La strategia per imbavagliare l’informazione è semplice, diretta, perentoria, violenta, subdola, soffocante. Da sempre la priorità nell’assumere un giornalista, oltre a titoli di merito e lunghi percorsi nel precariato, è una variante del ‘terzo grado’ che certifichi la compatibilità con la ‘linea editoriale’ di chi assume un reporter. Detto in chiaro: a decidere è l’accertamento dell’identità politica del candidato, che deve corrispondere al ruolo di portavoce della testata di questo o quel partito. C’è di peggio. Il condizionamento rende la vita impossibile a quei giornalisti che sottoposti alla ghigliottina dell’omertà con l’orientamento politico del giornale per cui lavorano, difendono l’autonomia professionale. Il prezzo è l’emarginazione, il blocco della carriera, perfino l’invito a emigrare altrove. L’opposto: per chi trasforma perfino il meteo in ‘elogio politico del padrone’, fioccano premi in denaro ad personam’, fulminei avanzamenti di carriera.
I numeri di ‘Reporters Sans Frontières che riguardano la libertà di stampa in Italia sono sempre più impietosi. Siamo il Paese peggiore dell’Europa occidentale, scesi di ben tre posti (dal 46esimo al 49esimo) nella classifica generale. Il Report annuale, alla vigilia della Giornata internazionale per la libertà di stampa, si basa su cinque categorie: politica, diritti, economia, socio-cultura e sicurezza. Racconta che l’Italia è minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare nel sud del Paese, dalla violenza di gruppi di estremisti. I giornalisti denunciano la pressione della classe politica che ostacola la libera informazione, anche in materia giudiziaria (‘legge bavaglio’), in aggiunta ad azioni per intimidire, imbavagliare o punire coloro che cercano di partecipare e di esprimersi su questioni di interesse pubblico. Aggravante della disinformazione è la prassi consolidata della destra (leggi Meloni, ndr) che evita l’a tu per tu delle interviste per non rispondere alle contestazioni e comunica su Instragram senza contradittorio. Ma il pericoloso fenomeno della disinformazione non è solo è Italiano.
“NEL 2025 LA LIBERTÀ DI STAMPA GLOBALE è ai minimi storici, Sul fondo della classifica si contendono il primato dell’informazione soggiogata Cina, Corea del Nord ed Eritrea, al posto 178, 179. 180. Non va meglio negli Stati Uniti nel breve tempo trascorso dal ritorno alla presidenza del tycoon: dal 55mo al 57mo posto, primo significativo e prolungato declino della libertà di stampa nella storia moderna. Eclatante è anche la retrocessione della Germania, finita undicesima, responsabili il clima di lavoro avvelenato dagli attacchi ai giornalisti tedeschi dell’estrema destra, in particolare dei neonazisti di Alternativa per la Germania. Insulti, violenza fisica. Denuncia Reporters Sans Frontières: “il giornalismo indipendente è una spina nel fianco degli autocrati”.
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