LEGGE SALVASUICIDI: VINCERE SI PUO’

Angelo Pisani

Nel mondo capovolto in cui viviamo esiste una via di fuga per salvarsi dalla più seria crisi economico-sociale dei nostri tempi. Parliamo di una legge ad hoc e di alcuni giudici coscienziosi che salvano da gesti estremi vittime innocenti, come le persone strangolate da difficoltà economiche non per loro colpa. Oggi infatti riescono a risolvere le controversie più i debitori che i creditori, azzerando debiti con banche e finanziarie, spesso colpevoli, queste ultime, di aver speculato su vere e proprie emergenze, applicando tassi e spese alle stelle.
Anche a Napoli e soprattuto nel sud sono oramai migliaia le richieste di stralcio debiti e le procedure di salvaindebitamento presentate in tribunale. Da tutta Italia arrivano notizie confortanti che restituiscono respiro a tanta gente in difficoltà, anche per la nuova crisi economica targata Covid 19. In Piemonte un artigiano è stato salvato da un giudice che ha accertato la sua buona fede e l’impossibilità di pagare debiti bancari, cancellandoli e restituendogli la dignità di vivere.

Passiamo in Toscana. «Chi non può pagare certo non può fare miracoli né morire di fame»: ecco perché il giudice di Prato ha disposto di cancellare il debito da mezzo milione di un artigiano, a conclusione di una procedura durata qualche anno in cui l’uomo ha dimostrato l’impossibilità di pagare la banca. L’artigiano aveva contratto debiti e firmato una fideiussione, ma non riusciva più a onorarla. Il giudice del tribunale di Prato ha azzerato il passivo, approvando le norme della oramai famosa legge 3 del 2012, detta “salvasuicidi”.

Questa norma prevede infatti di consentire al giudice, tramite un articolata procedura legale, di azzerare il debito qualora non si riesca ad onorarlo per causa della crisi economica.

Quella dell’artigiano di Prato è l’ultima storia con una conclusione a lieto fine per le vittime innocenti del sistema finanziario, o fiscale che sia. «Rilevato che l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla sua volontà di sostenere la vecchia società, impiegandosi in prima persona al fine di garantire l’accesso della stessa al credito bancario, rilevato che non è stata riscontrata l’esistenza di atti in frode… Dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti», ha scritto il giudice nella sentenza che ha salvato l’uomo, un lavoratore di una piccola azienda di termoidraulica specializzata in impiantistica civile. Prima ne era dipendente, poi è diventato socio di minoranza. Quando nel 2012 le cose hanno cominciato ad andare male, per scongiurare il fallimento gli era stato chiesto di firmare la fideiussione da 500mila euro per provare ad andare avanti. Lui aveva firmato come garante. «Anche in casi come questo è palese che c’erano tutti gli estremi per passare il vaglio della meritevolezza e ottenere la sdebitazione del debitore strozzato nel sistema finanziario. Il debitore in questione non si era mai esposto prima, aveva sempre pagato le tasse e mai aveva giocato d’azzardo. Aveva messo la firma su debiti che non erano suoi, e probabilmente lo aveva fatto senza nemmeno conoscere, in modo compiuto, tutte le conseguenze di quella firma».

Da qui il ricorso alla legge 3 del 2012, ovvero la legge salva suicidi. Oramai il debitore era sull’orlo di una crisi, si era visto pignorare metà casa e parte dello stipendio, oltre che il motorino. Il liquidatore però ha inviato un resoconto al giudice dal quale emergeva che l’artigiano era pienamente collaborativo.

Il procedimento giudiziario è durato alcuni anni, finalmente la sentenza datata 3 ottobre 2020. Ma questo tempo lungo doveva contemplare i quattro anni necessari, previsti dalla legge, per verificare che nel frattempo non fossero emersi fatti nuovi e rilevanti, come eredità o vincite, qualsiasi cosa che potesse permettere all’artigiano di onorare il suo debito.

Quindi, verificata la buona fede del debitore e fatto pagare da lui solo quanto era nelle sue reali possibilità,è stato “sdebitato” di tutto il resto, cancellando 430 mila euro di debiti non pagabili. Quei soldi non dovrà pagarli mai più. Per legge, libero.

 

ANGELO PISANI

avvocato, presidente NOI CONSUMATORI

 


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