Con pazienza, virtù laica, accettiamo l’invito al “waiting”, all’attesa. Prima o poi, ma auspichiamo prima, uno dei cardinali, pretendenti delusi al trono pontificio,’ umanamente’ incavolati, racconterà a un giornalista scandalista l’andamento della rapida conclusione del conclave all’insegna del compromesso, di Leone XIV, traghettatore equilibrista della successione a Bergoglio. Sua eminenza Prevost ha firmato cambiali virtuali, a breve e lunga scadenza imposte dai ‘fratelli’ conservatoria a breve e lunga scadenza. Subito all’incasso c’è la sterzata per l’inversione a ‘U’ sull’accoglienza della Chiesa a figli di Dio non voluti. Non richiesto, Papa Leone riscatta la prima cambiale, disconosce le coppie di omosessuali e condanna il divorzio: “La famiglia è fondata sull’unione stabile tra uomo e donna”. (Papa Francesco sul tema, in risposta a una domanda sui gay: “Chi sono io per giudicare? Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio.” E incombe il rischio (altre cambiali) di preclusioni retrò per eutanasia e aborto.
Il controvalore dell’insana, disumana discriminazione del neoeletto pontefice conferma la tesi del do ut des, della trattativa conservatori-innovatori. Leone XIV è in continuità con Bergoglio sulla giustizia sociale, ma fin d’ora prevale la scelta della discontinuità. Dell’uno e dell’altro è evidente la forte attenzione per le crisi globali, ma Leone XIV avverte l’urgenza di una “pace disarmata”, Bergoglio ha privilegiato il dialogo tra le nazioni. Prevost: abbigliamento sfarzoso, opposto alla severa semplicità di Papa Francesco, scarpe nere, come quelle di Bergoglio, ma croce pastorale di Ratzinger, auto lussuose, perfino una limousine contro la Fiat 500 del predecessore. Prende corpo il sospetto sul ‘concordato innovazione-arretramento.
Papa Leone è una figura di rottura rispetto al pontificato di Bergoglio, o rappresenta una continuità mascherata da ritorno alle radici? La Chiesa vuole riconnettersi con l’impostazione dottrinale di Benedetto XVI, in un momento in cui appare in crisi, divisa sul piano della legittimità e dell’autorità morale? Ha fondamento il giudizio sull’equilibrismo del Papa l’americano tra anime antitetiche dei vertici del clero? È un balzo ‘politico’ in avanti l’offerta del Vaticano di ospitare l’aspro dialogo per la pace tra potenti del mondo o è un nuovo bluff, utile alla Chiesa per riappropriarsi di visibilità, di autorevolezza positiva, della perduta legittimità morale? Chi sarà il privilegiato destinatario delle segrete cose dell’election day che ha reso Prevost uno dei potenti del mondo? Pazienza. Prima o poi, Sorrentino, Martone, Nanni Moretti, o chi per loro, daranno seguito alla filmografia sui Papi, a un racconto verosimile del Conclave, delle contraddizioni interne ai vertici del clero, così simili all’aspro dibattito parlamentare tra maggioranza maggioranza-opposizione.
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