LETTA CARAVAN PETROL NELL’ITALIA CHE AFFONDA

Raggiante dopo l’impresa del secolo, la grande mission, la partita della vita. Spossato ma felice, ecco il Letta dei Miracoli (a lui reintitolata subito la piazza della sua Pisa), il Magio Gaspare col suo oro arabo, un fiume da 500 milioni di euro in cui potremo annegare tutti i nostri guai, mandare d’un colpo affanculo tasse, debiti e crucci che ci massacrano ogni giorno e spediscono al creatore disoccupati & piccoli imprenditori in crac. Grazie Enrico. Ti potevi comprare 3 Messi, 2 Ronaldo e mezzo o 5 Bale, macchè, tutto a noi. E chissenefrega se poi doni 7 miliardi e mezzo ai bankster che forse non avrebbero così tanto bisogno, se prendi 1 e regali 15 ai dracula che hanno già prosciugato il nostro sangue (vestita a festa anche lady Morticia in Boldrini, pronta con la sua tagliola per difendere i sacrosanti diritti dei povericristi di Bankitalia e dintorni, ciliegina su una carriera tutta pro ultimi). Bazzecole, comunque. Pinzellacchere. Noccioline per chi fa sul serio e nuota non in decine di milioni, ma in piscine da miliardi di euro.
Ad esempio, l’esercito di corrotti & tangentisti, che ci lancia in testa alle hit internazionali, come appena celebrato nelle austere aule del parlamento europeo (performance ufficiale, una sessantina di miliardi, senza contare una enorme fetta di “nero nel nero” non “statisticato”).
Oppure quello a base di riciclatori doc, super esperti in lavaggi che più bianco non si può: è giù una pioggia “ufficiale”, anche stavolta, da 85 e passa miliardi, con tutta probabilità da raddoppiare almeno, visto l’eccellente stato di salute delle imprese di “rispetto” che stanno divorando gli ultimi brandelli del fu Belpaese.
A proposito di “spiccioli”, ecco spuntare dalle nebbie 2 miliardi dimenticati nelle casse di Equitalia, piccola parte del bottino sottratto alla malavita imprenditrice e mai giunto a destinazione “sociale”, come sempre sbandierato nei proclami bla bla dei professionisti antimafia. Dopo anni di silenzi, buchi neri & omertà finalmente – fuori dal coro – il responsabile dell’Agenzia per i beni confiscati, Giuseppe Caruso, trova il coraggio, alza il velo e denuncia: fondi bloccati, inutilizzati, o sperperati. Cui prodest? Soprattutto i “soliti” amministratori giudiziari, che costruiscono le loro (ma non solo) fortune milionarie a spese della collettività e con la compiacenza di troppi giudici. Immediata la reazione del numero uno dell’Antimafia, il pd Rosi Bindi: l’Agenzia non va, occorre rifondarla. A cominciare da chi? Dal troppo loquace Caruso, che ha osato “delegittimare” il lavoro di alcune toghe “antimafia”. Ma non doveva essere rottamata, la pluriparlamentare Bindi ? Eccola, invece,  fresca, riverniciata e impegnata nelle nuove strategie di contrasto alle mafie: forza dell’intelligence…
Come quella che continua a mostrare un altro che, bocciato nelle urne, fa regolarmente capolino tra i media, Antonio Di Pietro. Giorni fa alle prese con un interrogatorio-intervista (tutto a base di “tu”) per le care antenne di Molise tv, ai microfoni nientemeno che il super pentito-fiume Carmine Schiavone, che racconta al Tonino nazionale della sua mancata gambizzazione. Colorisce così, con aplomb britannico, l’ex pm: «Schiavone, voli alto, ma non dici un cazzo».
Un altro che vent’anni fa voleva a tutti i costi volare alto («questa è la politica che amo, la mia politica») è Paolo Cirino Pomicino. Nelle ultime settimane, formato Lenin-Batman, tornato a planare altissimo (è fra l’altro ai vertici di Autostrade Meridionali e Tangenziale Napoli), conteso da penne e microfoni di Corsera e Tg3, accusatore di tutti i trasformismi («il tanguero Casini farebbe bene e ritirarsi in pensione come noi»), strenuo difensore della democrazia e dei suoi presidi costituzionali («con la riforma elettorale c’è il rischio di un autoritarismo vestito a festa democratica»), pronto a consigliare la ricetta miracolosa per uscire dalla crisi. E pronto per un super incarico ministeriale da novello San Gennaro a bordo di un Letta bis o di un Renzi super sprint, tutto di perfetta marca Dc?
Sì, perchè proprio di un prodigio alla San Gennaro ci sarebbe bisogno per venir fuori dal baratro. Altrimenti che domani c’è per quella marea di italiani che aumenta giorno per giorno, ormai un terzo “a rischio povertà” per le statistiche, e invece dentro fino al collo (al Sud uno su due)? Peggio di noi solo in Bulgaria, Romania e Lettonia. Dove, caso mai, tante nostre imprese moribonde ormai fuggono in cerca di fortuna…
Ma il grande problema, oggi, sono i pompini a 5 stelle e gli stupri grillini, dopo i bunga bunga del cavaliere. E anche la legge elettorale: che fino a prova contraria non si mangia. E non impedisce che i soliti ladri vadano a Palazzo.


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento