‘GENNARO’

È impetuosa, ciclonica, fa vittime colpevolmente (consapevoli del pericolo di essere travolti), colpite dalle conseguenze del trauma per la disattenzione che oscura il tempo infame del terzo millennio, il dramma esplosivo di guerre, povertà, sovranismi,  violenze, disumanità e vela di pessimismo la “pace disarmata, disarmante” invocata da Leone XIV, pronostica la priorità dei i muri sui ponti. Fa da sponda al venir giù della valanga nera la deformazione professionale del giornalismo ‘a rimorchio’ dei fatti del giorno, strumento collaudato di distrazione di massa e non solo della stampa amica del potere, che opera per assolvere inadempienze, errori e omissioni di chi governa. Sulla sponda opposta l’impetuoso rumor mediatico per il ‘caso’ dominante di Leone XIV tende a nascondere il disagio di un’opposizione inconcludente.

                                                                                                                                                                                                                            Per generosa disponibilità  di uno storico edicolante, la possibilità di sfogliare le pagine di Repubblica “abbandonata”. In questo 10 maggio appare ancora soffocata da cronaca e  commenti sull’habemus papam di Prevost ribattezzato Leone XIV. La prima pagina è tutta sua: titolo a nove colonne, maxi foto e cinque articoli. Si va avanti in cerca d’altro, ma ci vuole pazienza, tanta. La vicenda del successore di Bergoglio occupa le pagine 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-12-13-14-15-16-17-18 -19 – 20 – 21e un proluvio di immagini. Raccontano la prima omelia di Leone XIV, le sue “Idee, parole, frasi” e foto, la satira di Elle Kappa, rivelano le cose segrete del conclave, la sorpresa per il nome papalino scelto dall’eletto, le opzioni per l’abbigliamento (“scarpe nere e croce d’oro”), la conferma provvisoria dei vertici del Vaticano, l’albero  genealogico del neo letto, il nonno piemontese, la favola del giocare a dir messa da ragazzo, l’esodo in Perù, l’agostinismo e il suo priore, il Papa e i migranti, il Papa e la pace, la disillusione insolente di Bannon, il placet di Veltroni e più avanti il Papa dell’altra America, il ‘solco’ tra Vaticano e politica italiana.

PROVIAMO A INDOSSARE I PANNI DI UN PADRE DI FAMIGLIA in depressione da angoscia, da dignità umiliata: disoccupato, casa in fitto, moglie casalinga, due figli in età scolare, vecchi genitori indigenti e malati e oggi, come tanti altri giorni, ben poco da mettere in tavola, bollette non pagate. Nel pianeta dell’informazione non c’è traccia di questo ‘Gennaro Esposito’ così uguale a tanti altri che sopravvivono con l’aiuto determinante del volontariato e rinunciano a curarsi, a diagnosi, accertamenti, terapie, interventi chirurgici. Certo, lo status dei milioni di ‘Gennaro’ arma il je accuse delle opposizioni, ma in concreto? Poco o nulla cambia. La povertà è solo strumento e di denuncia verbale e soccombe al dominio del gossip, di risse tra politici nemici che in tv urlano e mentono, del sold out mediatico per l’elezione del Papa, degli exploit del clown Trump. Catturano follower la crisi della Juventus, il “chi tradisce di più fra Totti e Ilary”, la spensierata comicità di Zelig, il ‘bianco e nero’ di vecchi film, il ritorno in campo di Sinner promotore di spaghetti di marca, pregiate miscele di caffè, cellulari.


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