CORTE DEGLI S-CONTI
di Andrea Cinquegrani [ 13/05/2010]


Corte dei Conti nella bufera. Alti magistrati inquisiti, una scia di “affarismi” che puzza lontano un miglio, nepopotismi e clientelismi a go go, conflitti d'interesse e, sullo sfondo, una “riforma” che rischia di assestare la mazzata definitiva a quello che sembrava uno degli ultimi bastioni contro il malaffare pubblico.
E' il desolante scenario che emerge all'indomani della maxi inchiesta fiorentina su Protezione civile e dintorni, arricchendosi di sempre nuovi tasselli. Ecco l'analisi di un magistrato da anni in prima linea, una voce fuori dal coro: «Mi chiedo: ma c'era poi bisogno di normalizzare una magistratura contabile gia' ampiamente cloroformizzata? Aveva bisogno Berlusconi di provvedere a un'ulteriore depotenziamento della Corte tramite la nomina governativa di un numero maggiore di toghe? Visto quello che sta succedendo e che bolliva nel pentolone da tempo, direi proprio di no». E' bene fornire un dettaglio: nel totale silenzio dei media e, soprattutto, della “opposizione” targata Pd, mesi fa e' stato battezzato il nuovo vestito che indossera' la Corte dei Conti, con un perfetto ribaltamento degli equilibri fino ad oggi in campo: ossia, i membri scelti dalla magistratura saranno da ora in minoranza rispetto a quelli di “espressione” partitica. Un piccolo, grande golpe in piena regola: alla faccia delle regole, della trasparenza, della lotta al malcostume.

CORTEe#8200;CONNECTION
Ma passiamo alla “Corte dei Conti connection”, come viene ormai chiamata da parecchi, soprattutto all'ombra del Vesuvio. E' infatti dal 2007 al vertice della Sezione regionale campana della Corte uno degli inquisiti eccellenti della Bertolaso story, Mario Sancetta, 72 anni, catanese, nel pedigree un incarico preso l'Ice (l'Istituto per il Commercio estero), una passione per gli arbitrati a suon di zeri, un'altra inchiesta da affrontare (quella per l'affaire Global Service del partenopeo Alfredo Romeo, con un Sancetta “amico” - secondo l'accusa - dell'ex provveditore alle opere pubbliche Mario Mautone) ed un fratello anche lui presidente di sezione presso la stessa, generosa Corte: una passione di famiglia, la giustizia contabile.
Nel pedigree di Sancetta, poi, spicca un'altra perla, ovvero il legame con l'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi: ha infatti ricoperto il delicato incarico di capo dell'Ufficio legislativo quando il re delle progettazioni miliardarie era nell'esecutivo targato Berlusconi. E la solida amicizia e' documentata attraverso le conversazioni telefoniche agli atti dell'inchiesta fiorentina, in cui non mancano “promesse” di Lunardi a favore degli “amici” di Sancetta per l'accaparramento degli appalti del G8 alla Maddalena. Amico comune, poi, Diego Anemone, che fa lavori praticamente “a gratis” nella villa di Lunardi, il quale, a sua volta, “beneficia” dell'occhio protettivo di Sancetta, ottenendo un mega sconto (2 milioni di euro circa) per un contenzioso presso la Corte dei Conti. «E' vero che mi ha aiutato per la Corte - ammette Lunardi - ma in amicizia, non da giudice». Quando la dea e' proprio bendata...
Non basta. Perche' Sancetta a fine dicembre 2009 - quando con ogni probabilita' l'inchiesta dei pm di Firenze era a buon punto - ottiene un altro incarico extra-istituzionale, ossia l'arbitrato che vede contrapposti Anas e Itinera. «Un palese conflitto d'interessi - viene sottolineato da non pochi addetti ai lavori - perche' tutti sanno che l'Anas e' sottoposta al controllo e alla vigilanza tecnico-operativa del ministero delle Infrastrutture, dove ha prestato la sua opera Sancetta. Come mai la Corte ha chiuso gli occhi? Perche' l'Autorita' per la vigilanza sui Lavori pubblici presso l'apposita Camera arbitrale non ha battuto ciglio?». Va precisato che quest'ultimo organismo, ovvero la Camera arbitrale, e' capeggiata dal presidente di Sezione della stessa Corte dei Conti Giangiorgio Paleologo, che poi ne e' diventato Segretario generale.

INTERESSIe#8200;ee#8200;CONFLITTI
Da un conflitto grande come una casa all'altro eccoci al secondo big della Corte, il napoletano - arieccoci - Antonello Colosimo. Membro della stessa sezione regionale della Corte (a partire dal 2001, e di nomina governativa) ovviamente amico di Sancetta, denominatore comune - secondo i pubblici ministeri fiorentini - l'ennesimo “amico” della story, Francesco Piscicelli, l'imprenditore che nella tragica notte del terremoto a L'Aquila (ormai per tutti Draquila, dopo il pungente docu-film di Sabina Guzzanti), «se la rideva come un matto nel suo letto».
Dalle carte dell'inchiesta spuntano le pressanti richieste di lady Colosimo ai cari costruttori per lavoretti da effettuare nella villa con piscina a Capri. Bazzecole, pinzellacchere per uno, come Colosimo, che s'e' formato alla scuderia dei Gava boys, visto che proviene dai ranghi apicali delle Poste. Ha poi occupato la poltrona di vice “alto” commissario per la lotta alla contraffazione (nomina ministeriale), mentre oggi - tra l'altro - nel suo curriculum fanno capolino anche l'ufficio di controllo sul ministero delle Attivita' produttive (sic), con una delega anche alle verifiche sull'Asi, vale a dire l'Agenzia Spaziale Italiana. Misteri di carte e Corti...
Il conflitto? Eccolo servito. In tre portate. In piena inchiesta sulla Bertolaso band (un po' come nel caso di Sancetta) Colosimo riceve l'incarico - proprio dalla Protezione civile - di coordinatore della “Commissione di Garanzia” istituita a fine maggio 2009 presso la presidenza del consiglio dei ministri «per ottimizzare - cosi' recita il decreto - il collegamento tra il Comitato interministeriale per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unita' Nazionale e il Comitato dei Garanti (a sua volta istituito un paio di mesi dopo, a luglio, ndr), da una parte, e la “Struttura di missione per la celebrazione dei 150 anni dell'Unita' d'Italia”, dall'altra».
Insomma, una delle solite patacche all'italiana - e' il caso di dirlo, tanto piu' in occasione delle celebrazioni - per far volare milioni in lavori gonfiati, commissioni ad hoc, consulenti d'oro, comitati di pseudo controllo.
E'la stessa Corte dei Conti a negare l'ok al suo Colosimo. Il quale, imperterrito, si rivolge al Tar del Lazio, per veder riconosciuto il suo sacrosanto diritto. Il tribunale amministrativo il 26 novembre 2009 gli da' ragione, con una motivazione che ha dell'incredibile. Leggere (alcuni passaggi) per credere: «Dagli atti e' emerso che il ricorrente, assegnato in via principale alla sezione centrale controllo di gestione Amministrazioni dello Stato, fa tuttavia parte del II° collegio, che non si occupa della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonche' che egli, assegnato in posizione aggiuntiva alla gesione centrale del controllo di legittimita' degli atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, si occupa di atti del ministero economia e finanze». Per questo - e' il succo della sentenza firmata dalle toghe del Tar laziale - «non sembrano ravvisarsi i profili di incompatibilita', in quanto solo in casi particolari e meramente eventuali il ricorrente (Colosimo, ndr) potrebbe trovarsi a dover concorrere - quale componente dell'organo collegiale - alla trattazione di questioni concernenti la Presidenza del consiglio». In questi casi, viene aggiunto quasi a mo' di excusatio non petita, «egli potrebbe ben ricorrere allo strumento dell'astensione».
Non e' finita, perche' il 17 marzo e' arrivato il parere definitivo del Consiglio di Stato. Breve, succinto e compendioso, in quanto, nel frattempo, “la materia del contendere”, ovvero l'agognata “Commissione di garanzia “ per le celebrazioni unitarie, e' stata abolita con un provvedimento del 3 novembre 2009.
Per la serie: tanto rumore per nulla. Ma gli incarichi fanno sempre - eccome - gola...

