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PARTITI E MILIONI
di ELIO VELTRI [ 13/05/2012]


Le informazioni sul finanziamento pubblico ai partiti con tutte le degenerazioni dei soldi rubati per comprare case private, lingotti d'oro, diamanti e quanto altro, sembrano fatte apposta per impedire che i cittadini si rendano conto di cosa e' successo e, soprattutto, come si possa voltare pagina.
Come mai a Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, viene contestato solo il reato di appropriazione indebita, e cioe' un reato che non lascia tracce e conseguenze? Ma se i soldi sono pubblici, com'e' possibile? Come mai Roberto Maroni chiede alla magistratura se nelle tantissime malversazioni emerse ci sono reati? Nel difendere Roberto Calderoli e la sua bella residenza al Gianicolo, pagata con i soldi della Lega, Umberto Bossi la risposta l'ha data: nessun reato perche' quelli erano soldi nostri, cioe' della Lega. Ma tutta l'informazione si occupa di altro. Nessuno cerca di affrontare il problema centrale che e' il seguente: i soldi pubblici appena arrivano nelle case dei partiti non sono piu' pubblici ma privati e ognuno ci fa quello che vuole.
Allora cerchiamo di chiarire questo e altri problemi ugualmente ignorati da tutto il sistema dell'informazione e dagli stessi partiti: come mai il finanziamento pubblico istituito per riportare moralita' nei partiti e nelle istituzioni ha contribuito in maniera determinante a trasformare i partiti nel migliore dei casi in ristrette oligarchie di potere e nel peggiore in partiti personali e padronali come la Lega e l'Italia dei Valori.
E ancora: come mai nessuno si accorgeva di niente ne' nelle istituzioni che avevano il compito di controllare ne' all'interno dei partiti, al punto che tutti i dirigenti scaricano le responsabilita' sui tesorieri.
Infine, e' lontano dal vero affermare che chiunque avesse solo mostrato interesse al modo in cui i soldi pubblici venivano usati, avrebbe corso il rischio di essere emarginato e cacciato, ragion per cui la selezione per i posti piu' gratificanti e' stata fatta con l'impegno tacito o esplicito di chiudersi la bocca e di girarsi sempre dall'altra parte? Cioe', con i tipici sistemi delle organizzazioni mafiose.
Rispondiamo ai tre problemi, iniziando dai soldi pubblici e dall'uso privato o criminale. Finche' non si parla dell'articolo 49 della Costituzione e della sua attuazione seriamente, non si capisce nulla. I partiti dal 1947, anno della Costituente, non ne vogliono parlare. Chiunque abbia presentato proposte che riprendevano quelle di Costantino Mortati e di Aldo Moro perche' fosse garantita con controlli di un'autorita' esterna e terza la democrazia interna dei partiti e quindi la loro responsabilita' di fronte alla legge, e' stato isolato e le proposte sono state ignorate.
Il primo che ci ha provato e' stato Luigi Sturzo, poi meno autorevolmente, io e a qualche altro parlamentare e abbiamo ricevuto tutti lo stesso trattamento.
Non si e' voluto affrontare il problema perche' i partiti sono considerati associazioni private e quindi qualsiasi sottrazione di denaro pubblico non ha conseguenze erariali e penali. Qualcuno potrebbe pensare che con i tempi che corrono, gli scandali che imperversano e la sfiducia totale nei partiti, fosse scattata una qualche forma di resipiscienza con la presentazione di proposte di legge che prevedano un diverso assetto giuridico. Ebbene, se qualcuno lo ha pensato o sperato, si e' sbagliato. A Rossano Calabro, presentando il libro “I soldi dei partiti” il problema, di fronte a un uditorio composto prevalentemente da avvocati, e' stato affrontato con competenza da Manuele Mazzi, magistrato napoletano in pensione, la quale ha fatto una vera e propria lezione.
Manuela ha spiegato di avere consultato alcune proposte di legge depositate alla Camera e al Senato e ha confermato che tutte prevedono di conservare l'assetto giuridico attuale: associazioni private riconosciute, anche se oramai vivono di soli finanziamenti pubblici. Anch'io ho letto le proposte presentate dai dirigenti piu' autorevoli. Tutte hanno la stessa formulazione dell'articolo 1: «I partiti politici sono associazioni riconosciute dotate di personalita' giuridica, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361».
E cosa dice questo documento? Dice esattamente che si tratta del «regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private». Quindi, i partiti che finora hanno ricevuto 200 milioni di euro all'anno, sul piano giuridico non sono diversi da una bocciofila. Alla faccia di Mortati, di Moro, di Don Sturzo ecc.
Eppure esiste la direttiva CEE 2004/18 del 31 marzo 2004, recepita dal decreto legislativo 163 del 2006, che introduce il concetto di «Organismi di diritto pubblico», «dotati di personalita' giuridica e la cui attivita' sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato». Proprio come i partiti. A questo punto delle due l'una: o i dirigenti dei partiti e i parlamentari non sanno nemmeno cosa votano, o lo sanno ma non vogliono modificare la situazione di una virgola perche' possano continuare a usare come vogliono i soldi pubblici senza rischiare alcuna sanzione.
E l'informazione cosa ci sta a fare se si occupa solo di pettegolezzi e di folclore? Non solo non si impegna, ma impedisce a chiunque abbia qualche idea in testa di ragionarci in pubblico. E questo lo fanno soprattutto le trasmissioni televisive d'assalto.
Secondo problema: rapporto tra finanziamento pubblico e democrazia dei partiti e nei partiti. Nel 1974 il paese era squassato dagli scandali (petroli, banane, tabacchi ecc.) e i partiti prendevano miliardi di lire di tangenti. La medicina piu' efficace, dopo 10 anni di dibattiti, per riportare moralita' nei partiti, nella poltica e nelle istituzioni, sembro' il finanziamento pubblico.
Gli unici contrari furono i Liberali, i quali condussero una opposizione durissima con i loro uomini piu' prestigiosi, Bozzi e Valitutti, con le seguenti argomentazioni: il paese non si puo' permettere il lusso di devolvere ai partiti circa 60 miliardi di lire all'anno; il finanziamento pubblico produrra' guasti tali da trasformare i partiti in appendici assistite dello Stato con la conseguenza che diminuira' la militanza, la partecipazione popolare, la trasparenza, la democrazia interna e aumentera' l'occupazione dello Stato, l'ubbidienza ai capi e i finanziamenti occulti non spariranno. Ancora: se proprio si vuole approvare la legge, dissero i liberali, almeno si riprenda la proposta dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Nulla da fare. La maggioranza di governo, d'accordo con il Pci, ando' avanti come un carrarmato e approvo' la legge con la velocita' del suono. I risultati sono davanti gli occhi di tutti. I liberali hanno avuto ragione, ma sono scomparsi.
Terzo problema: i controllori esistenti sulla carta, ma di fatto ciechi e muti. Presidenza della Camera, Revisori del Conti ben pagati, Corte dei Conti, di fatto non hanno controllato nulla anche perche' le leggi che si sono succedute, erano fatte apposta: niente controlli e niente sanzioni.
Se il dibattito continua ad essere confinato nel dilemma se restituire o meno l'ultima rata di luglio, con i piu' imperterriti demagoghi che ingrassano sulle disgrazie del paese, proponendo referendum impossibili e devoluzione dei soldi in beneficenza, dopo avere amministrato con metodi del tutto sconosciuti in qualsiasi paese civile, decine di milioni di euro pubblici, vuol dire che siamo davvero alla frutta.




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