IL GRANDE BUSINESS - PORTO BELLO
di Andrea Cinquegrani [ 19/06/2010]


Grandi progetti fioriscono, nell'area ovest di Napoli che porta in Terra di Lavoro, lungo la costa flegrea che man mano diventa domizia. Lavori da centinaia di milioni, in bacino di carenaggio la realizzazione di porti turistici per migliaia di posti barca, e poi strutture ricettive, congressuali, parchi gioco, e chi piu' ne ha piu' ne metta, da Pozzuoli fino a Pinetamare. Sogni? Illusioni?
Si', perche' oggi la realta' parla di un vero e proprio inferno. A documentarlo - ultima in ordine di tempo - la maxi inchiesta delle procure di Nola e di Santa Maria Capua Vetere che illustra (con una gigantesca mole di dati, cifre, statistiche, rilevamenti, fotografie, filmati) il saccheggio scientifico del territorio andato in scena da quasi un quarto di secolo. «Per bonificare queste aree ci vorranno anni, forse decenni - spiega un tecnico - quale senso puo' avere, ora, mettere in campo opere faraoniche quando il contesto ambientale e' ormai devastato? Come mettere una ciliegina su una montagna di monnezza». Aggiunge un epidemiologo del Pascale di Napoli, il presidio antitumori piu' grande del mezzogiorno: «La salute futura, in quelle zone, e' a forte rischio, le percentuali di cancro sono in costante aumento, tutta l'area che dalla provincia ovest di Napoli va verso il casertano e' inquinata ogni oltre peggiore immaginazione. Terreni, fiumi, falde, canali, una vera apocalisse».

BOMBEe#8200;ECOLOGICHE
Le cause? Piu' d'una e tutte di matrice politico-delinquenziale. Gli scellerati lavori di “bonifica” dei Regi Lagni, avviati a inizio anni ‘80, la farsa dei depuratori, a cominciare da quello “fantasma” di Cuma, le bonifiche fasulle targate Hydrogest e sulle quali sta indagando la magistratura (che dal canto suo, sempre a Santa Maria Capua Vetere, tre anni fa ha iniziato l'inchiesta “Chernobyl” su altri maxi scempi ambientali perpetrati da una una serie di sigle: da quelle di matrice “ceppalonese”, ad altre partenopee storicamente impegnate nel ramo monnezza, fino all'irpino-torinese De Vizia).
Insomma, di tutto e di piu' per massacrare l'eldorado che fu (nel pezzo a seguire, una rapida carrellata su fatti e misfatti), spaccare quel cuore verde dell'area flegrea che si spinge fin verso il casertano, un tempo meta di vacanze per rigenerarsi e ritemprare la salute...
Ma torniamo a bomba. Ovvero ai maxi progetti che i re del mattone stanno organizzando nell'area (lo scorso numero, invece, avevamo analizzato i mega business di casa Caltagirone che da Gaeta arrivano - fermata d'eccellenza a Fiumicino - fino a Massa e Carrara).
Racconta Fabrizio Andreozzi che da tempo, attraverso l'attivita' del gruppo di “Insurgencia”, denuncia scempi e affari: «Un litorale, quello domizio-flegreo, che soffre di decenni di incuria, scarichi industriali abusivi, edilizia selvaggia, e su cui, oggi, incombono progetti multimilionari. Centinaia di milioni di euro pubblici, in project financing, pronti per finire nelle tasche dei “soliti influenti noti”: dalla realizzazione di un porto turistico a “Pineta mare” con 1200 posti barca, oltre ad una infinita serie di speculazioni immobiliari da parte delle lobby affaristico-criminali, alla realizzazione del progetto “Waterfront” che interessera' l'area industriale ex Sofer con un investimento pubblico di 600 milioni di euro. Per ora». Procediamo con ordine.

VILLAGGIe#8200;CONe#8200;COPPOLA
Primo fronte, area Castelvolturno. Dove e' acquartierato il regno di casa Coppola. Ricordate lo scempio di un villaggio-citta' completamente abusivo che ha fatto il giro del mondo, anni fa? La sceneggiata dello Stato che si “riappropria” del territorio, butta giu' quei mostri a colpi di tritolo, condanna i colpevoli e fa trionfare la legalita'? Bene. Chi ha realizzato quel massacro ambientale, ora festeggia, mettendo in cantiere - con il solito project financing innaffiato da abbondanti fiumi di danari pubblici - le opere per il ripristino delle aree, il rilancio, la realizzazione di maxi lavori, compreso una super porto turistico e, addirittura, un ospedale da mille e una notte.
Chi brinda? Mirabella spa, corazzata della dinasty dei Coppola, una famiglia una storia. Anzi due. Si', perche' sono due i rami familiari che per decenni hanno inondato il territorio di cemento arcimilionario: il ramo di centrodestra, che ha fatto capo a Vincenzo Coppola, e quello di centrosinistra, portabandiera Cristofaro. «Compagno Corrado, benvenuto tra noi», cosi' venne accolto uno sbigottito Augias, ai tempi di Telefono giallo, sbarcato in Terra di Lavoro per vedere quanto stavano combinando i Coppola nella zona di Gricignano d'Aversa (uno dei comuni storicamente “controllati” dai Casalesi), dove a fine anni ‘90 avevano cominciato a mettere in cantiere il maxi insediamento per ospitare i dipendenti della Marina militare americana, gli Us Navy boys fino a quel momento acquartierati nella zona ovest di Napoli, Fuorigrotta-Bagnoli.
Un business che deve andare in porto a tutti i costi, come assicuravano al patriarca Cristofaro, al rampollo Francesco Coppola e al cognato Tiberio Cecere (a quei tempi regista di grossi affari sull'asse Aversa-Tirana), i grossi calibri a stelle e strisce in Italia, a cominciare dal fresco (siamo a fine ‘97) ambasciatore Tom Foglietta e da Ron Dellums, all'epoca presidente della commissione forze armate per la Difesa. Anche a costo di subappaltare lavori a sigle di camorra e di distruggere l'ambiente, non solo naturale (gia' ormai in stato comatoso) ma anche artistico-archeologico, visto che quell'area era ultraricca di resti che risalgono addirittura all'eneolitico!
Ma chi se ne frega, via con le ruspe! E cosi' la yankee city decolla, vanno a gonfie vele gli affari, e “scurdammoce ‘o passato”. Tanto che l'altra rampolla di Cristofaro, Cristiana Coppola, ha rapidamente scalato l'epireo della Confindustria partenopea, per diventare, oggi, responsabile nazionale con delega per il Mezzogiorno. Stessa poltrona, per anni (gli ‘80), occupata da Vincenzo Giustino, la cui corazzata mattonara, Giustino costruzioni, e' protagonista nell'azionariato di Hydrogest, in compagnia della spezzina Termomeccanica.
Del resto, Gricignano e' l'ombelico del mondo, visto che ospita il quartier generale della Aversana Petroli, perla dell'impero Cosentino impegnata nel ricco ramo della distribuzione petrolifera: e proprio a Gricignano erano diretti i 14 vagoni di gpl partiti da Viareggio, quel treno della morte...

TUTTIe#8200;Ae#8200;POZZUOLI
Ma passiamo nell'area tra Cuma e Pozzuoli, un tempo animata da vaticini e sibille, oggi in attesa di colate di cemento milionario, primattori ras locali (ma ormai “globalizzati”), politici in rampa di lancio, star nazionali del calibro di un Marco Tronchetti Provera, mister Pirelli, e di un Pier Francesco Guarguaglini, numero uno di Finmeccanica. «Si tratta di un affare gigantesco - raccontano all'ufficio tecnico del comune di Pozzuoli - perche' questo comprensorio e' stato sempre nel mirino della speculazione, a partire dal bradisisma del 1983, quando e' cominciato l'assalto al centro storico e soprattutto al celebre Rione Terra, dove progettavano addirittura di fare un casino'. Ora siamo alla stretta finale, perche' tutto rientra nel maxi piano di Cosenza e C., dall'area Sofer fino a Pozzuoli, dove sono gia' cominciati i lavori per le prime infrastrutture stradali che collegheranno la tangenziale di Napoli al futuro complesso».
Al centro del business una sigla, Waterfront Flegreo, spa da 500 mila euro di capitale sbocciata a luglio 2006, nel suo scopo sociale «la riconversione e valorizzazione dei centri urbani degradati, delle aree industriali dismesse e delle fasce costiere». Sul ponte di comando, in qualita' di amministratore delegato, un puteolano doc, Livio Cosenza, che grazie alle “somme urgenze” di quel bradisisma (e la realizzazione dell'insediamento monstre di Monteruscello, la cosiddetta Pozzuoli bis) trovo' il propellente ad hoc per far decollare il suo arcipelago societario, (oggi diventato una vera e propria holding), sponsor d'eccezione i dc Vincenzo Scotti (all'epoca ministro della Protezione civile e dei Beni culturali) e Paolo Cirino Pomicino (altro puteolano doc Agostino Di Falco, alla guida della corazzata del post sima Icla).
Torniamo a Waterfront e altri grandi amici in barca. A presiedere il consiglio d'amministrazione Carlo Bianco, settantetenne, napoletano, figura di spicco nell'organigramma di Pirelli Re, la regina del mattone di casa Tronchetti Provera. A super Marco “chairman”, infatti, si affiancano il “chief executive officer” Carlo Puri Negri (protagonista delle cronache giudiziarie negli incroci Telecom-Pirelli), e i “deputy chairman” Giovanni Nassi e Carlo Bianco, ai quali tiene compagnia come “independent director” Reginald Bartholomew, potente ex ambasciatore Usa in Italia (dopo l'era Foglietta).
Nel cda di Waterfront, poi, ecco Francesco Alessandro Cosenza (figlio di Livio), Riccardo Marchioro e Costanzo Jannotti Pecci. Altro settantenne, originario di Salo', Marchioro e' uomo tutto chiesa e banca: ex dc, poi pdl, quindi ai vertici della Regione Lombardia, e' targato Intesa-San Paolo; nella compagine della Autostrade Lombarde spa (la chiacchierata Bre.Be.Mi.) occupa la poltrona di consigliere proprio in rappresentanza dell'agguerrito gruppo bancario. Mastelliano di lungo corso, dal canto suo, Jannotti Pecci, che snocciola il suo curriculum attraverso una serie di sigle tutte coniugate lungo l'asse alberghi-terme-turismo (Minieri spa, Gestur spa, Terme di Boario, Terme Lucane) che per anni ha avuto il suo epicentro a Telese, la cittadina sannita che annualmente ospita (proprio nella sua oasi termale) la feste del Campanile made in Lonardo-Mastella.

