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FUTURO E LIBERTA' - LA ZUPPA DEL CASALE
di Rita Pennarola [ 01/01/2011]


Ha un epicentro tutto casertano e una roccaforte a Casal di Principe il ribaltone delle alleanze che ha determinato la crisi politica nel Paese. E' in Terra di Lavoro, feudo elettorale dei contendenti Nicola Cosentino e Italo Bocchino, che si e' definito fin dalla primavera scorsa il quadro degli accordi con l'Udc. E dalla stessa area potrebbero arrivare i massicci finanziamenti su cui contano i finiani. Attraverso il proconsole Bocchino.
* * *
Trecento generazioni e centocinquant'anni di storia unitaria. Ma non sono bastati ad una gran parte del Paese per parlare la lingua della stessa nazione. In aree estesissime e numericamente maggioritarie del sud e della Campania milioni di persone interloquiscono correntemente fra loro usando lo stretto dialetto degli antenati. Il dato piu' sorprendente riguarda le migliaia di giovani che, appena fuori dalle aule scolastiche, riprendono a scambiarsi uno slang tribale e incomprensibile. Al primo posto, fra coloro che si servono esclusivamente di tale idioma, ci sono naturalmente gli esponenti dei clan camorristici, compreso lo sconfinato indotto di questa autentica holding affaristico-criminale. Il riferimento e' alle famiglie rimaste nelle terre d'origine, dove ancora oggi si reggono le fila di business che travalicano l'Europa e l'oceano intero. Producendo un giro d'affari stimato in non meno di cinquanta miliardi di euro l'anno.
La premessa e' indispensabile per poterci addentrare nelle logiche - finora rimaste oscure - del colpo di mano che ha spaccato la maggioranza di governo, senza che nessun analista politico abbia spiegato a fondo le ragioni vere della scissione. Ma la crisi dell'esecutivo ha forse un epicentro inconfessabile. Che si trova in zona Casal di Principe e dintorni.
E allora dobbiamo fare un piccolo passo indietro. A fine 2009 il Pdl si prepara, al pari di tutte le altre forze politiche, alle amministrative di primavera. E la Campania diventa il laboratorio in cui vanno avanti le prove generali della frattura politica. Non soltanto alla Regione, dove pure lo scontro fra Italo Bocchino e Nicola Cosentino si fa di ora in ora incandescente, ma soprattutto nella provincia di Caserta. Una storia meno conosciuta, ma che la dice lunga su cio' che di li' a poco sarebbe accaduto nel Paese.
Novembre 2009. Esplode sulla stampa e a livello giudiziario la richiesta d'arresto emessa dal gip partenopeo Raffaele Piccirillo a carico di Cosentino, fino a quel momento in rampa di lancio per la presidenza della Regione Campania. I giochi, all'interno del Pdl, cominciano a sparigliarsi. Nel casertano si apre quella prima crepa che qualche mese dopo dara' origine a Futuro e Liberta'.

BOCCHINO ;FAMILY
«Il principale competitor di Cosentino nello stesso bacino elettorale - spiega un berlusconiano della zona - e' stato da sempre Italo Bocchino, famiglia originaria di Frignano, piccolo comune dell'agro aversano, e una sorella, Patrizia Bocchino, ex esponente del Msi nel consiglio comunale di Aversa». Ed e' proprio al marito di Patrizia che Italo Bocchino deve il forte radicamento su quel territorio nel quale - come ha ammesso in numerose interviste - lui non vive piu' da decenni. Il cognato del leader di Fli si chiama Antonio Schiavone ed e' nato a Casal di Principe il 25 febbraio del 1961. Le date sono importanti, soprattutto in una zona dove il cognome Schiavone suona come un sinistro avvertimento per centinaia di famiglie, compresi naturalmente gli omonimi o i lontani parenti. «Guardate - continua il nostro interlocutore - sui ventimila abitanti di Casale di famiglie che si chiamano Schiavone ne contiamo all'incirca 500. Le parentele? Uh, quelle alla lontana sono infinite...».
