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QUEL VENTO SOCIALISTA CHE SOFFIA IN EUROPA
di ELIO VELTRI [ 15/06/2012]


Le recenti elezioni amministrative hanno segnato una sconfitta clamorosa dei partiti, compresi il Pd che ha perso meno degli altri e l'Udc che ha mantenuto i voti, a causa dell'astensione dal voto di una parte considerevole degli aventi diritto. Tanto piu' grave, se si tiene conto che si tratta di elezioni comunali, nelle quali la partecipazione e' stata sempre molto elevata. Il Comune, infatti, e' sempre stato il punto di riferimento dei cittadini e l'istituzione piu' partecipata. I numeri e i fatti dimostrano che la crisi che attanaglia la politica e le istituzioni ha cancellato anche la peculiarita' dell'Istituzione comunale, perche' i cittadini mettono nel mazzo tutti i “politici”.
Le amministrative, d'altronde, si sono svolte in un clima segnato da scandali ripetuti, rimasti coperti per anni dalla protervia e dall'arroganza del ceto politico, che la crisi economica, fungendo da detonatore, ha fatto scoppiare, con conseguenze non prevedibili e governabili.
Mentre crisi politica, istituzionale, economica e sociale si sommano e si potenziano a vicenda, aggravate da una profonda crisi morale e dei costumi, da altri paesi europei arrivano notizie confortanti e si annunciano cambiamenti. Naturalmente, il vento della crisi economica soffia dappertutto e mette a dura prova quel tanto di unione economica e politica, che la parte piu' avveduta dell'intellettualita' e della politica europea ha intuito e costruito dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. Finanza ed economia globale, senza regole e anarchiche, non sembrano cedere di una virgola alle domande dei popoli e dei governi piu' avveduti. Le istituzioni sovranazionali sono in affanno perche' incapaci di dettare regole, agire, mettere argini e controllare, per cui si potrebbe dire che “Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur”. Eppure, qualcosa di nuovo in Europa sta accadendo, anche in paesi vicini a noi e a noi simili per cultura, storia, struttura economica e rapporti sociali. Mi riferisco alla Francia, alla Germania e all'Inghilterra, che da noi e' la piu' lontana e non solo fisicamente.
Negli stessi giorni in cui si e' votato per eleggere i sindaci, sembrava che le elezioni presidenziali francesi si facessero in un altro mondo. La partecipazione al voto e' stata altissima, 81 per cento. La campagna elettorale ha messo di fronte partiti diversi e contrapposti: i socialisti di François Hollande e i gollisti filo repubblicani- americani di Nicolas Sarkozy, programmi alternativi, parole d'ordine inconciliabili, polemiche poco attente al politically correct, soprattutto da parte del presidente uscente, prospettive progettuali per i due paesi, per l'Europa e il mondo lontane fra di loro.
Esaminando alcuni dei tratti piu' significativi della campagna elettorale di Hollande, emerge la cultura e la prospettiva di sinistra e socialista: nessuno si e' nascosto dietro slogan democraticisti sminuendo il ruolo del partito di provenienza e nessuno ha cercato “il papa straniero”. Tutti si sono dichiarati socialisti, hanno partecipato a primarie indette dal partito socialista, di cui Hollande era stato a lungo segretario e la Aubry lo e' tuttora.
Quanto al programma e alle parole d'ordine nessun camuffamento: Hollande ha detto che e' necessario far progredire l'Europa politica e dei popoli, limitare il potere della finanza mondiale, rimettere in discussione alcune parti dei trattati europei, affidare compiti propulsivi alla banca europea per gli investimenti e alla Banca centrale europea per rilanciare l'asfittica economia dei singoli paesi e del continente e ridimensionare i debiti pubblici, attraverso la istituzione di titoli europei e politiche di sostegno all'economia. Insomma, la finanza al servizio dell'economia e la politica al servizio del bene comune.
Ma gli impegni piu' avanzati, di stampo socialista, Hollande li ha presi in politica interna. Sfidando le minacce ripetute di esportazione di capitali all'estero, ha detto chiaramente che i ricchi devono pagare di piu' e ha proposto una tassa con aliquote altissime per i patrimoni al di sopra di 1 milione di euro; ha annunciato un impegno finanziario straordinario, anche in termini di assunzioni, per la scuola e la ricerca, tutele per i giovani e in particolare per i precari; il ritiro dei soldati francesi dall'Afghanistan entro l'anno. Quindi, nessuno scudo fiscale al ribasso e nessuna indulgenza per l'evasione fiscale, la corruzione e i reati finanziari.
Anche sul piano etico, il candidato socialista e' stato esplicito e ha mostrato comportamenti conseguenti sin dal primo giorno: taglio dello stipendio del Presidente della Repubblica, del primo ministro e dei ministri del 30 per cento; firma dei ministri di un codice etico con il quale si impegnano a evitare conflitti di interesse e a restituire i regali di valore superiore a 150 euro; uso di una macchina comune per andare all'Eliseo nel giorno dell'insediamento; assenza dei quattro figli alla cerimonia inaugurale; scelta rapida del primo ministro, professore e sindaco di costumi severi e mai chiacchierato. Nel governo sono entrate 17 donne, la meta' dei ministri.
Per fortuna, il vento francese non si ferma alle frontiere. In Germania, nel Lander piu' importante, Nord Reno- Westfalia, ha stravinto la socialdemocratica Hannelore Kraft, governatore uscente, nonostante per due anni fosse stata costretta a governare in minoranza. Il risultato apre alla SPD la prospettiva di una vittoria alle prossime elezioni politiche. Una socialdemocratica, che ha governato contraendo debiti per miliardi di euro, per fare una intensa politica di investimenti, al posto di Angela Merkel, ci starebbe proprio bene. Infine, in Inghilterra, nelle elezioni comunali, i laburisti, esclusa Londra, dove hanno recuperato moltissimo, ma il sindaco e' rimasto ai Tory, guidati dal giovane leader Ed Miliband, 43 anni, si preparano a ritornare a Downing Street.
Il vento che arriva dall'Europa soffia forte ed e' incoraggiante perche' e' il vento delle riforme e della difesa dello Stato Sociale, che, non dimentichiamolo mai, e' stata l'invenzione e la piu' straordinaria costruzione dei socialisti e dei socialdemocratici europei. In Europa, quindi, vincono le sinistre che si candidano al governo, che vogliono un' Europa con poteri politici forti, nella quale non la facciano da padrone le banche, la finanza anarchica e le burocrazie deresponsabilizzate di fronte ai poteri istituzionali e ai popoli.
I risultati di Francia, Germania e Inghilterra da una parte e della Grecia dall'altra, dimostrano anche che le sinistre estreme, che protestano e non governano, afflitte da tentazioni isolazioniste, non sono in grado di portare i loro paesi fuori dalla crisi. E' quanto accade in Grecia, dove la ventilata uscita dall'Euro e il ritorno alla Dracma, con la conseguenza di una svalutazione del 60-70 per cento e una disoccupazione di massa, metterebbe a rischio la stessa democrazia.
E' in Italia? Il nostro e' l'unico paese dell'Europa occidentale nel quale il partito socialista e' scomparso. Al segretario e al gruppo dirigente che hanno avuto la responsabilita' di cancellare dalla scena politica il partito piu' antico del paese, la cui storia si e' identificata con tutte le conquiste politiche e sociali di oltre un secolo, dai diritti politici alle otto ore lavorative, dallo Statuto dei lavoratori alla scuola pubblica e obbligatoria per tutti, va attribuita una responsabilita' storica. Ma non sono esenti da responsabilita' nemmeno i post comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino e la sconfitta storica del comunismo, non hanno compiuto alcuno sforzo per ricostruire, insieme ai tanti socialisti autentici e per bene, che non avevano condiviso le degenerazioni peggiori del craxismo, una forza socialista, nel solco della migliore tradizione socialista e socialdemocratica italiana ed europea.




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