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Passiamo ai soci di Waterfront. Il capitale e' interamente detenuto da Milano Investimenti, spa con una dote da 520 mila euro. Uffici nel capoluogo lombardo, in via di Porta Nuova, nata nel 2001, la parte del leone nella compagine di Milano Investimenti (364 mila azioni su 500 mila) spetta a Nuova Domitia, storica impresa dei Cosenza. Il resto (tranne una piccolissima fetta che fa capo a Lido srl) e' appannaggio di casa Bianco, 62 mila azioni per Carlo, 34 mila a testa per i due rampolli, il trentaquattenne Massimiliano e il trentenne Marco.
E Finmeccanica? Proprietaria dei terreni Sofer (una sua vecchia controllata, attiva nel ramo trasporti su ferro) per la bellezza di oltre 50 mila metri quadrati, li ha venduti (“a un prezzo molto favorevole per l'acquirente”, sottolineano all'ufficio tecnico di Pozzuoli) proprio a Cosenza, «mantenendo pero' un 15 per cento delle quote azionarie della societa' che gestira' il business - viene precisato - nonche' il monitoraggio su tutto il progetto e la possibilita' di realizzare un Museo dei trasporti che rievochi i fasti di un tempo».
Per i fasti presenti, invece, ci pensano soprattutto a casa Cosenza. La dinasty, infatti, puo' contare su una presenza da novanta, quella di Giulia Cosenza, onorevole con la casacca del Pdl e, soprattutto, membro della commissione Ambiente e Territorio della Camera, attraverso la quale passano le valutazioni circa la possibilita' di erogare fondi pubblici per le zone da “bonificare”. E visto che tutto il comprensorio e' stato devastato in decenni di assalti selvaggi di camorristi, avvelenatori e speculatori, c'e' oggi - evidentemente - bisogno di molti, molti finanziamenti statali... C'e' chi racconta, in ambienti giudiziari: «Potremmo presto assistere ad un copione gia' visto in occasione dei rifiuti. Ossia la militarizzazione di certi siti, proprio sulla scorta di un'emergenza ambientale creata nel tempo, con ogni probabilita' ad arte. E' piu' facile, a questo punto, far passare progetti e appalti, evitare fastidiosi controlli, dar vita ancora una volta ad una gestione commissariale».

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Quanto basta per gestire flussi che saranno arcimilionari: vuoi europei, oppure statali o regionali, il tutto per «regalare al comune di Pozzuoli - raccontano - la riqualificazione del litorale flegreo dal molo Caligoliano a Punta Epitaffio» (dove tra l'altro e' ubicata la mega villa dell'ex preside di Architettura e per anni assessore pci all'edilizia del comune di Napoli, Uberto Siola, il progettista numero uno di Monteruscello).
Un comune, quello di Pozzuoli, firmatario del protocollo d'intesa con Waterfront per la realizzazione del maxi progetto, che ha le sue gatte da pelare. Sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2005 (sindaco Vincenzo Figliolia della Margherita), poi governato da Pasquale Giacobbe, che solo per una manciata di voti non e' stato eletto alla Regione alle amministrative di fine marzo. Professione dentista, piu' volte consigliere e assessore di centro sinistra, e' stato poi eletto primo cittadino con la casacca Pdl, nonostante la pesante inchiesta giudiziaria (senza peraltro alcuna condanna a suo carico) per alcuni affari che “puzzano”, come la realizzazione del mercato ittico. Il comune, pero', e' andato in tilt a inizio maggio, per le dimissioni di sette consiglieri pdl (e scatenando una vera e propria caccia alle streghe tra i berluscones locali). Dai pesci di ieri, comunque, agli yatch di domani il passo non e' poi cosi' lungo. E in mezzo c'e' una un mare di euro..

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