IL CASO ALBANIA

Il caso dei migranti in Albania continua a progredire senza soste. Sono stati già inutilmente spesi oltre 800 milioni per costruire quel lager che vorrebbe essere un centro di accoglienza e ne sono stati spesi altri 9 per retribuire i poliziotti italiani dovevano presidiarlo. Ma si tratta di un resort ancora vuoto. In più il Viminale ha anche stipulato un ulteriore contratto per il vitto e l’alloggio degli agenti che dovevano lavorare in quel centro. Ma, dopo le ripetute decisioni dei giudici, ora non possono più ospitare migranti in attesa di espulsione. È per questo motivo che il governo ha modificato la tipologia di utenza da inviare in Albania. L’operazione è fallita sommersa dalle proteste dell’opposizione a cui si sono aggiunte anche quelle degli agenti penitenziari che, riferendosi al trattamento previsto per i carabinieri, si sono lamentati del trattamento loro riservato, chiedendo “… perché loro negli alberghi e noi in quegli squallidi containers?”.

Insomma, è il racconto di un fallimento di cui non si vuole assolutamente prendere atto. Campi vuoti e spese altissime a fronte di una grande disponibilità di posti nei centri di accoglienza sul territorio italiano. Alle risorse finanziarie che il governo ha già investito per costruire i centri albanesi di accoglienza ed a quelli programmati da spendere nei prossimi anni, non dimentichiamo i costi dei trasferimenti con navi della marina militari per portare migranti e personale di sorveglianza lungo la tratta Italia-Albania e ritorno. Ai costi per vitto e alloggio per il personale di custodia e per la sorveglianza delle celle vuote di Shengjin e Gijader, le due località dove sorgono i centri che il governo ha voluto costruire nel Paese del premier Edi Rama. Doveva essere una risposta “originale”, anche se sperimentale, a quella percepita come la piaga dell’immigrazione irregolare.

Ora, fallita l’ipotesi iniziale, i migranti che si potranno ospitare nei centri albanesi saranno solo quelli che hanno già ricevuto un ordine di rimpatrio. Ma comunque neanche costoro potranno essere rimpatriati da un porto o da un aeroporto albanese, sarebbero trasferimenti illegali ai sensi del diritto europeo. Dovranno tutti essere prima riportati in Italia, con annessi costi e tempistiche. C’ìi chiediamo allora se qualcuno che può ancora sostenere che questa operazione di “mera propaganda politica” sia ancora economicamente sostenibile.

La stampa italiana e straniera riferiscono che il Viminale, come anticipato da LaPresse, ha stipulato un contratto già liquidato per la durata di un anno con una società turistica la Rafaelo Resort di Shengjin, per avere a disposizione le strutture ‘Rafaelo Executive’ e ‘Hotel Comfort’. Si tratta di due centri turistici sul mare a 5 e 4 stelle, con vari servizi, tra cui una spiaggia privata, un centro benessere, alcune piscine e un ristorante. Il totale della spesa stimata, è in questo caso di altri 9 milioni di euro, in sostanza il governo italiano pagherà ottanta euro al giorno per ogni agente. “L’importo unitario giornaliero del servizio – si legge nei documenti del Viminale – comprende alloggiamento in camera singola, ristorazione e servizi connessi”, nonché “l’utilizzo esclusivo del ristorante della struttura”. Inoltre, un’altra residenza la “Rafaelo Lake” verrà interamente utilizzata al termine dei lavori di edificazione dei centri. La stipula del contratto è una ulteriore prova che la decisione del governo di proseguire nell’attuazione del suo “modello Albania” è irrevocabile, e poco importa se si è rivelata fallimentare. E pensare che l’esecutivo sperava di aver risolto tutti gli ostacoli approvando un decreto “paesi sicuri” e grazie al calo oggettivo degli sbarchi. Saggezza richiederebbe di rivedere questa strategia non foss’altro che per i costi, danaro che potrebbe essere meglio utilizzato in Italia per migliorare strutture e servizi, e non solo quelli destinati ai migranti.

Queste inutili spese hanno fatto indignare sindacati e opposizioni, stavolta tutti uniti. “Altro che scenetta con la calcolatrice nel salotto televisivo di Bruno Vespa. Giorgia Meloni ha sbagliato tutti i conti sui centri di detenzione per migranti in Albania”, ha detto, tra gli altri, Riccardo Magi, segretario di +Europa, che ha parlato di “… un immane, inumano e illegale spreco di soldi pubblici”. Alleanza Verdi Sinistra, invece, ha parlato di “uno scandalo nazionale” e Alfonso Colucci, capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Affari costituzionali ha dichiarato “… le Forze di Polizia hanno bisogno di ben altro, ovvero di un aumento di stipendi, di dotazioni tecniche, dell’ampliamento di organici. I cittadini reclamano maggiore sicurezza e presidi di legalità. Non meritano di dover recitare un docufilm sul governo Meloni mentre, nel frattempo, si tagliano loro servizi essenziali e si impongono nuove tasse”.

Un progetto questo che, forse, era sembrato geniale al governo, ma che si è rivelato assolutamente inutile, costoso e fallimentare. Ha inoltre acuito i dissidi con la Magistratura per l’assurda pretesa che questa dovesse uniformarsi alle disposizioni governative anche, come in questo caso, palesemente incostituzionali e lesive dei diritti e della dignità delle persone.

Ma questo non è un problema quando i termini dignità e diritti sono regolarmente svuotati di significato.

 


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento