KIEV / LE CONNECTION SEGRETE CON CASA BIANCA E CIA

La Casa Bianca e la CIA sono state fin dall’inizio del conflitto sempre a fianco, in modo operativo, dell’Ucraina, coordinando direttamente le operazioni militari dalla base di Wiesman, in Germania; sostenendo poi gli attacchi in territorio russo, le operazioni in Crimea e nel Mar Nero.

Ribalta totalmente lo scenario fino ad oggi dipinto dei media occidentali il fresco scoop messo a segno dal New York Times e firmato dal reporter investigativo Adam Entous, che vi ha lavorato per un anno intero, esaminando documenti riservati e raccogliendo oltre 300 tra interviste e testimonianze in una decina di nazioni.

Il giornalista Adam Entous autore dello scoop. Sopra, una caricatura di Zelensky pupazzo degli americani fatta da un comico francese

Va dunque a farsi benedire la sceneggiata recitata durante gli anni dell’amministrazione Biden, in cui si negava con decisione ogni coinvolgimento diretto ammettendo solo: “Non combattiamo contro la Russia, aiutiamo l’Ucraina”. E il mainstream oscurava del tutto le manovre dietro le quinte, le operazioni realmente orchestrate, la guerra neanche più condotta ‘per procura dall’Ucraina’ (come hanno sostenuto i ‘progressisti’, sic) ma direttamente dai vertici Usa, fianco a fianco con il pupazzo Volodymyr Zelensky e la sua cricca.

Lo scenario oggi è chiaro e inequivocabile, come emerge dalle pagine del minuzioso reportage: non si è trattato di solo di un sostegno massiccio esterno, della fornitura di armi e mezzi militari: ma di un coinvolgimento, diretto, operativo, strategico in tutte le fasi del conflitto, cui si aggiungono, of course, le gigantesche forniture militari USA, alle quali si sono ovviamente unite quelle griffate UE.

Puntiamo ora i riflettori sui contenuti salienti del grande scoop.

E partiamo dalla misteriosa base di Wiesbaden, dal quartier generale tedesco che ha tessuto la vasta rete militare non solo di difesa, ma soprattutto di attacco in territorio russo, per dar vita alle famose, periodiche controffensive delle truppe ucraine, il cui successo, finora inspiegabile, trova adesso una evidente spiegazione.

Al centro delle attività operative congiunte una sigla, la Task Force Dragon (TFD), che agito per anni sotto la più completa copertura. Ufficiali statunitensi e ucraini ogni giorno a

La Task Force Dragon

l lavoro, fianco a fianco, per analizzare immagini satellitari, effettuare intercettazioni, studiare strategie, esaminare tutti i dati forniti dall‘Intelligence e dalla stessa CIA. Ogni mattina – dettaglia la maxi inchiesta – lo staff di vertice della base decideva le priorità operative: ossia gli obiettivi da colpire, tutte le manovre e azioni da condurre. Obiettivi, bersagli che non vengono chiamati, come ritualmente avviene, target, ma “punti di interesse”.

Una cabina di regia assolutamente strategica, quella di Wiesbaden, soprattutto nella primavera 2022. Quando Washington decide di fornire a Kiev un primo, massiccio numero di sistemi HIMARS, artiglieria di precisione in grado di colpire obiettivi (pardòn, “punti di interesse”) in un raggio fino a 80 chilometri.

Ogni attacco – viene precisato nel reportage – veniva supervisionato e coordinato dalla TFD. Il risultato è stato subito ben concreto: migliaia e migliaia di soldati russi uccisi e una controffensiva, soprattutto quella dell’autunno 2022, sorprendentemente molto efficace.

Dalla base di Wiesman, poi, sono stati inviati non solo a Kiev, ma fino alla linea di confine, decine e decine di consiglieri militari a stelle e strisce, camuffati da esperti. Allo stesso tempo la Marina militare Usa supportava, soprattutto con l’uso di droni, gli attacchi ucraini contro le navi russe nel Mar Nero. Mentre la CIA si occupava soprattutto delle operazioni in Crimea. Un task force che più attrezzata, completa e super organizzata non si può.

Restiamo in Crimea e passiamo a gennaio 2024, quando va in campo una delle operazioni più riuscite, LUNAR HAIL. Militari americani e ucraini, infatti, hanno dato vita ad una azione congiunta per colpire oltre un centinaio di obiettivi militari russi nella grande penisola. Un grosso successo, appunto, che ha costretto il Cremlino a battere in ritirata, virando verso la Russia continentale.

Passiamo alla scaltra manovra OPS BOX. Per proteggere Kharkiv da una imminente offensiva, la task force congiunta individuò una zona del territorio russo, definita appunto ‘Ops Box’, dalla quale fornire precise coordinate a Kiev. Gli 007 della CIA, in particolare, riuscirono ad ottenere particolari esenzioni – definite “variazioni – per poter colpire obiettivi strategici russi in territorio russo, circostanza sempre negata sia da Washington che da Kiev. Fu il caso, ad esempio, di un grosso deposito di munizioni a Toropets, dove una gigantesca esplosione causò ingenti danni: proprio come “la scossa di un potente terremoto”, dettaglia Entous.

Passiamo ad altri più che inquietanti segnali.

Suscita non poche preoccupazioni, ad esempio, un rapporto appena redatto da ‘EURASIA OBSERVATORY’, che in questi anni sta monitorando gli impatti del conflitto in Ucraina sulle dinamiche delle mafie, sempre a caccia di business e riciclaggi.

Ecco, in due parole, la fosca previsione: quando la guerra avrà termine, un massiccio flusso di armi provenienti dall’Ucraina invaderà i mercati europei e rischia di essere interamente gestito dalla criminalità organizzata, che sta già predisponendo mezzi e strategie.

Un passaggio del report: “Scorte di armi, comprese quelle pesanti, si stanno accumulando in tutta l’Ucraina. Quando i combattimenti cesseranno, la legge marziale nel Paese verrà presumibilmente revocata, riducendo le risorse e i poteri dello Stato per sorvegliare la sfera civile, aprendo di fatto la strada alla criminalità organizzata per operare liberamente”. Se si tiene presente il tasso elevatissimo di corruzione della classe dirigente ucraina, il mix diventa davvero esplosivo.

Il Kiel Institute

Osserva il KIEL INSTITUTE: “Confini estremamente permeabili e controlli del tutto inadeguati potranno essere non sufficienti a fermare o almeno limitare il contrabbando di armi come fucili, granate e sistemi missilistici”.

Pochi mesi fa, ad inizio 2025, l’anchorman tivvù Tucker Carlson ha affermato che “l’esercito di Kiev sta vendendo sistemi d’arma americani sul mercato nero, e anche ai cartelli della droga messicani”.

Già più di tre anni fa, aprile 2022, EUROPOL riferiva che “armi provenienti dall’Ucraina vengono trafficate nei paesi UE per conto di gruppi criminali organizzati”.

Pochi mesi dopo, le autorità finlandesi confermarono che molte armi erano state scoperte in alcune aree del Paese, di provenienza ucraina. E altrettanto succedeva in Svezia, in Danimarca e nei Paesi Bassi.

Circa un anno fa, i media spagnoli hanno denunciato che bande criminali nel sud del Paese erano in possesso di grosse quantità di armi, sempre arrivate da Kiev.

Secondo un recente reportage della americana CBS, “solo il 30 per cento delle armi inviate in Ucraina è giunto sul fronte. Il resto è sparito nel mercato nero, alimentando il crimine organizzato e il terrorismo”.

Ma quando si esportano Libertà e Democrazia tutto è possibile…


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