ONESTA’, ONESTA’…!

Noi, ragazzi del dopoguerra abbiamo vissuto il tempo della rivincita democratica sullo sciagurato Ventennio fascista, il privilegio di mettere un mattone sull’altro e vedere venir il poi dell’Italia in ginocchio. Ma non abbiamo saputo trasmettere alle nuove generazioni i principi etici dell’onestà, del rispetto dei diritti che la Resistenza ha impersonato di là dall’eroismo dei partigiani.  A poco o nulla è servita, molto più tardi, l’esemplare statura di Pertini, che per affinità ha ricordato la figura mitica di Enrico De Nicola, la sua granitica coerenza con i doveri istituzionali di Presidente della Repubblica. La memoria di questo gentiluomo di altissimo profilo rimanda alla stima per doti di onestà, umiltà, austerità. Incredibile a dirsi nel nostro tempo di corrotti, corruttori, cinici mestieranti della politica, accaparratori privi di scrupolo: De Nicola annotava con meticolosità i comportamenti di un Capo di Stato, le regole di un suo codice deontologico. Nobile è stata la rinuncia alla retribuzione prevista per il Presidente della Repubblica (12 milioni di lire) e aver sostenuto le spese del mandato di tasca propria. Incredibile, ma vero, ha indossato un cappotto rivoltato gratuitamente da un sarto napoletano, della sua città.

CERTO È COLPEVOLE BLASFEMIA avvicinare De Nicola al tycoon Trump. E infatti, gli analisti di Forbes citano con compassionevole solidarietà lo stipendio di Presidente Usa, di ‘soli 400mila dollari!’, per di più soggetti ad inflazione”.  Brutalmente i suoi estimatori: “Ma chi te lo fa fare?” Errore, la domanda finge di ignorare che Trump, in coincidenza con la rielezione, è accreditato di un patrimonio di 6 miliardi di dollari. Al tempo della prima presidenza era di ‘soli’ 3,7 miliardi. Cioè, il miliardario in questione ha sfruttato la carica per raddoppiare (quasi) la sua ricchezza. Non risulta che abbia rinunciato ai 400 mila dollari della retribuzione di abitante la Casa Bianca. Un paio di precisazioni sul patrimonio che in larga misura gli deriva dall’attività di spregiudicato immobiliarista, maggior azionista del Trump Media anche Technology Group (Florida, valore 3,5miliardi di dollari). Ovvero, il noto grattacielo di Manhattan, proprietà in New York, California, campi da golf e resort, la tenuta di Mar-a-Lago, a Palm Beach, seconda Casa Bianca, un elicottero, un aereo, criptovalute. Altra ‘solidarietà’, si fa per dire, sempre secondo Forbes per i 566 milioni di dollari che Trump rischia di dover investire per difendersi in tribunale da tanti processi. Con la complicità criminale di Netanyhau, il tycoon (inondato di petroldollari degli arabi?) conta di disporre presto di quanto rimane di Gaza de-palestinizzata, per duplicare il paradiso in terra di Miami Beach e aggiungere miliardi ai miliardi all’attuale patrimonio immobiliare e poi per riposare le stanche membra dalle fatiche presidenziali, perché no, con la first lady che lo ha trovato ‘carino’ vestito Papa e con Sara, consorte dello stragista israeliano.


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