Lento pede, ma destra in discesa

Forse c’è bisogno della zingara per indovinare i perché dell’Italia
ancora partecipe della vita politica e perché non ‘molla’ un governo
di incapaci, di colpevole inerzia per il dramma delle povertà,
dell’Italia increscente sofferenza. Più direttamente: a cosa si deve
se non decresce verticalmente il consenso alla Meloni e di esponenti
del governo di mediocre livello, ingaggiati perché suoi sudditi
passivi o premiati per nepotismo? Un’analisi non approfondita rivela
che il 30% su cui è attestato il partito della destra non è il 30%
degli italiani, ma di chi esercita il voto e cioè del 60% degli
italiani, per demerito di evasori seriali delle consultazioni
elettorali. La precisazione non spiega in termini esaustivi come mai
l’inettitudine sua e del governo, aggravata da errori ed omissioni,
mantenga ancora in vita un consenso anomalo. Non chiarisce il
paradosso dell’inciampo familiare di “Yo soy Giorgia, donna, madre,
cattolica”. Molti ritengono che se avvantaggi, anziché provocare
discredito. Per superficialità da dilettante allo sbaraglio, il
compagno con cui ha convissuto dieci anni, con cui ha fatto una
figlia, immortalato a iosa dai rotocalchi tipo Grand Hotel in
amorevole intimità con lei, si è rivelato esponente del più indecoroso
machismo, fino a confessare di intrattenere la relazione con una
collega di Mediaset. Non è verosimile che sia diventato solo di
recente un soggetto del genere, né convince la scappatoia della Meloni
che finge di aver ‘liquidato’ Giambruno da tempo, se le foto di
famiglia li hanno immortalati questa estate in tenera affettuosità.  I
suoi fanno quadrato e lei come sempre sceglie il silenzio stampa sul
caso, ma i social lo commentano a colpi di satira, di ‘meme’
(contenuto di natura umoristica che nell’immaginario comune si
diffonde rapidamente in rete e diventa virale). Un secondo uppercut va
dritto al mento della premier: due comici russi, abili internauti,
evidentemente esperti di hakeraggio, violano i sistemi di sicurezza
del governo. Uno di loro dialoga telefonicamente con la Meloni. Si
spaccia come presidente dell’Unione Africana. Il vulnus alla sicurezza
dell’Italia è evidente. Lei, per renderlo meno grave, inventa di aver
sgamato quasi subito lo ‘scherzo’. Meloni in disgrazia? Non succede,
anche se per la prima volta i giudizi negativi su di lei superano i
positivi. Poca cosa, per ora, ma definiscono ‘l’anno del nulla’ appena
compiuto da governo della destra-destra: impennata dell’inflazione,
economia in rallentamento, sbarchi record di migranti, manovra
asfittica poco o nulla per il disagio sociale di milioni di italiani.
Il governo Meloni, dicono gli analisti politici è il meno gradito dal
2019. Secondo le rilevazioni di Demos l’esecutivo registra il suo
peggior gradimento, con il 46%. Fratelli d’Italia raggiunge il picco
del 30% a novembre scorso, ora è al 28,6. I primati dei provvedimenti
negativi: progettazione del Ponte sullo Stretto, negazione della
maternità surrogata, stop al superbonus, fine del reddito di
cittadinanza, spaventoso aumento del flusso migratorio, transizione
ecologica. I peggiori ministri: primo Salvini, poi Santanchè,
Piantedosi, Lollobrigida. Giudizio sul governo: 36% positivo, 57%
negativo. Che dire, forse non c’è bisogno della zingara per capire la
salute della Meloni e della destra.

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