IL GUP DI PERUGIA: LA CONSULTA DICHIARI CHE NON SPETTA A BERLUSCONI PORRE IL SEGRETO SUL PECULATO DI POMPA E POLLARI
di A. Cinquegrani R. Pennarola [ 09/06/2010]


Non c'e' alcun motivo per cui l'ex direttore del Sismi Nicolo' Pollari e il suo braccio destro Pio Pompa, imputati per peculato nel processo davanti al gup di Perugia, possano invocare il segreto di stato. E' quanto, in sostanza, sostiene il gup Carla Giangamboni la quale ieri, dopo aver ammesso la costituzione di parte civile per 7 parti lese (magistrati, avvocati, politici, giornalisti, piu' l'associazione internazionale Medel), ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato investendo la Consulta. «Si chiede a codesta Corte - conclude il giudice - di volere dichiarare che non spetta al Presidente del Consiglio dei Ministri secretare, mediante conferma dell'opposizione del segreto da altri opposto, modi e forme dirette e indirette di finanziamento per la gestione del servizio da parte di Pio Pompa della sede di Sismi di via Nazionale a Roma, allorche' il Servizio era retto da Nicolo' Pollari».

Secondo i capi d'imputazione nell'arco di ben cinque anni (dal 2001 al 2005) Pompa, su input di Pollari, avrebbe svolto una minuziosa attivita' di dossieraggio su una molteplicita' di soggetti, accusati di voler delegittimare, con la loro azione, l'attivita' del premier, allora - come ora - Silvio Berlusconi. Monitorati giuristi (una trentina) facenti capo a Medel; magistrati di punta, come Libero Mancuso (7 procedimenti davanti al Csm in quel periodo), politici scomodi (come Elio Veltri e Cesare Salvi), giornalisti ficcanaso (radunati intorno al gruppo de La Voce delle Voci-La Voce della Campania, descritta da Pompa come una sorta di “Al Quaeda dell'informazione”).

Ma vediamo alcuni passaggi salienti del provvedimento del gup di Perugia. Posto che «la disciplina del segreto di Stato involge il supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalita' internazionale», viene ravvisata una «sostanziale diversita' del contesto in cui il segreto di Stato e' stato invocato». E infatti, «il capo di accusa attiene ad un'ipotesi di peculato continuato aggravato relativo all'appropriazione e all'indebito utilizzo, da parte degli imputati, di somme di denaro, materiali e risorse umane del Servizio, utilizzandoli per scopi palesemente diversi da quelli istituzionali», «per l'espletamento di un'attivita' sicuramente estranea ai compiti istituzionali del Sismi».
In sostanza, il segreto di Stato non puo' rappresentare una «esimente in bianco da spendere a piacimento e senza possibilita' di verifica da parte dell'autorita' giudiziaria»; ne' tantomeno costituire «una tutela indiscriminata delle esigenze di riserbo, in punto di modalita' organizzative e operative del Servizio, soprattutto laddove vengano in considerazione condotte di singoli soggetti legati a vario titolo ai Servizi che integrino esse stesse reato ovvero abbiano avuto incidenza causale sui fatti costituenti reato». «In altre parole - continua il giudice Giangamboni - appare necessario che la nozione di segreto di Stato sia circoscritta entro un ambito costituzionalmente ammissibile, delimitato dalla preminenza degli interessi ai quali e' preordinato rispetto agli altri beni giuridici costituzionalmente protetti, tra cui quello della corretta amministrazione della giustizia».

La parola, a questo punto, passa alla Corte Costituzionale. E si tratta di questioni decisive per la tenuta democratica del paese e per i diritti di tutti.


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IL COMUNICATO DELL'8 GIUGNO


LA VOCE DELLE VOCI E' PARTE CIVILE
NEL PROCESSO A POLLARI E POMPA

Il gup del tribunale di Perugia, Carla Giangamboni, ha ammesso la costituzione di parte civile dei direttori del mensile La Voce delle Voci, Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, nel processo a carico dell'ex numero uno del Sismi Nicolo' Pollari e di Pio Pompa per illecita attivita' di dossieraggio svolta nel quinquennio 2001-2006 a danno di magistrati, giornalisti e politici “scomodi”. «Un risultato simbolico e pratico di grande importanza, l'ammissione delle parti civili - afferma l'avvocato Francesco Paola - In attesa di conoscere gli atti, che a questo punto possono essere consultati, la nostra tesi e' che le attivita' deviate oggetto di processo puntassero a travisare completamente la funzione giornalistica della Voce delle Voci, per giunta esercitata su temi di notorio e primario interesse costituzionale, invertendone il significato e scambiandola per una dolosa attivita' di delegittimazione e di informazione ai danni del Presidente del Consiglio. Un travisamento arrivato al punto da ipotizzare che la Voce fosse al vertice di una sorta di “network” di cui avrebbero fatto parte giornalisti, magistrati, esponenti politici. Ci mancava poco che gli imputati definissero La Voce delle Voci-La Voce della Campania una sorta di “Al Quaeda dell'informazione”!».
L'avvocato Paola ha ottenuto l'ammissione nel processo, quali parti civili, anche degli altri due suoi assistiti: Libero Mancuso (a lungo magistrato di punta a Bologna, oggetto in quel periodo di ben 7 procedimenti disciplinari davanti al Csm), e l'ex parlamentare e scrittore Elio Veltri (all'epoca raggiunto da una decina di citazioni milionarie partite dell'entourage berlusconiano).
Quanto alla decisione del gup Giangamboni - che stamane ha investito la Corte Costituzionale del compito di pronunciarsi sulla legittimita' o meno del segreto di Stato opposto dai difensori di Pollari e Pompa alla prosecuzione del giudizio - l'avvocato Paola sottolinea che in tal modo, a suo parere, la magistratura rivendica legittimamente e con rigore la propria autonomia. «Ma il tentativo di apporre il segreto di Stato nell'ambito di un processo il cui capo d'imputazione e' per il reato di peculato - aggiunge Paola - apre la strada a nuovi interrogativi. Ci domandiamo, ad esempio, se per tali vie si cerchi d'impedire che vengano alla luce eventuali, inquietanti collegamenti con altri fatti posti in essere da diversi soggetti istituzionali pubblici e privati. La stessa apposizione del segreto rende evidente una paradossale ed irrisolta contraddizione: a tentare di bloccare il processo sulle deviazioni dei servizi, infatti, e' proprio l'istituzione preposta al loro controllo e vigilanza, la Presidenza del Consiglio. Vale a dire lo stesso soggetto che potrebbe essere chiamato quale responsabile civile, in questo processo penale, per risarcire i danni causati da quei reati di cui oggi cerca di vietare l'accertamento».
Oltre ai quattro magistrati e giornalisti difesi dall'avvocato Paola, sono stati ammessi come parti civili, infine, i giudici Mario Vaudano e Alberto Perduca, l'ex parlamentare Cesare Salvi, nonche' il gruppo di giuristi europei dell'associazione Medel (Eric Alt, Antonio Francisco Araujo Lima Cluny, Jean Paul Etienne, Jean-Francois Funck, Ignacio Gonzales Vega, Vito Monetti, Ignazio Patrone, Jean Marie Quairiat, Teresa Romer, Sabine Stuth, Marie Anne Swartenbroekx). Tutti sistematicamente “monitorati” per anni anche attraverso un sistematico controllo della posta elettronica.


Nella foto, il penalista Francesco Paola.



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