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INTELLETTUALI E SOCIETA' CIVILE A SOSTEGNO DI DE MAGISTRIS
di Redazione [ 19/05/2011]


Sul sostegno a Luigi De Magistris nella corsa a sindaco per Napoli interviene Francesco Paola, studioso del fenomeno dei conflitti di interesse e autore del saggio di scienza della politica “Il governo dei conflitti”, edito da Longanesi. Avvocato in delicati processi, Paola difende numerose parti civili, tra cui il magistrato Libero Mancuso, nel processo sui dossieraggi illeciti di Pompa e Pollari, nel cui ambito il prossimo il 5 luglio si discutera' davanti alla Corte Costituzionale del conflitto di attribuzioni promosso dal Tribunale penale di Perugia.
«E' una questione di grande rilevanza - spiega l'avvocato Paola - che incide direttamente sulle liberta' civili e sul principio di uguaglianza. Ancor piu' rilevante,
se possibile, del legittimo impedimento». La Corte e' chiamata a valutare se il Presidente del Consiglio possa autocertificare a sua discrezione che qualsiasi condotta dei Servizi, anche condotte totalmente avulse dalle finalita' istituzionali, possa essere coperta dal segreto di stato.

Avvocato Paola, parliamo di Napoli e di De Magistris. Ha fatto bene Libero Mancuso a dichiarare il proprio sostegno a Morcone nella prima parte della campagna elettorale?
«All'epoca fece bene. Il prefetto Morcone e' un servitore delle istituzioni, cosa tanto piu' importante in tempi di degrado; a Morcone va dato atto di grande serieta' e coraggio, oltre che di una notevole cultura politica. Sarebbe stato un ottimo sindaco. Scontava inevitabilmente il fatto di non essere molto conosciuto ma in politica occorre avere il coraggio di non inseguire i sondaggi. Quanto a De Magistris, era il candidato di un gruppo politico \"personale\" e a vocazione populista come quello di Di Pietro. Vi era quindi una insuperabile questione politica di fondo al momento delle opzioni da esercitare al primo turno».

Ed ora?
«Ora Libero Mancuso e le altre figure di elevato spessore civile che Napoli possiede faranno bene a sostenere De Magistris, ovviamente. Il ballottaggio spersonalizza i candidati rispetto alle forze politiche di provenienza e li investe di un senso di auto responsabilita' particolare».

De Magistris e' un estremista?
«Non direi proprio. Egli anzi spesso rivendica la propria appartenenza sociale, e' espressione di un
notabilato civile, medio borghese, che storicamente ha sempre costituito il perno di qualsiasi democrazia costituzionale di taglio liberale».

In una intervista al Messaggero si definisce un Masaniello.
«Farebbe meglio a riflettere sulle dinamiche politiche e sui loro sviluppi. E' piu' difficile e duraturo creare una idea ed un progetto vincenti che inneschi circuiti virtuosi che non intercettare flussi elettorali che potrebbero essere in mancanza di un progetto
occasionali. Lui va al ballottaggio e a lui ripeto non ad altri oggi tocca un particolare senso di auto responsabilita' politica. Apra un tavolo ed inviti le personalita', i soggetti pensanti, si distingua per il progetto. E' l'antitesi rispetto alla cultura delle veline e
dell'effimero di questi anni insomma».

Non apparentarsi?
«Non in questa fase, non servono sigle, occorrono progetti».

De Magistris e Di Pietro.
«De Magistris comprende perfettamente che meno si fa vedere con Di Pietro in campagna elettorale e meglio e'. Il populismo politico per propria struttura essenziale ha un “bisogno” continuo di creare corto circuiti istituzionali. L'esatto contrario di cio' che occorre in
questa fase e sempre».

Lei accompagno' Libero Mancuso negli ultimi giorni della sua campagna elettorale alle primarie.
«Libero Mancuso sarebbe stato a mio avviso il miglior sindaco che Napoli potesse avere e mi auguro vivamente che possa avere in politica
lo spazio che merita. Fu una esperienza molto bella. Libero ebbe a mio avviso un risultato straordinario oltre che per il numero per la qualita' dei consensi. Il giorno dopo le primarie gli dissi che sarebbe stato opportuno e urgente che lui e Ranieri, che rappresentavano
la Napoli migliore, certamente, tenessero una conferenza stampa congiunta, presentassero un progetto, occupassero la scena pubblica senza mediazioni di partito, e dissi anche quanto sarebbe stato opportuno che la Commissione di garanzia del PD adottasse una decisione sui brogli delle primarie. Sono convinto che la politica abbia delle dinamiche razionali e gli eventi che si sono succeduti trovano
spiegazione anche in questo».

(nella foto, l'avvocato Francesco Paola)




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