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GIUSTIZIA A DUE VELOCITA'
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di
A. Cinquegrani R. Pennarola [
11/05/2010]
Venerdi 14 maggio noi giornalisti della Voce, Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, saremo dinanzi ad un giudice di pace del tribunale di Napoli. Non come imputati di diffamazione, stavolta, ma come parti offese in quel che resta di un procedimento penale (per il 90% archiviato) a carico di personaggi che hanno messo in atto attentati, danneggiamenti, furti e minacce ai nostri danni.
Tutto era cominciato nel 1999 quando la Voce della Campania, d'intesa con l'allora questore di Napoli Arnaldo La Barbera, aveva promosso l'attivazione presso la questura di Napoli di un numero telefonico gratuito (era lo 081.5519999) attraverso cui i cittadini vittime della malavita organizzata potevano effettuare le segnalazioni anche in anonimato. Quel numero anticamorra – che all'inizio era coordinato da un investigatore di prim'ordine, vale a dire l'attuale capo della Direzione Investigativa Antimafia partenopea, Maurizio Vallone – permise di portare a segno decine e decine di operazioni, senza che i denuncianti, pur collaborando con la Polizia, fossero esposti alle rituali ritorsioni a carico loro, dei familiari o delle loro attivita'.
Dopo pochi mesi cominciarono pero' le intimidazioni ai giornalisti della Voce. L'auto distrutta (le immagini sono ancora nel film-documento ‘O Sistema, di Matteo Scanni e Ruben Oliva), ripetute minacce di morte, furti di energia, botte ai collaboratori, fino ai fili spezzati della caldaia del gas, con una palese manomissione che fu certificata dal tecnico della manutenzione e che avrebbe dovuto far saltare in aria la palazzina in cui aveva sede la nostra casa-redazione nella zona ospedaliera di Napoli, quasi al confine con Scampia.
Gli artefici, che erano a viso scoperto, non esitavano ad autodefinirsi, proprio mentre lanciavano minacce, personaggi collegati alle attivita' dei clan Nuvoletta e Polverino, aggiungendo che godevano di protezioni “altolocate”, presumibilmente grazie al giro della cocaina. Qualche tempo dopo, la coraggiosa inchiesta dell'allora pubblico ministero Giuseppe Borrelli avrebbe portato alla luce il giro di “incensurati” che, nella zona di Marano e fino a Scampia-Camaldoli-zona ospedaliera, si occupavano di smerciare polvere bianca. Facendola arrivare fino ai vip.
A nulla sono valse le decine di denunce che abbiamo inoltrato in questi anni alla Procura della Repubblica, corredate anche di documenti e testimonianze. Di tutte le indagini aperte (e poi archiviate) e' rimasto solo il procedimento per minacce dinanzi al giudice di pace, fissato per il prossimo 14 maggio. E sono trascorsi oltre sette anni dalle prime denunce. Sette anni per “indagare” su minacce di morte, su pericoli imminenti di vita.
Assai piu' celere la giustizia quando si tratta di indagini per presunta diffamazione. Soprattutto se a querelare e' il potente di turno: meno di un mese dall'uscita dell'articolo, e ricevi a casa l'avviso delle indagini in corso. Un anno o poco piu' e c'e' gia' la sentenza di primo grado. Processi quasi per direttissima.
Ma se, in terra di camorra, cercano di farti fuori, puoi raccomandarti solo a Dio.
Andrea Cinquegrani Rita Pennarola
Napoli, 11 maggio 2010
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