PDL - VITTORIA CON 'LETIZIA'
di Rita Pennarola [ 11/06/2009]


Sta tutto in 600, fetidi milioni di euro l'anno il fattore decisivo per la travolgente vittoria della destra, in Campania ed oltre. 600 milioni e' il giro d'affari che fino al 2008 la camorra – in primis i Casalesi – realizzava intorno al business dei rifiuti, fra emergenza “permanente” e traffico illecito di materiali tossici dal nord Europa, sversati nei terreni agricoli del Mezzogiorno, o direttamente in mare. Una emergenza rifiuti che in realta' non e' mai esistita. Lo ha rivelato un ambientalista di lungo corso come l'assessore regionale all'Ambiente Walter Ganapini (il filmato e' ancora su You Tube): ai confini del casertano c'erano due discariche in grado di accogliere l'immondizia di mezzo Sud. Ma non furono utilizzate. Perche'? Quali clan ne hanno materialmente impedito l'accesso?

Come artefici della sciagura vennero subito additati Bassolino e Jervolino. E anche questo doveva diventare l'elemento essenziale di un piano preparato a tavolino. Perche' poi scese dal cielo un demiurgo. L'uomo della provvidenza si chiamava Silvio Berlusconi e in poche settimane riusci' a far sparire milioni di tonnellate di rifiuti.
Dove furono portati? In che modo sono stati trattati? Ma, soprattutto, chi e perche' aveva deciso che Napoli dovesse finire sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo inondata di monnezza fino ai primi piani dei palazzi?

Quella Napoli non era solo la metafora pestilenziale dell'approdo obbligato per le societa' fondate sui consumi: era il primo atto di un disegno economico-mediatico teso, in primo luogo, a sovvertire i destini politici dell'enclave piu' “rossa” d'Italia (l'unica in cui il centrosinistra governava contemporaneamente Regione, Provincia e Comune). E, a seguire, quelli del Paese, come sta accadendo in questo secondo dopo-elezioni, che segue l'analogo risultato di aprile 2008 segnando ancora un pesante arretramento, forse la fine, della sinistra.

Nessuno ha saputo spiegare dove siano poi finite le tonnellate di spazzatura rimosse con le ruspe come dopo un terremoto. Di sicuro si sa che l'intero settore in Campania e' da tempo monopolio di imprese subappaltatrici controllate dai clan. Gia', la camorra. E stato detto che la Napoli in fiamme di inizio 2008 era l'ultimo atto del bracco di ferro fra i poteri criminali e lo Stato per impedire l'entrata in funzione dell'inceneritore di Acerra, un mostro che inquinera' le popolazioni quanto si vuole, ma di sicuro sta gia' sottraendo alla malavita organizzata buona parte di quel business da 600 milioni l'anno. Quale fu il prezzo vero della resa? Chi conosce quelle logiche, oggi vede fra le righe del risultato elettorale il patto segreto sotteso alla “magica” sparizione dei rifiuti dalle strade. Un anno dopo l'epocale “operazione pulizia” messa in campo a Napoli, il centrodestra passa e raccoglie il plebiscito, in Campania come altrove, conquista quindici Province, piazza amministratori fidati nei gangli della cosa pubblica locale.
Ai clan andra' il non trascurabile vantaggio di aver contribuito (prima sommergendo di rifiuti Napoli, poi smaltendoli d'un colpo solo) all'ascesa di coloro che, da domani, governeranno i flussi finanziari gestendo commesse, incarichi e appalti.


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