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DERIVA MAL-DESTRA
di MARIO DI VITO [ 15/12/2011]


DOPO I GRAVI FATTI DI FIRENZE, RIPUBBLICHIAMO IL VIAGGIO-INCHIESTA SULLA DESTRA RAZZISTA. L'ARTICOLO E' USCITO SULLA VOCE DI NOVEMBRE 2011


Una linea, neanche tanto sottile, unisce il principale partito di governo ai gruppi piu' o meno apertamente neofascisti che infestano il Paese. Secondo alcune stime, i giovani italiani appartenenti a questo tipo di associazioni sarebbero circa 150mila, cosi' come 63 gruppi ultras su 85 si professano di estrema destra.
I legami tra Pdl e destra estrema sono diversificati tra nord e sud: da una parte a farla da padroni sono gruppi piu' “classici” come il Fronte Veneto Skinhead e il Centro Sociale Cuore Nero di Milano (salito piu' volte all'onore delle cronache, anche per il celebre “brindisi all'Olocausto”); dall'altra domina Casapound, i “fascisti del terzo millennio”, perennemente in bilico tra proclami sociali (come ad esempio quello sul diritto alla casa), apologia del Ventennio e difesa a oltranza dello spontaneismo armato degli anni ‘70.
A tutto questo si aggiungono le frequenti sparate dei parlamentari pidiellini contro gli accorgimenti antifascisti sui quali e' stata fondata la Repubblica. Alcuni esempi? Il 29 marzo il senatore Cristiano De Eccheris (un passato nella disciolta organizzazione Avanguardia nazionale) presento' un disegno di legge costituzionale per abrogare la norma che vieta l'apologia di fascismo e la ricostituzione di Pnf e affini. Il 31 maggio, il deputato Gregorio Fontana arriva in Commissione difesa con una proposta di legge volta, in sostanza, all'equiparazione giuridica dei partigiani con i reduci della Repubblica di Salo'. Senza considerare altre uscite, talvolta fatte direttamente da Silvio Berlusconi, sul cambiamento del nome del 25 aprile da “Festa della Liberazione” a “Festa della Liberta'” e sui professori comunisti che inculcano negli studenti idee e modi di vivere differenti rispetto a quelli delle loro famiglie. Naturalmente, tutte queste proposte sono tornate in breve tempo da dove sono venute, dopo vespai di polemiche e grida d'indignazione scagliate dall'Anpi o da alcune frange dei partiti di centrosinistra.

NEL ;NOME ;DI ;ADOLF
Andando a guardare nello specifico, l'uomo che a nord fa da cerniera tra neofascisti e istituzioni e' Roberto Jonghi Lavarini, un quarantenne che ha passato piu' della meta' della sua vita tra Msi e An, prima di sbarcare nel Popolo della Liberta'. E' lui l'animatore di tre case editrici specializzate in “testi culto” per i figli della lupa. Sono le edizioni Ar, nel cui catalogo spiccano i nomi di Julius Evola ed Adolf Hitler, oltre che una collana dal sinistro nome “Visione e revisione storica”. Poi, Orion Libri e i suoi pregiati volumi: “Fascismo intransigente” e “Con Mussolini prima e dopo piazzale Loreto”. Ci sono poi le Edizioni Ritter, specializzate in «neofascismo, musica alternativa, etnonazionalismo fino ad arrivare alle problematiche degli ultras».
Lui, Jonghi Lavarini, e' soprannominato “barone nero” e nel suo curriculum spicca l'apporto alla costituzione del centro sociale Cuore Nero a Milano. Un'impresa compiuta in collaborazione con uno dei capi ultras dell'Inter, Alessio Todisco, il numero uno italiano degli “Hammerskin”, costola del Ku Klux Klan che si occupa della supremazia della razza bianca sul pianeta Terra. Una curiosita': in seguito all'attentato incendiario che nell'aprile 2007 colpi' Cuore Nero, gli appartenenti al centro sociale diramarono un comunicato in cui si ringraziava per la solidarieta' espressa, tra gli altri, da Maria Stella Gelmini, allora coordinatrice di Forza Italia Lombardia e oggi ministro per l'Istruzione.
Tra le amicizie conclamate di Jonghi Lavarini, oltre a Gelmini, spiccano “le destre germaniche” (i gruppi neonazi tedeschi), reduci del governo Pinochet e la Afrikaner Weerstandsbeweging, partito boero del Sud Africa, fermo sostenitore dell'apartheid. Ma con il passare del tempo colui che fu il barone nero ha avuto modo di cambiare la sua posizione, in qualche modo. «Dopo una lunga serie di incontri, analisi e consultazioni - sono le sue parole - prendendo atto dell'attuale scenario politico, nazionale e locale, e delle vigenti leggi elettorali», Jonghi Lavarini ha aderito al Pdl, nella corrente “Area Identitaria”. «Facciamo nostre le parole del presidente Berlusconi - ha ribadito poi il gia' barone nero, rivolgendosi a chi lo accusava di tradire il credo mussoliniano - basta polemiche, l'antifascismo e' una questione del passato, noi guardiamo avanti e lavoriamo per l'Italia. Avanti, quindi, liberi e coerenti nel Pdl. Con la fiamma nel cuore». Di Jonghi Lavarini si ricordano anche foto che lo ritraggono in compagnia di Letizia Moratti e Ignazio La Russa, nell'ambito di alcune manifestazioni targate Pdl nel nord Italia.

CASE ;POUND ;AL ;SUD
Nelle regioni meridionali, invece, il neofascismo e' rappresentato da una “associazione culturale e di promozione sociale”: Casapound, i “fascisti del terzo millennio”. A capo di questo gruppo c'e' Gianluca Iannone, cantante del gruppo Zeta Zero Alfa, autore di immortali capolavori come “Nel dubbio mena”. L'espressione preferita degli appartenenti a Casapound e' “non conforme”. Quindi, da quando nel 2008 l'associazione e' stata fondata ufficialmente, ad oggi, e' tutto un pullulare di occupazioni “non conformi” (ovvero, squatter di destra, contro il carovita, gli speculatori finanziari), concerti “non conformi”, sport “non conformi” (come la “cinghiamattanza”, ovvero l'arte di prendersi a cinghiate per il gusto di farlo) e altre amenita' di questo genere. La piu' grande proposta da loro partorita, per il momento, e' il “mutuo sociale”, in alternativa all'emergenza abitativa che si registra un po' ovunque in Italia.
L'ispirazione di Casapound deriva principalmente dalla prima parte del ventennio fascista, quello piu' “sociale”, per cosi' dire, sorvolando sulle leggi razziali e l'entrata in guerra al fianco di Hitler. Oltre a questo, i ragazzi di Iannone allargano in continuazione i loro orizzonti culturali, cercando di rastrellare indecisi con convegni dal titolo come “L'altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante”, o andando a prendere simboli storicamente collocati a sinistra: il simbolo del Blocco Studentesco (la frangia degli universitari di Casapound), ad esempio, ricorda molto quello dell'Autonomia Operaia; oppure come il cantautore Rino Gaetano, storicamente vicino a gruppi anarchici, ma protagonista di piu' manifesti stampati dalla “associazione culturale e di promozione sociale” intitolata al poeta Ezra Pound, anche lui preso al di la' del suo contesto poetico, esaltato soltanto per i suoi deliri contro l'usura internazionale, incarnata poi negli ebrei, con l'olocausto che ne e' derivato.
Nel tempo, questa fazione di “moderati” si e' resa protagonista di alcuni episodi di violenza riportati nelle cronache di tutto il Paese: dagli scontri di piazza Navona con gli studenti dell'Onda nell'ottobre del 2008, fino, a ritroso, alla condanna in primo grado a 4 anni per Gianluca Iannone, colpevole di aver aggredito un carabiniere il 25 aprile 2004. Di contro, Casapound, nel tempo, ha sporto circa 300 querele per diffamazione a mezzo stampa.

SCILIPOTI ;OVUNQUE
L'episodio piu' clamoroso di vicinanza istituzionale con il governo riguarda il mitico Domenico Scilipoti, protagonista con i suoi “responsabili” della fiducia accordata a Berlusconi il 14 dicembre 2010, un salto dall'Idv al centrodestra mentre Roma era assediata dai manifestanti. Dopo aver partecipato in gennaio a un programma di Radio Bandiera Nera, l'organo piu' o meno ufficiale dei “fascisti del terzo millennio”, il 18 marzo scorso Scilipoti ha aperto le porte della Camera dei Deputati per ospitare un convegno su Ezra Pound e l'usura. A questo meeting di intellettuali hanno partecipato Andrea Antonini, vice-presidente dell'associazione e consigliere al XX Municipio di Roma, e Adriano Scianca. Poche settimane dopo, Scilipoti ha redatto il manifesto del “Movimento di Responsabilita' Nazionale”, per lunghi tratti copiato dal manifesto degli intellettuali fascisti del 1925. Un'ennesima magra figura per l'ancora di salvezza del governo Berlusconi.
L'11 aprile 2011 La7 intervista alcuni militanti di Casapound, con Andrea Antonini che dichiara: «Abbiamo anche provato ad andare in Parlamento, seguendo un motto: faro' di quest'aula grigia e sorda un bivacco di manipoli». A parte il tono vagamente roboante, il fascista del terzo millennio finge di dimenticare l'incontro organizzato con Scilipoti. Alle amministrative di appena un mese dopo, sette membri di Casapound vengono eletti in altrettanti comuni in liste del Pdl o alleate al partito del presidente.
Ma l'episodio piu' oscuro, quello che getta l'ombra piu' minacciosa sui seguaci di Iannone, si e' verificato il 14 aprile. Il protagonista e' ancora una volta Andrea Antonini. Lui stava attraversando la via Flaminia in motorino quando qualcuno gli si sarebbe avvicinato e gli avrebbe sparato alle gambe alcuni proiettili di piccolo calibro. Malgrado i colpi sparati, Antonini riesce a non cadere dallo scooter e il suo ricovero all'ospedale sarebbe durato poco meno di una giornata, con una prognosi di una decina di giorni. Un mezzo miracolo per un tentativo di gambizzazione cosi' come descritto dalla vittima.
Nelle reazioni, a parte il solito primo cittadino di Roma Gianni Alemanno che butta li' un «clima teso, da anni di piombo», la pista piu' accreditata e' quella interna agli ambienti della destra radicale. Naturalmente, Casapound smentisce tutto e, sdegnata, parla di ricostruzioni «folli, ignobili, deliranti, nonche' prive del seppur minimo riscontro». I dubbi, pero', rimangono ancora e l'artefice del gesto rimane tuttora sconosciuto. Ad ogni modo, Antonini resta convinto che l'attentato sia scaturito da «un movente politico» legato «alle attivita' di Casapound o del municipio. Sicuramente non a vicende personali, non ho avuto litigi». Le faide all'interno dell'estrema destra non sarebbero una novita', ma sulla tentata gambizzazione di Antonini e' calata ugualmente una spessa coltre di silenzio.




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