ALLA CORTE DI BEATRICE
La Corte dei miracoli made in Naples (e non solo) si popola comunque di altre significative presenze. Stavolta femminili. Due in particolare. Vediamole.
«Lady Corte” - cosi' l'hanno soprannominata non pochi nel palazzone di via Acton, alle spalle del celebre Maschio Angioino - si chiama Beatrice Montecuollo, braccio destro di Sancetta, presenza-ovunque tra le montagne di carte e documenti spesso di grosso rilievo amministrativo e anche penale. «Pur trattandosi di una funzionaria con posizione economica ex C2 - precisano alcuni suoi colleghi - visiona in anteprima tutta la posta e i flussi documentali dell'ufficio, ruolo che spetterebbe invece ad un funzionario di qualifica piu' elevata, come succede in tutti i rami della pubblica amministrazione. Evidentemente, e' stata premiata». Per via della marcata “esposizione” nell'ambito dell'inchiesta napoletana su Global Service, Mautone e C.? Forse.
Ricordano in procura, a Napoli: «Sancetta avanzava richieste che la sua segretaria fosse inserita in qualche commissione di collaudo, circostanza che poi vi e' effettivamente verificata». Cosi' come la nomina in qualita' di commissario ad acta: per fare un solo esempio, in materia di Asl. La dinasty dei Montecuollo viene da lontano: stretta osservanza dc, credo gavianeo, raggio di azione nel casertano, il patriarca Lorenzo Montecuollo e' stato piu' volte consigliere e assessore regionale nei dorati (e dorotei) anni ‘80. Beatrice, poi, ha una sorella piu' giovane, Amelia, anche lei «vincitrice di concorso alla Corte dei Conti», come raccontano nel palazzone, dove viene aggiunto: «un terzo fratello Montecuollo, dal canto suo, e' impegnato nel dopo terremoto a L'Aquila, a quanto pare chiamato dalla Protezione civile».
Chi di sicuro si rimbocca le maniche nel capoluogo abruzzese martoriato dal sisma e' l'altra dark lady della Corte vesuviana. Si tratta della casertana (e' originaria di Trentola Ducenta, un piccolo comune in Terra di Lavoro) Giovanna Andreozzi. «Circa un anno fa, dopo il sisma, e' stata chiamata a L'Aquila dalla Protezione civile - viene raccontato - con un incarico di direttore generale e competenza anche sugli appalti. E' stata una dei bracci operativi di Guido Bertolaso». A confermarlo ci sono delle conversazoni telefoniche, agli atti dei pm. In una di esse vien fatto esplicito riferimento ad una collaboratrice col vertice della Protezione. E' proprio l'ubiquo Sancetta (fra l'altro “capo” della Andreozzi) ad aprire cosi' il suo cuore ad un altro pezzo da novanta nel business aquilano, l'imprenditore Rocco Lamino: «... e poi ora deve venire da me... mi ha chiesto... come dire... di parlare una signora che stava alla Corte a Napoli... e' capo missione non so, li', alla Protezione civile... con Bertolaso... Io devo prima sondare cosa vuole da me, poi magari le posso dire... per non sembrare che uno ce li ha gia' pronti...».
Prima di macerie e commesse, nel pedigree di Andreozzi facevano capolino montagne di monnezza. La dinamica funzionaria della Corte, infatti, era stata chiamata ai vertici del commissariato per l'emergenza rifiuti proprio ai tempi di Bertolaso-Nembo kid per far sparire in un battibaleno i rifiuti sulle strade di Napoli (e per spianare la strada della vittoria al mago Berlusconi nell'appuntamento elettorale 2008). Il suo esempio, pero', non e' rimasto isolato, visto che «altre unita' di personale amministrativo della sezione regionale di controllo hanno prestato attivita' di lavoro staordinario presso il Commissariato straordinario per i rifiuti, tutto cio' autorizzato dal dirigente pro tempo senza ovviamente alcuna opposizione da parte del presidente Sancetta».
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: quale effettiva “autonomia” puo' aver supportato l'indagine avviata proprio sull'emergenza (e il business) rifiuti dalla stessa Corte dei Conti campana nel suo programma di controllo circa la gestione 2009 e prorogata poi per il 2010?
Commentano sconsolati alcuni funzionari: «interi filoni d'indagine, nel corso di questi ultimi anni, sono stati letteralmente abbandonati. Con tutto il peso che cio' comporta per le casse dello Stato e invece per la gioia di chi vuol saccheggiare l'erario. Per fare un solo, eclatante esempio, quello arcimilionario riguardante l'assegnazione di consulenze da parte degli enti locali, con specifico riferimento ai comuni e alle province». Praterie del tutto inesplorate, sul versante dei maxi sprechi. Alla faccia dei contribuenti spremuti di tasse e balzelli.

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