Ex segretario cittadino del Pdl ad Aversa, Antonio Schiavone guida ora, of course, la pattuglia dei finiani. Ma in quella vigilia di campagna elettorale 2010 fu proprio lui il gran tessitore degli accordi con l'Udc per lanciare Domenico Zinzi alla presidenza della Provincia di Caserta, dove l'ex democristiano di lungo corso siede tuttora.
Sabato 13 marzo 2010. Al Grand Hotel Vanvitelli di Caserta arriva Italo Bocchino «che incontrera' - riporta la stampa locale - gli amici provenienti da tutta Terra di Lavoro. Insieme a Bocchino saranno presenti i candidati del Pdl alla presidenza della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, e alla presidenza della Regione, Stefano Caldoro. I lavori saranno introdotti da Antonio Schiavone, dirigente provinciale del Pdl».
Vero o presunto che fosse, a quel punto il sodalizio politico fra Bocchino e Cosentino si era definitivamente frantumato. Un sodalizio sul quale si allunga ancora l'ombra delle dichiarazioni rese ai pubblici ministeri antimafia di Napoli dal collaboratore Gaetano Vassallo, per decenni uomo dei clan nel settore dei rifiuti: «Bidognetti Raffaele alla mia presenza e alla presenza di Di Tella Antonio riferi' che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e (Mario) Landolfi facevano parte del “nostro tessuto camorristico”». Rivelazioni smentite da Bocchino, il quale non e' indagato per questa vicenda ma per l'inchiesta “Magnanapoli” (associazione a delinquere e turbativa d'asta).

TANTA VOGLIA ;DI ;UDC
Mentre i magistrati sono al lavoro sulle ipotesi di colpevolezza, noi restiamo all'Udc casertano. A benedire l'intesa in funzione anti-Cosentino tra Mimi' Zinzi e Italo Bocchino non era stato Pier Ferdinando Casini, ma il segretario nazionale Lorenzo Cesa, che troviamo immortalato al fianco di Zinzi durante tutta la campagna elettorale. «E questo - osservano in zona - spiega anche l'insistenza con cui oggi il Fli di Bocchino insiste per allargare la maggioranza del governo nazionale all'Udc senza che il diretto interessato, Casini, ne abbia mai fatto esplicita richiesta. Al contrario, pare anzi che si schermisca di fronte a simili ipotesi». Il patto Bocchino-Udc, suggellato a Caserta, era evidentemente destinato fin dall'inizio ad allargarsi, coinvolgendo i destini politici del Paese.
Del resto, ad ulteriore riprova di quell'asse era arrivata, nello stesso periodo, la nomination al consiglio provinciale di Caserta di un altro candidato del cuore di Zinzi, sempre benedetto da Bocchino: si tratta di Francesco Schiavone da Casal di Principe, ex assessore nel suo paese ed immortalato anche lui al fianco di Cesa in diverse occasioni. Schiavone non ce l'ha fatta. Cosi' come al palo - ma stavolta per ordine della questura - e' rimasto un altro fedelissimo di Zinzi in procinto di entrare alla Provincia. Stiamo parlando di Luigi Cassandra, 39 anni, gia' consigliere comunale e assessore - in quota Zinzi - al Comune di Trentola Ducenta. In piena campagna elettorale Cassandra era stato bloccato dai Carabinieri di Aversa «dopo essere stato piu' volte sorpreso - scrive la stampa locale - dalle forze dell'ordine in compagnia di persone ritenute vicine alla camorra, tra cui Salvatore Laiso detto “Chicchinoss”, arrestato piu' volte per estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Schiavone».
Risultato: le forze dell'ordine hanno notificato a Cassandra l'intimazione, emanata dal questore, ad astenersi dalla vita politica per tre anni. L'uomo, del resto, era tutt'altro che insospettabile: gia' coinvolto in indagini per truffa, ricettazione, minaccia e insolvenza fraudolenta, era comunque riuscito a spuntare la nomination nelle fila di Casini e Cesa. Di piu': la candidatura di Luigi Cassandra era stata annunciata a febbraio in pompa magna: «Il collegio Trentola Ducenta-San Marcellino - si legge in un comunicato dell'Udc locale - vedra' scendere in campo il consigliere comunale Luigi Cassandra. La scelta, avvenuta dopo una serie di incontri che si sono tenuti tra il gruppo di San Marcellino e quello di Trentola Ducenta, ha l'appoggio incondizionato del gruppo di San Marcellino e dell'ex sindaco Luigi Bocchino».
Per un Cassandra che va, c'e' un Cesa che resta, nonostante tutto: il segretario nazionale e' rimasto al vertice del partito, benche' le indagini a suo carico nell'ambito dell'inchiesta Poseidone (la stessa che fu “scippata” a Luigi De Magistris) a novembre abbiano prodotto elementi tali da indurre il gip di Roma Rosalba Liso a sequestrargli beni quali una Mercedes, terreni di famiglia ad Arcinazzo, nonche' le quote della societa' che gestisce l'Auditorium di via della Conciliazione. «Oggi pero' in nome di una presunta “legalita'”, Bocchino chiede a gran voce che l'Udc entri nella maggioranza», sbottano in un circolo del Pdl a Caserta.

FINIANI ;A ;TUTTO ;GAS
Ma l'altro quesito che non trova risposta in tutto il sommovimento che ha dato origine a Fli e' un altro: privi come sono ora del finanziamento pubblico, a quali risorse economiche pensano di attingere gli uomini traghettati da Gianfranco Fini ed Italo Bocchino in Futuro e Liberta'? In soldoni, chi finanzia il nuovo partito e perche' lo fa? Qui, fra le tante congetture avanzate, per trovare un bandolo ci conviene tornare a Caserta. La storia e' quella della famiglia Di Rosa, industriali petroliferi, legati ad Italo Bocchino da un antico feeling politico. La saga dei Di Rosa ricorda da vicino quella di ‘o mericano Cosentino. Anche stavolta infatti ci imbattiamo in un capostipite, ex operaio, che nel dopoguerra comincia a fare fortuna con gas per riscaldamento e pompe di benzina. Il manager degli anni duemila e' suo figlio, Tommaso Di Rosa, ormai ai vertici di Confindustria Caserta ed alla guida di un impero che spazia dagli idrocarburi all'edilizia. «Alla qualifica di “dott.” tiene moltissimo - raccontano a Santa Maria Capua Vetere - fino al punto da inserirla perfino negli organigrammi ufficiali delle Camere di commercio». «Una laurea di quelle “per corrispondenza” - viene aggiunto - ma pur sempre buona per spalancare certe porte che contano, non meno dell'altro titolo di “Console di Malta”, di cui l'imprenditore si fregia».
La corazzata, che puo' contare sulla bellezza di un milione e duecentocinquantamila euro di capitale sociale, e' una societa' in nome collettivo e si chiama Gaffoil di Ferrara Assunta e C. Con uno scopo sociale come «commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti per autotrazione, di combustibili per riscaldamento» ed ampi depositi nel cuore della zona archeologica di Santa Maria Capua Vetere, la societa' e' amministrata dallo stesso Tommaso Di Rosa, classe 1946, residente a Curti, paese poco distante. Con lui la sorella Giuseppina Di Rosa ed un giovane esponente della famiglia, il «rag. Di Rosa Vincenzo», trentanovenne.
Dieci anni fa piovono sulla Gaffoil le cataratte del finanziamento pubblico. Che in questo caso si chiamano Patto territoriale. E' il 21 ottobre del 2000 quando l'Unione industriali casertana annuncia che «dal ministero del Bilancio e' stato emesso il settimo decreto di finanziamento. A beneficiarne la Gaffoil, che produrra' combustibile per eco-diesel estratto dall'olio di colza e dal girasole. Il progetto, presentato dall'industriale petrolifero di Santa Maria Capua Vetere Tommaso Di Rosa, prevede un finanziamento di circa otto miliardi di lire a fondo perduto».
E giu' fiumi di denaro, ville, una barca leggendaria (la “Carla III”) ed auto di lusso, per una famiglia il cui leader - a quanto viene riferito nella zona - riesce solo con qualche difficolta' ad esprimersi correttamente in italiano. Ma cio' e' bastato qualche anno fa all'allora numero uno della Camera di Commercio Caserta, Gustavo Ascione, per traghettare il “dott.” nel salotto buono dell'imprenditoria locale. Il passo successivo e' stato, nel 2009, l'ingresso nella giunta di Confindustria: tanto che oggi lui, Tommaso Di Rosa, viene considerato tra gli artefici del futuribile aeroporto casertano, fortemente sponsorizzato dalla compagine locale della sigla guidata a livello nazionale da Emma Marcegaglia.
L'esperienza nel settore edile, quella c'e'. La Diormas, che fa capo a Di Rosa, ha costruito per esempio uno dei centri commerciali piu' grossi della Campania, il Decumano Shopping Center di Vitulazio, nell'alto casertano: 25mila metri quadrati coperti piu' 15mila di parcheggi.
Fondata nel 2003, 700mila euro in dote, Diormas srl e' affidata, da luglio dello scorso anno, al presidente del cda Francescopaolo Ventriglia, cinquant'anni, da Santa Maria Capua Vetere. Nell'organigramma lo stesso Tommaso Di Rosa e il socio Giovanni Battista Orsi, sammaritano anche lui, classe 1973. Altro grosso costruttore locale, Orsi, presente anche in Copim, Acanto Costruzioni, Ogieffe, Immobiliare Orsi e Immobiliare Mara.

IN MARE ;APERTO
Ma l'incontro, uno di quelli “che cambiano la vita”, sarebbe avvenuto nell'estate del 2009 e in mare aperto. La storia circola in ambienti politici del casertano e merita di essere raccontata. Durante una delle consuete battute di pesca subacquea, lo scorso anno Gianfranco Fini sarebbe rimasto in panne col suo “Acqua e Sale”, presumibilmente al largo dell'Argentario. «Fortuna che al seguito - viene aggiunto - c'era la “Carla III” di Tommaso Di Rosa, che in quattro e quattr'otto provvide ad accogliere il presidente e famiglia sul suo lussuoso yacht e a rimorchiare quello del presidente al riparo nel porto piu' vicino». Sarebbe stata suggellata laggiu', in mezzo al mare, una grande amicizia carica di positivi presagi. Non sappiamo se si tratti di un fatto realmente accaduto o solo di una leggenda metropolitana. Cio' che invece trova conferma negli ambienti imprenditoriali e' lo sprint impresso recentemente alle attivita' della Gaffoil grazie a nuove, positive intese di Tommaso Di Rosa con l'Eni di Paolo Scaroni.
Davvero una insperata coincidenza. Perche' questo accade proprio quando un certo feeling tra il potente ad di Eni, Scaroni, e i circoli di Fare Futuro, trovano nel cane a sei zampe del colosso petrolifero italiano un formidabile sponsor, che occhieggia fin dalle pagine web della nuova formazione politica. Tanto da spingere i commentatori politici ad ipotizzare che uno dei finanziatori di Fini, Bocchino e C., sia proprio il gruppo guidato da Scaroni. Invece come stiamo vedendo i soldi probabilmente, quelli grossi, potrebbero arrivare anche da altri “benefattori”, magari via Caserta.
E cosi' torniamo a Di Rosa. Perche' mentre Gaffoil va a tutto gas, sul fronte mattonaro si accresce la partnership per la costruzione di nuovi shopping center fra le societa' di “mister Gaffoil” e quelle della famiglia di Domenico Zinzi. Negli anni in cui il politico Udc scalava le vette della pubblica amministrazione (oggi supportato dai benevoli auspici di Bocchino e Cesa), sua moglie, la bresciana Giovanna Bellandi, si occupava infatti del business di famiglia. Che si chiama in primis Villa Fiorita spa, l'accorsata casa nel comune di Capua da 80 posti letto, che dal 2005 si e' trasferita in un'ampia sede sulla statale Appia. Accanto alla madre, negli organigrammi societari, c'e' il figlio Gianpiero Zinzi, 27 anni, oggi impegnato in politica come commissario regionale dell'Udc Campania. E' invece ricercatrice universitaria l'altra figlia, Maddalena, quest'estate convolata a nozze con Alessandro Avecone, strettamemnte imparentato con i Cappello, altri storici democristiani del casertano. Inutile precisare che il fratello dello sposo, Giuseppe Avecone, era stato candidato alla Provincia nella lista “Zinzi presidente”...

FINI ;E ;DELFINI
Ma sara' cosi'? Davvero - come pensano in tanti nel suo collegio elettorale - Italo Bocchino, forte delle alleanze a Casal di Principe attraverso Antonio Schiavone, e del supporto di un fedelissimo come Tommaso Di Rosa, e' stato il vero artefice della nascita di Futuro e Liberta', potendo contare su un solido “tesoretto” di voti e risorse finanziarie? Qualcosa la dice un altro “duro e puro” del nuovo partito, Carmelo Briguglio, secondo il quale Generazione Italia, il movimento prodromico a Fli, e' «nato da un'intuizione di Italo».
Classe 1956, giornalista, Briguglio ha il suo feudo elettorale nella provincia di Messina ed in particolare nel paese natio Furci Siculo, poco piu' di tremila anime arroccate su un lembo di Sicilia che dalla costa ionica si spinge fin dentro l'entroterra. Su tre sedi, a Taormina, Palermo ed Alcamo, e' dispiegata invece la macchina elettorale del finiano doc Briguglio. Si tratta del Cufti, Consorzio Universitario per la Formazione Turistica Internazionale, che eroga corsi di formazione ed e' diretto da sua moglie Fina Maltese, al tempo stesso impegnata come consigliera di parita' in un ente pubblico: prima era la Provincia di Trapani, ora quella di Messina.
La polemica, non sul doppio incarico, ma sulla pioggia di finanziamenti dell'assemblea regionale siciliana per corsi di formazione fantasma, era esplosa ad aprile di quest'anno quando l'assessore Mario Centorrino del Pd aveva firmato il decreto di spesa: via libera a 300 milioni di euro come finanziamento ad una miriade di enti formativi per i tirocini di work experience. 274 mila sono andati al Cufti di Fina e Carmelo Briguglio, che organizzeranno corsi per diventare chef. Scrive Il Giornale che nel 2008 lo stesso ente “brigugliano” aveva ricevuto, per analoghi scopi, fondi regionali da 1 milione e 700mila euro.
Non e' un mistero per nessuno, a questo punto, che l'alleanza tra finiani e Mpa di Raffaele Lombardo poggia su solide basi. E che la tanto contestata “ammucchiata” all'Ars Sicilia e' un ulteriore laboratorio dello scenario che, almeno nelle intenzioni dei finiani, ci aspetta.
Ex assessore al lavoro della stessa Regione, Briguglio vede prosperare altri corsi di formazione professionale anche nella sua Furci (della quale peraltro era stato sindaco missino in anni lontani). Stavolta si tratta del Consorzio Universitario Jonico, per molti l'ennesimo carrozzone, del quale qualche tempo fa si era perfino ventilata la chiusura. Oggi invece sul sito del Comune c'e' il bando per il rinnovo dei vertici.
Salgono intanto, nella politica locale, gli appetiti intorno ad un'altra creatura consortile, il Consorzio Messina-Etna, finalizzato a valorizzare l'appeal turistico dell'area. Percio', mentre il Cufti va a sedere nel consiglio d'amministrazione del Consorzio, con il 33 per cento delle quote, sono sempre piu' numerosi in zona i pidiellini con una gran voglia di Futuro e Liberta'. Fra le new entry delle ultime settimane si registra quella di Giovanni Todaro, contestualmente candidato sindaco per le prossime amministrative a Santa Teresa di Riva, un comune dell'area interessata alla promozione turistica. «In Fli - sibila un ex collega di partito - Todaro trova ad attenderlo il cognato, Giuseppe Garufi, che aveva lasciato la poltrona di assessore a Santa Teresa qualche mese fa, giusto in tempo per entrare nel cda del Consorzio Taormina-Etna».

LA FORZA DELL'IDEAZIONE
Che il progetto di un mensile capace di coniugare pensiero ed azione fosse forte, nessuno lo mette in dubbio. Peccato pero' che l'operazione meglio riuscita sia stata quella di lanciare nell'agone politico alcuni giornalisti che altrimenti sarebbero rimasti magari a fare la gavetta, come tanti.
Siamo passati ad Adolfo Urso, viceministro delle attivita' produttive nel governo Berlusconi, dimessosi dopo la fuoriuscita dall'esecutivo dei finiani. E' una storia, la sua, che passa appunto per Ideazione, il mensile degli anni novanta fondato da Domenico Mennitti. Doveva essere, nelle intenzioni, il think tank della Destra sociale, poi fini' nelle mani di Sergio De Gregorio. La storia era stata raccontata dalla Voce in un'inchiesta di giugno 2006, quando il neo-dipietrista De Gregorio si accingeva a varcare da senatore i portoni di Palazzo Madama per la prima volta. Soci di De Gregorio e di Mennitti nella editrice di Ideazione erano, fra gli altri, berlusconiani purosangue come Ennio Doris di Mediolanum ed altri due assicuratori, Alessandro Rasini e Giorgio Vigano'. Il primo, figlio di quel Carlo Rasini fondatore della banca omonima, che fece la fortuna economica del Cavaliere nei primi anni della sua esclalation.
Urso, rautiano della prima ora insieme agli amici Mauro Mazza, attuale vertice Rai, e a Gennaro Malgieri, diventa una firma storica di Ideazione. Dopo gli esordi come collaboratore del Secolo d'Italia, passa al Roma, oggi nelle mani di Italo Bocchino, ma che all'epoca era appena stato rilevato dal foggiano Pasquale Casillo, imprenditore nel settore del grano. Anche dell'antico legame fra Mennitti e Casillo si era occupata la Voce, in un articolo di luglio 1994. Una storiaccia. Perche' Mennitti, fino ad allora astro nascente di Forza Italia, quell'anno era stato emarginato dal partito a causa d'un giro di cambiali protestate per circa un miliardo e mezzo di vecchie lire, il tutto documentato alla Camera di Commercio di Brindisi, la sua citta'. I titoli erano stati emessi nel periodo dal ‘91 al ‘93 dallo stesso Mennitti ma anche dalla moglie Maria Luisa Gualtieri, assicuratrice della Lloyd International. Sempre nel ‘91, appena rileva il Roma, Casillo lo affida alla direzione dell'amico Domenico Minniti, suo vice diventa Adolfo Urso. Il quale ci restera' per i primi due anni. Nel ‘94 viene eletto in parlamento con AN, all'indomani della svolta di Fiuggi.
A Ideazione resta Sergio De Gregorio, che sara' costretto a lasciare nel ‘95, dopo il clamore dell'intervista al pentito Tommaso Buscetta, organizzata “a sorpresa” su una nave da crociera. Risultato: «il pentito viene delegittimato dallo scandalo - scriveva Marco Travaglio sull'Unita' - e ai giudici di Palermo non dira' piu' una parola su Berlusconi e Marcello Dell'Utri».
Come e' andata a finire? Oggi De Gregorio - sul cui capo pendono ancora le indagini della Dda partenopea con accuse di riciclaggio e favoreggiamento della camorra - resta dietro le quinte degli scenari aperti ai Caraibi dal suo pupillo Valterino Lavitola, e intanto continua a sedere in commissione Difesa al senato.
Mennitti, risolte le grane giudiziarie, rientrato ben presto in Forza Italia (che nel ‘99 lo fa eleggere a Strasburgo), e' dal 2004 sindaco di Brindisi. La signora Gualtieri, intanto, firma una rubrica di gastronomia sul periodico on line Ideazione.com.
Quanto a Urso, dioscuro di Gianfranco Fini insieme a Italo Bocchino, ha fondato e dirige Charta Minuta, pensatoio ufficiale dei finiani. Diretto, forse non a caso, da Barbara Mennitti, figlia del sindaco di Brindisi e socia di Ideazione fin dalla prima ora.



* * *

PAROLA D'ORDINE: ABBATTERE MARONI
Piace a 33.317 persone. Non e' una qualsiasi pagina di Facebook, ma quella fondata a Giugliano in Campania e denominata “Malavita napoletana”. A leggerla, c'e' da trasecolare (a patto che si riesca a comprendere l'idioma animalesco puntualmente trascritto come se fosse una lingua straniera). «Fa'ci'tv gli' amici a tie'mp e pa'c, ca' ponn srvi' a tie'mp e we'rr» (“fatevi gli amici in tempo di pace perche' possono servirvi in tempo di guerra” con foto di un bambino che prende la mira e spara). «E quand passamm accaffor ogniun e nu'i ten nu cumbagn o nu frat carcrat e vulessm arapi' kelli cancell p v fa vni' cu nui ri'nd a na nuttata e liberta'» (“Quando passiamo qua fuori ognuno di noi ha un compagno o un fratello carcerato e vorremmo aprire quei cancelli per farli venire con noi a trascorrere una notte di liberta'”, con foto del carcere di Poggioreale).
Fanno male, queste pagine del social network. Fanno malissimo a tutti ma soprattutto a chi, come la maggior parte dei napoletani, soffre l'urto osceno della camorra nella vita quotidiana, nel traffico, negli uffici pubblici, nel racket che nessuno punisce, negli appalti assegnati “regolarmente” alle ditte malavitose dalle amministrazioni locali.
Ma c'e' qualcuno che negli ultimi due anni alle organizzazioni criminali ha fatto male per davvero. Incurante delle alleanze politiche fra il suo partito e quello di chi sostiene gente come Nicola Cosentino (o il suo alter ego Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli), Roberto Maroni ha inflitto alle mafie colpi durissimi, minandone alle fondamenta economiche la potenza. 18 miliardi di euro e' l'ammontare dei beni sequestrati alle cosche da quando a capo del Viminale c'e' lui, il leghista ex comunista che dai suoi territori ha ricevuto il mandato di impedire che tutto il nord venisse devastato dal cancro delle mafie meridionali. C'e' riuscito in parte, visti i due soli anni a disposizione e soprattutto considerando la penetrazione spinta dei capitali di Cosa Nostra, camorra e ‘ndrangheta nell'intera economia dei Paesi occidentali.
«Il fatturato annuo delle mafie italiane, valutato da organismi diversi - spiega Elio Veltri, autore col pm Antonio Laudati di “Mafia Pulita” - si aggira all'incirca sui 170-180 miliardi di euro. Un rapporto del Censis realizzato per la Commissione Parlamentare Antimafia rileva in quattro regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania e Calabria) presenza mafiosa in 610 comuni con 13 milioni di abitanti, pari al 22% della popolazione italiana e al 77% della popolazione delle quattro regioni. A questo 22% corrispondono il 14,6% del Pil nazionale, il 12,4% dei depositi bancari ed il 7,8% degli impieghi».
Se dunque i boss, Casalesi in testa, hanno oggi il massimo interesse ad un governo “di scopo” o di “armistizio”, basta che sia senza Maroni (e questo sposta gli equilibri verso altri gruppi politici), non meno partecipi del progetto politico di “mandare a casa il ministro dell'Interno” potrebbero essere proprio gli esponenti massimi di quel capitalismo bancario che sulle immense liquidita' derivanti da proventi mafiosi, depositate su conti correnti e caveau in Italia e all'estero, regge le sue sorti presenti e future.




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