CARISMA

Dovremmo contarci. Per capire se vaneggiamo o siamo nel giusto nel ritenere decisiva la guida politica di un leader carismatico. Ovvero, come licenziare la destra che abusa dell’ospitalità di Palazzo Chigi, ricacciare nell’anonimato i guastatori gratificati per amichettismo con l’occupazione di decine di poltrone decisionali, prestigiose, come restituire credibilità al media system inquinato e tornare Paese democratico rispettoso della Costituzione, antifascista. Un’occhiata non di parte al devastante esordio del 2025 racconta che il rispetto per l’autorevolezza politica di Elly Schlein non parla però con i decibel reboanti necessari per marginalizzare il melonismo e ridurre drasticamente il dannato 30% su cui conta per usurpare il diritto di s-governare l’Italia. Ci interroghiamo: quale assurdo obnubilamento impedisce agli italiani di azzerare lo scempio di una premier che maschera il nulla del suo mandato e peggio il malfatto dei due anni di fake news e bugie, lo squallore della sua corte di ‘quaquaraqua’? Tanti, ma proprio tanti assenteisti del voto. Mestamente delusi dalle titubanze della sinistra disertano le urne, patiscono in solitudine le ferite da frustrazione, la sterile ammissione di impotenza, assolvono il no alla partecipazione militante del voto, lo addebitano all’uomo o alla donna leader anti Meloni che il Pd non ha. Ma è davvero questo il gap della sinistra? Una voce di dentro, inascoltata, avanza con coraggio e prudenti condivisioni il nome Landini. Ipotesi intempestiva? Il leader della CGIL si esclude per decisioni strategiche, priva il nodo dei referendum del contenuto politico e spiega: “Non si tratta di un sì o un no al governo, la politica non c’entra. Ma sì del Paese che sceglie come rispondere all’ emergenza, per cambiarlo in meglio”. Sono cinque i sì da votare: contro i licenziamenti illegittimi, per la tutela di lavoratori e lavoratrici delle piccole imprese, la riduzione del lavoro precario, la sicurezza sul lavoro, l’integrazione con la cittadinanza italiana. Si vota l’8 e il 9 giugno, diritto consentito anche a chi risiede all’estero e riempie una scheda da chiedere on line.

PIÙ VOLTE LANDINI HA DOVUTO DIFENDERE l’estraneità della consultazione referendaria al dibattito politico, l’esito che prescinde dall’interesse dei partiti perché ha valore universale non ideologica. Oltre ’l’eccezionale importanza dei referendum, al dovere di votarli per il bene del Paese, pronosticare Landini alla guida del Pd è insieme utopia per l’indissolubile ruolo di sindacalista che interpreta con rara efficacia, ma anche recondita speranza dei democratici di un duplice antagonismo alla destra che coniughi la passione politica della Schlein al pragmatismo trascinante di Landini. I 5 sì ai referendum: in un anno, nel nostro Paese, “muoiono di lavoro” 100 operai. Dobbiamo cancellare leggi che rendono più poveri i poveri e chi lavora, è nostro compito rimuovere l’ingiustizia che nega di diventare italiani a 2 milioni e mezzo di uomini e donne che vivono e lavorano in Italia e di garantire il lavoro a giovani, ma non solo a chi emigra. Ha ragione Landini, sono obiettivi che esulano dalla competizione maggioranza-opposizione, che solo la destra punta a politicizzare. Anche per questo, 5 sì l’8 e il 9 giugno.


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento