FIAT VOLUNTAS REI
di Ferdinando Imposimato [ 04/07/2010]


Anche se a Pomigliano ci fosse stato un plebiscito di si', quell'accordo sarebbe stato illegittimo, per contrasto palese con piu' articoli della Costituzione.
Esistono i diritti inviolabili dell'uomo, che, proprio perche' tali, non sono disponibili, neanche con il consenso dei lavoratori. Tra essi c'e' il diritto al lavoro, con tutte le garanzie che lo riguardano e lo tutelano. E' bene ricordare che la Costituzione pone al primo posto, nella gerarchia dei valori, non lo Stato o l'impresa privata, ma la persona umana e il lavoro, e rifiuta qualsiasi concezione utilitaristica del lavoro. A questo riguardo l'articolo 41 della Costituzione, che la maggioranza vorrebbe cambiare sciaguratamente, afferma che «l'iniziativa economica privata e' libera ma non puo' svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta' e alla dignita' umana del lavoratore». La pretesa di esigere un lavoro, che vada oltre i limiti della dignita' e della sicurezza della persona, si pone contro la Costituzione vigente.
Il diritto al lavoro, ricorda il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, e' il pilastro della democrazia. Ma il lavoro non puo' essere trattato come merce di scambio, soggetta alla legge della domanda e della offerta. E' assurdo equiparare il lavoro, come fa la Fiat chiamando in causa i polacchi, alle patate o ai fagioli o ai cavolfiori, i cui prezzi aumentano o diminuiscono a seconda della quantita' offerta; se, in una situazione di crisi occupazionale, come quella attuale, vi e' una offerta enorme di lavoro e una domanda che si contrae, la risposta non puo' essere la riduzione delle retribuzioni, come avviene nella compravendita delle patate e degli altri prodotti ortofrutticoli, o il ricorso a dipendenti disposti a lavorare oltre i limiti consentiti. La risposta deve essere una riduzione del lavoro e una sua redistribuzione tra il maggior numero di persone, guardando all'esempio non della Polonia, ma di Francia e Germania, dove vige una settimana lavorativa di 35 ore, e la competitivita' e' assicurata lo stesso.

SICURI E LIBERIe#8200;DALe#8200;BISOGNO
Il lavoro e' la risorsa piu' grande del nostro popolo e la sua tutela interessa tutti. Compito della Repubblica e' non solo di promuovere le condizioni per rendere effettivo questo diritto, ma di fare in modo che ogni lavoratore abbia una retribuzione che lo liberi dal bisogno e gli consenta di dedicarsi al proprio miglioramento civile e spirituale, per esercitare in modo responsabile i diritti politici.
Il precariato, i salari di fame e le sanzioni disciplinari, previste nel contratto aziendale della Fiat, sono una lesione intollerabile della dignita' dei lavoratori e della loro liberta'. Questi hanno diritto allo sciopero, se sono in pericolo sicurezza e liberta', ed a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidita', vecchiaia e disoccupazione. Si tratta di diritti indisponibili. Chi oggi dice si', per costrizione o bisogno di sopravvivenza, domani puo' rivolgersi al giudice per reclamare la lesione dei suoi diritti.
E non puo' certo dirsi, come insinua la Fiat per i metalmeccanici, che i lavoratori italiani operino in condizioni di comodo e di disimpegno, se teniamo presenti i numerosi casi di morti bianche all'ordine del giorno, su cui spesso e' intervenuto il Presidente della Repubblica per richiedere il rispetto di dignita' e sicurezza. Le morti sul lavoro sono una piaga sociale quotidiana dovuta allo stress da superlavoro e alla mancanza di quelle condizioni di sicurezza che gli imprenditori dovrebbero osservare e che invece, per ridurre i costi, trascurano.
La non-sicurezza del lavoro in Italia e' la piu' drammatica di tutta l'Europa. In Italia si sono verificati circa un milione di infortuni sul lavoro nel 2003 e cinque milioni negli ultimi cinque anni. Secondo l'Associazione nazionale mutilati ed invalidi sul lavoro, una morte sul lavoro, ogni quattro decessi che si verificano in Europa, avviene in Italia. E questo e' un primato che dovrebbe farci vergognare!
Diceva Aldo Moro: «la Costituzione contiene nella sua struttura un pericolo abbastanza grave. Essa nella prima parte tutela i diritti inviolabili, i quali non sono derogabili mediante contratto, ma non dovrebbero mai essere oggetto di revisione costituzionale perche' alterarli significherebbe condannarsi al disordine, al ridicolo, alla tragedia». E questo non e' accettabile. «Percio' e' necessario - commenta Moro - che tutti gli uomini di buona volonta' siano concordi nella difesa di quei principi fondamentalmente umani e cerchino di trascriverli, prima che sulla carta, sulla viva pagina dei cuori». (Aldo Moro, Scritti 1940-1948).

IL CONTRATTO-RICATTO
Nel contratto predisposto dalla Fiat, senza discussione con i lavoratori, vi e' un chiaro condizionamento del diritto di sciopero tutelato dall'articolo 40 della Carta costituzionale. L'accordo prevede infatti sanzioni disciplinari e persino licenziamenti in caso di scioperi per turni di lavoro e straordinari. Vale a dire, in caso di scioperi di natura tipicamente economica. Ma il documento, firmato in una situazione di estremo bisogno dei lavoratori, lede altri due articoli della Costituzione, il 32 e il 36, che sono cruciali, ma di cui gli esperti si sono dimenticati.
In sostanza, il contratto sottoposto a referendum prevede sanzioni economiche contro i dipendenti che intaccano il principio per cui «i lavoratori hanno diritto ad una retribuzione adeguata alla quantita' e alla qualita' del lavoro svolto, e comunque tale da garantire una vita libera e dignitosa».
Ma il contratto aziendale territoriale che vieta lo sciopero per turni di lavoro massacrante, o la mancata concessione del riposo settimanale, «e' illecito - afferma la Corte di Cassazione - siccome in contrasto con il precetto costituzionale dell'articolo 32 che tutela il bene della salute come diritto primario assoluto, e con l'articolo 36 della Costituzione, che tutela la dignita' del lavoro, e non puo' essere validamente derogato ne' da clausole di contratto collettivo o individuale o di altro genere, che sarebbero nulle, ne' dalla legge, che sarebbe sospettabile di illegittimita' costituzionale».
In relazione al diritto fondamentale garantito al lavoratore - quale il diritto di sciopero e il diritto al riposo settimanale o per malattia - la mancata concessione del riposo o addirittura la sua punizione, contrasta, secondo la Consulta, con norme imperative, rispetto alle quali «una eventuale adesione alla disciplina derogatoria da parte del lavoratore (come nel caso di Pomigliano, ndr), non puo' avere rilievo, stante la irrinunciabilita' del diritto leso» (Cassazione, 26 gennaio 1999, sentenza numero 704).
Sicche' coglie nel segno il professor Alberto Capotosti, presidente emerito dalla Corte Costituzionale, quando afferma, in un'intervista all'Espresso del 24 giugno 2010, che il contratto approvato dal 62 % degli operai di Pomigliano e' inutile, piu' che nullo, perche' in contrasto in modo insanabile con la Costituzione. Comprendiamo le necessita' di migliaia di lavoratori costretti a firmare, ma deploriamo che una grande azienda come la Fiat profitti dello stato di bisogno per limitare diritti umani fondamentali.
Ma accanto a queste ragioni di ordine giuridico, si pongono elementi di difesa della democrazia. Ed infatti il contratto aziendale, di cui anche il Partito Democratico invoca incoscientemente l'attuazione, ledendo il dovere di solidarieta' politica, economica e sociale (articolo 2), impedisce la liberta' del lavoratore dal bisogno.

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In questa situazione di aggressione al diritto al lavoro dignitoso a garantito dal diritto di sciopero e contro turni massacranti, vorremmo che il Presidente della Repubblica, il quale, come diceva Calamandrei, e' la viva vox della Costituzione ed il simbolo della unita' nazionale, esercitasse la sua funzione di garanzia, rilevando la incostituzionalita' dell'accordo di Pomigliano e di eventuali altri accordi del genere. Noi auspichiamo che il capo dello Stato continui a svolgere la funzione di filtro delle leggi, respingendo la pretesa della maggioranza che vorrebbe ridurlo a una mera funzione notarile di ratifica delle scelte verticistiche del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri.
Cosi' come speriamo che il Colle richiami i governanti, gli amministratori e gli imprenditori al rispetto del principio di legalita' costituzionale e al perseguimento degli interessi generali dei lavoratori e non settoriali dell'impresa. E richiami le forze di maggioranza e opposizione al rispetto delle norme costituzionali che tutelano il diritto al lavoro e la sua dignita', essendo il lavoro la principale risorsa del nostro sventurato paese.
Se si vuole garantire anche l'obiettivo del soddisfacimento dei bisogni fisici e la possibilita' dello sviluppo civile e spirituale di tutti i lavoratori, si rende necessario un secondo tipo di liberta': la liberta' dal bisogno. L'uomo non dovrebbe essere costretto a lavorare per il soddisfacimento delle necessita' vitali al punto da non avere ne' piu' tempo ne' energia per le occupazioni personali e per svolgere attivita' politica. Senza questa liberta' dal bisogno, la liberta' di esprimersi e' per lui inutile. Il progresso tecnologico potrebbe consentire questo secondo tipo di liberta' se si riuscisse a risolvere il problema della ripartizione della fatica con una riduzione dell'orario di lavoro, e non con un indiscriminato aumento.

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