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CASTELLI ROMANI - DIVINO ORRORE
di Sandro Feltri [ 05/04/2011]


Nel bel cuore dei Castelli romani, ed anche in zona “Divino Amore, si cementifica selvaggiamente fin dentro centri storici e parchi archeologici. Tutto grazie ai cosiddetti “atti d'obbligo”, stravolti dai big del mattone.


A Marino, nel cuore dei Castelli, ormai lo chiamano l'Ecomostro, un enorme casermone, brutto, privo di qualsiasi standard urbanistico, emblema di una logica del profitto che sta distruggendo un paesaggio mitico. Dove ora sorgera' il casermone dovevano nascere una piscina, spazi di verde pubblico, infrastrutture primarie e secondarie, servizi, parcheggi. Era quanto imponeva l'atto d'obbligo, che vincola i costruttori a “risarcire” l'ambiente e che ancora una volta da queste parti e' stato “regolarmente” stravolto (vedi box).
Ma la storia dell'Ecomostro, autentico pugno nell'occhio e clamoroso esempio degli scempi operati in una zona inghiottita giorno dopo giorno dal cemento, serve anche a spiegare in che modo qui si continui a violare impunemente strumenti urbanistici e piani regolatori, operando una sterminata cementificazione laddove per legge si prevedevano vigne, piazze, spazi verdi, ville, laghi, e distruggendo centri storici o dimore patrizie medioevali, tutto per far posto a palazzoni definiti pomposamente “residence”. Una storia che arriva da lontano, come spiega alla Voce Andrea Furlan, una vita da ambientalista nella zona dei Castelli.

Furlan, ci racconta come e quando a Marino comincia l'assalto?
La speculazione edilizia nell'area del Divino Amore e' ormai parte integrante della storia politica di Marino. La prima volta che me ne occupai fu nel lontano 1995 quando, appena entrato in Rifondazione Comunista, partecipavo alle trattative con l'allora centrosinistra marinese che si apprestava a ricandidare a sindaco Rosa Perrone. Posso percio' affermare con assoluta certezza, avendo vissuto quei fatti in prima persona, che fin da allora i Ds sostenevano la necessita' di trasformare la campagna romana del Divino Amore in un'area che avrebbe addirittura ospitato gli Studios cinematografici di Cinecitta', auspicandone il trasferimento in zona per rilanciare l'occupazione a Marino.
Come ando' a finire?
Il progetto, proposto e presentato dal deputato diessino Vincenzo Vita, non fu mai realizzato, anche perche' era assolutamente inverosimile. Pero', da quel momento in poi, l'attenzione sul territorio del Divino Amore e su cosa sarebbe dovuto diventare fu massima, sia da parte delle forze politiche, sia da parte dei cosiddetti “portatori di interessi”, i costruttori, che spingevano affinche' l'area venisse trasformata da agricola in edificabile. Tutto questo avvenne successivamente, quando Rosa Perrone, favorevole alla variante che dava via libera al cemento proprio nell'area del Divino Amore, perse le elezioni a favore di Fabio Desideri, che diventera' il primo sindaco di centrodestra a Marino.
Cosa fece Desideri?
Appena insediatosi a Palazzo Colonna, Desideri elaboro' il nuovo Piano Regolatore Generale che furbescamente recepiva tutte le speculazioni edilizie fino a quel momenti rimaste sulla carta, ma solo per contraddizioni interne al centrosinistra. Dentro il PRG, che Desideri fece elaborare in fretta e furia, solo tre mesi, da uno studio di architetti e tecnici, sono previste tutta una serie di grosse lottizzazioni.
Quali, in particolare?
I piani di Zona 167 di via Costa Caselle e via Paolina, l'edificazione massiccia, con un aumento considerevole degli indici di fabbricabilita' (da 2 metri cubi a metro quadro a 3) nelle zone cosiddette B (di completamento) e zone C (di espansione). E poi il Divino Amore, con una trasformazione da area agricola a industriale e commerciale. Va detto che per quanto riguarda le zone B e C, gli indici di calcolo per la realizzazione delle cubature sono illegali, perche' contrastano con leggi urbanistiche fondamentali che in modo chiaro ed inequivoco regolano il rapporto fra volumetria ed abitanti.
Un PRG, allora, non diverso da quello che aveva in mente il centrosinistra?
Rispetto a cio' che voleva realizzare Rosa Perrone, la speculazione cambia natura. Non si parla piu' degli studios cinematografici ma dell'esigenza, per rilanciare l'artigianato locale, di spostare gli artigiani di Marino centro al Divino Amore, costruendo enormi capannoni dentro i quali localizzare le varie attivita' artigianali. Da quel momento in poi, cioe' dall'adozione da parte del Comune della variante al PRG di Desideri, che avvenne nel 2000, la speculazione edilizia al Divino Amore non e' piu' solamente appannaggio dei Ds: gli interessi politici ed economici che mirano alla edificazione dell'area sono rappresentati in eugual misura anche dal centrodestra, in totale accordo a tutti i livelli, nazionale, locale e regionale, con l'attuale Partito Democratico.
Il sindaco Desideri, pero', a un certo punto e' costretto a tornare a casa.
Si', Desideri viene sfiduciato dai suoi consiglieri e due anni dopo, quando si ripresenta, viene battuto dal sindaco di centrosinistra, Ugo Onorati che, dopo un avvio promettente, rientra tra i ranghi schierandosi dalla parte dei costruttori e approva il PRG di Desideri, varato definitivamente a dicembre del 2004 dopo l'ok, con qualche modifica, da parte della Regione Lazio. Lacerazioni interne al PD porranno poi fine prematuramente anche all'esperienza di Onorati.
E arriviamo ai giorni nostri.
Si', con l'elezione dell'attuale sindaco di centrodestra, Adriano Palozzi. Il quale non esita a completare i disegni speculativi contenuti nel PRG, dando attuazione ad uno strumento urbanistico contro legge, che sta distruggendo il territorio e rendendo impossibile la vita dei cittadini di Marino.
Quali sono secondo lei gli aspetti piu' marcatamente illegali?
Nelle lunghe battaglie di questi anni ho sempre sostenuto che la variante al PRG non rispetta alcuna legge urbanistica e percio' questo strumento deve essere revocato al piu' presto. La questione del Divino Amore, che e' ora al centro della campagna elettorale, deve essere risolta unicamente attraverso il ripristino della sua vocazione agricola. Un territorio che la futura amministrazione comunale dovra' valorizzare, attuando una mirata politica di sviluppo dell'area archeologica di Mugilla. Tutto questo, pero', potra' avvenire solo se si sconfiggeranno gli appetiti speculativi dei “portatori di interesse” di ogni parte politica, che sull'area del Divino Amore vogliono costruire un milione di metri cubi di cemento di edilizia residenziale e commerciale. E che sono rappresentati all'unisono sia da Palozzi sia da Onorati.

UN ECOMOSTRO NEL CUORE DEI CASTELLI
Un Residence-ecomostro SORGERA' nel cuore di Marino, al posto di piscine ed aree a verde pubblico. Ma in che modo si e' riusciti a trasformare l'obbligo di ripristinare l'ambiente in un ennesimo, colossale abuso? L'unico atto regolare prevedeva il permesso per costruire su quell'area un lotto di palazzine. L'intera ZONA, estesa su 6.300 metri quadrati, era vincolata a verde ed infrastrutture al servizio dei nuovi edifici in funzione abitativa. «La stessa concessione edilizia - spiegano gruppi di cittadini anti-abusivismo - poneva inoltre come condizione la salvaguardia delle alberature esistenti ed un'altezza massima (al colmo del sottotetto, da adibire a servizi), di 2,20 metri. Condizioni totalmente disattese: furono abbattuti diversi pini secolari e l'altezza massima del colmo del sottotetto, divenuto abitabile, e' stata portata a 3 metri».
Ma le violazioni sarebbero anche altre: «nel permesso di costruire numero 28 del 4 marzo 2009, intestato alla societa' Il Poggio srl, volturato nel 2010 alla San Barnaba immobiliare, viene riportato, come base dei conteggi parametrici tra superficie e volume, il totale del lotto, pari a 6300 metri quadri. Ma questo lotto comprende anche un'area che e' di proprieta' di ben 22 famiglie, residenti in due diversi fabbricati». Quell'area, originariamente di proprieta' del Poggio, era stata infatti lottizzata e venduta agli attuali 22 proprietari. Ma e' stata ugualmente inserita nei conteggi relativi alla nuova edificazione, «in maniera assolutamente arbitraria», viene ancora sottolineato. Col risultato che «tutti i successivi calcoli parametrici risultano falsati in origine».
Ma torniamo alla concessione edilizia del 2009. Che, a fronte della costruzione di un residence, prevedeva appunto “l'obbligo” di realizzare una piscina ed altri servizi ad uso della collettivita'. Nel 2007 Il Poggio presenta al Comune di Marino il progetto per la edificazione integrale dell'area della piscina (circa 800 metri quadri), a fronte di una volumetria abitabile pari a circa 6.900. «Nella stesura del progetto approvato, allegata al permesso numero 28 del 2009 - spiega un urbanista della zona - risulterebbe un avanzo di cubatura ancora potenzialmente realizzabile, e cio' grazie al fatto di aver semplicemente applicato un conteggio parametrico basato su un lotto di altrui proprieta'». Al punto che taluni esperti ipotizzano nell'aumento di cubatura una appropriazione indebita.
Ma questo e' solo un caso clamoroso all'interno di una politica territoriale che da queste parti gli abitanti definiscono “devastante”. «Escamotage tecnici ed emendamenti mirati, sempre in bilico tra norme vigenti e incostituzionalita' - rincara la dose un cittadino - a breve permetteranno di edificare dentro i parchi archeologici e naturalistici, in zone a protezione speciale, nei “siti di interesse comunitario”, nelle terre destinate all'agricoltura e in quelle storiche. Cosi' avremo fabbricati per “usi civici” a ridosso di laghi e fiumi, dentro i boschi e sugli arenili».
Rincara la dose il giornalista Brunetto Fantauzzi, residente in zona da una vita: «Devastante e' l'unico aggettivo appropriato per un modus operandi complessivo che, oltre ad essere insostenibile per il consumo di territorio, genera rischi, pratiche da bottega e miopia istituzionale. In tre parole, tutto questo e': rischioso, per il movimento di capitali in cui si riciclano quelli mafiosi; bottegaio, per il fiorente sistema clientelare che alberga nei rapporti tra pubblico e privato; e' doppiamente miope, per l'incapacita' di trarre lezioni da analoghe esperienze europee».




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