Sgarbo istituzionale bis degli alpini, ripresi mentre cantano “Faccetta nera” con fervore, interrotti dalle proteste di una lavoratrice. Solito “No comment” dei partiti di maggioranza, ad eccezione di Salvini che ha difeso gli alpini “gloria, storia e patrimonio dell’Italia”. Faccetta Nera’, per chi lo ignorasse, è un simbolo del colonialismo fascista, della propaganda di regime di Mussolini, un insulto alla memoria storica e ai valori democratici su cui si fonda l’Italia. Chi ha definito le proteste per l’accaduto “strumentalizzazioni” finge di ignorare che il fascismo non è folklore né un semplice ricordo del passato, ma un regime che ha oppresso, perseguitato e portato l’Italia alla rovina. Ogni tentativo di normalizzare o romanticizzare i suoi simboli è un pericoloso passo indietro nella coscienza collettiva. Episodi come questo dimostrano che è necessario vigilare perché il passato non venga riscritto o banalizzato.
PUTIGNANO, IN PROVINCIA DI BARI, è sul percorso del Giro d’Italia. Una famiglia solidale con il popolo di Gaza massacrato da Netanyahu espone la bandiera palestinese al suo balcone del sesto piano. Un agente in borghese della Questura, in compagnia di un tizio della Protezione Civile, bussa alla porta e chiede con insistenza che la bandiera sia rimossa. Perché mai? “Ragioni di ordine pubblico” secondo il poliziotto. La famiglia in questione è amareggiata, incredula per quanto è accaduto: “Era un simbolo, un modo per sensibilizzare. Ci ha feriti l’idea di essere privati di questa libertà. Era importante per noi, per le ragazze”. Una delle figlie: “Non stavamo disturbando nessuno, né violando la legge. Esercitavamo il diritto di espressione in uno spazio che ci appartiene. Da quando esporre una bandiera che rappresenta un popolo e una causa umanitaria è diventato motivo d’intervento delle forze dell’ordine? Siamo indignati e allarmati. “Speriamo che quanto è accaduto possa contribuire a fare qualcosa di concreto per Gaza”.
IN NOME DELLA LIBERTÀ COSTITUZIONALE DI ESPRESSIONE, agenti di polizia, hanno costretto a seguirli nella sede del commissariato di Trevi (Umbria) una donna ottantenne, ‘colpevole’ di una pacifica protesta, manifestata in mezzo mondo esponendo una bandiera catalana davanti alle sedi dell’ambasciata spagnola. Un agente le ha chiesto più volte di chiuderla, lei si è rifiutata. A quel punto l’hanno portata in Questura perché esponeva la bandiera di uno stato illegale e “Dava fastidio all’ambasciata spagnola”. L leso il diritto di manifestare”. Rilasciata dopo alcune ore è stata identifica e denunciata a piede libero per manifestazione non autorizzata. La signora si dice sconvolta per le violenze della polizia su cittadini catalani.
SI CHIAMA POLI BORTONE, è la prima cittadina di Lecce con un passato nel Movimento Sociale Italiano (stessa matrice della premier), trasmigrata in Forza Italia, ex ministra della Repubblica Democratica nata dalla Resistenza. In preda a ‘irritazione’, la signora si è vestita impropriamente di autorità e in memoria del passato di ‘destrorsa’ ha severamente redarguito un consigliere comunale di minoranza, colpevole a suo dire di un grave ‘reato’, cioè di aver partecipato a una manifestazione antifascista.
NON È ANCORA EPURAZIONE, ma basta pazientare, vedrete che la pratica dell’esilio per chi dissente sarà ripristinata.
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