchtar.
Non è finita qui. Perché verranno passate ai raggi x anche le posizioni del sospetto lobbysta numero uno, Valerio Ottati, italo-belga e responsabile degli affari esteri per Huawei; dell’amministratore delegato del ‘Forum Europe’ che organizza la conferenza di Bruxelles, e di tre funzionari della star Huawei.
Insomma, un bel mix. Le posizioni dei parlamentari, ai quali è stata subito revocata l‘immunità vista la gravità degli addebiti, saranno presto valutare dalla Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, JURI per i suoi aficionados.
La fascia temporale sotto indagine è molto ampia, dal 2021 al 2024; ma si protrae anche all’anno in corso, quando il colosso cinese ha fittato, per l’annata calcistica 2024-2025, il ‘Lotto Park’ per 50 mila dollari, dove avvenivano i meeting affaristico-sportivi, finalizzati “all’ingrasso” dei parlamentari UE, come viene coloritamente dettagliato nei rapporti investigativi degli 007 belgi.
Le forze di polizia, tre mesi fa, a marzo, hanno fatto irruzione e perquisito locali in una ventina di città del Belgio e del Portogallo, che avrebbero portato a scoperte non poco significative.
Uno degli episodi clou secondo la procura di Bruxelles – a dimostrazione delle precise ‘volontà di alcuni parlamentati – è una lettera inviata il 10 febbraio 2021 in cui si chiede di “non discriminare le aziende extracomunitarie del 5G”, ossia di non attuare una sorta di “razzismo tecnologico”, come viene definito nella accorata missiva.
La società dell’Anderlecht ha sùbito fatto sapere di non voler rinnovare a Huawei il fitto del Lotto Park per la prossima stagione, of course.
Infine alcune note sul colosso tecnologico cinese.
Fondato quasi 40 anni fa, nel 1987, quartier generale a Shenzhen, nel Guandong, Huawei supera abbondantemente i 100 miliardi di fatturato annuo sul fronte della produzione di elettronica di consumo generale, sistemi e soluzioni di reti TLC, con la ciliegina sulla torta degli smartphone: controlla, infatti, addirittura un quinto del mercato internazionale globale, avendo spodestato la precedente regina nel settore, Samsung. Ed il suo enorme potere strategico-commerciale, ovviamente, è nel mirino di Donald Trump…
Ecco il pezzo, in lingua originale, messo in rete da Politico.eu sull’Huawei-gate: Belgium bugged Anderlecht football stadium to spy an Huawei MEP lobbyng
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