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TU CHIAMALA SE VUOI OPPOSIZIONE
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di
Ferdinando Imposimato [
05/05/2010]
Le recenti elezioni regionali, assieme alla vittoria della maggioranza in importanti regioni del Sud, del Centro e del Nord, vedono una flessione dei due maggiori partiti, Pdl e Pd, che hanno ceduto voti dei delusi all'area dell'astensione e voti di protesta agli alleati minori (come la Lega e Grillo). Una delusione e' stato il risultato dell'Italia dei Valori, che vagheggiava un'avanzata massiccia, fino a raggiungere il limite del 10%. Ed invece Antonio Di Pietro non ha superato il 7%. Il Pd in 24 mesi, tra il 2008 e il 2010, ha perso il 43% dei suoi voti. Ed e' vero che il Pdl perde anch'esso il 40% dei voti, ma le sue perdite vanno in direzione della Lega. In nessun modo, quindi, Pd e Idv vengono presi in considerazione dagli elettori come una alternativa possibile.
La presenza di Massimo D'Alema, che dilaga dopo la cacciata di Paolo Ruffini da RAI 3, e la carenza di proposte del segretario del Pd, hanno segnato la sconfessione del binomio Bersani- D'Alema, i quali pero' non vogliono prenderne atto, ma restano attaccati alle poltrone.
Sul fronte dell'Idv, l'attacco di Beppe Grillo a Luigi De Magistris ha vanificato il valore aggiunto del magistrato napoletano, una vera e propria delusione per i sostenitori dell'area dei movimenti di Grillo, che confidavano in un suo ruolo decisivo per fare cessare la vergogna della spartizione illecita dei fondi comunitari, appannaggio esclusivo di mafiosi, ndranghetisti e camorristi, oltre alla pletora di politici e burocrati che gestiscono il grande business dei fondi. Ed e' penoso l'atteggiamento riduttivistico dei leader del Pd, che si consolano con un poco convinto «abbiamo tenuto» le posizioni. Il maggior partito di opposizione regredisce anziche' avanzare, nonostante la serie di clamorose defaillances del premier, coinvolto negli scandali delle escort, nella vergogna delle leggi ad personam - lodo Alfano e legittimo impedimento - nella mancata soluzione del problema del lavoro, nella delusione delle aspettative dei giovani, nella presenza nel Pdl di politici collusi con la mafia e condannati in primo grado, e di altri esponenti collusi con la camorra,
Un partito di opposizione che non trae vantaggio da questi tracolli e che si limita ad andare a ruota delle pur lodevoli iniziative del popolo viola, dovrebbe riconoscere il proprio fallimento e la assoluta mancanza di prospettive di riscossa per le elezioni del 2013.
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L' improcrastinabile ricambio della classe dirigente del partito di opposizione dovrebbe essere un obiettivo costante dei movimenti, coscienza critica dei partiti. Essi devono vigilare sulla corretta tenuta democratica dei partiti, patrimonio di tutti e non solo degli iscritti. E vigilare costantemente in difesa della Costituzione contro ogni riforma liberticida.
Considero positivo e in gran parte da condividere il manifesto del popolo viola, che stabilisce delle regole relative alla vita del movimento, alla organizzazione e al rapporto con i militanti e i partiti. Questo e' un passaggio necessario, indice di democrazia e di volonta' di radicare il movimento nella societa' civile e di renderlo stabile. Mi lascia perplesso - e lo dico con umilta' - il riferimento alla democrazia diretta, nel punto in cui si dice: «Il Popolo Viola si configura come movimento d'opinione a democrazia diretta, in cui le varie istanze vengono sottoposte a libero dibattito attraverso il piu' ampio ventaglio di mezzi di comunicazione disponibili, secondo il principio di collaborazione e della educata dialettica». L'idea di affidare le “istanze” alla discussione di tutti i membri del movimento e' sicuramente un fatto positivo, ma la scelta dovrebbe essere, alla fine, del coordinamento nazionale, sulla base delle valutazioni non vincolanti che vengono dagli organi periferici del movimento. Capisco lo spirito di partecipazione diffusa alle scelte, ma questa non sempre e' possibile, quando si tratti di materie di estrema complessita' e tecnicita'. Diversamente si rischia di andare incontro alla paralisi del movimento. Non tutti, ad esempio, sono in grado di rendersi conto delle riforme della Costituzione e dei trucchi che alcuni governanti pongono in essere per frodare il consenso della pubblica opinione.
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Preliminare ad ogni riforma e' la soluzione del conflitto di interessi che il capo dello Stato dovrebbe sollecitare al Parlamento, come fece Carlo Azeglio Ciampi. Diversamente la prospettiva della alternanza - essenza della democrazia secondo Aristotele - sara' vanificata per sempre dal dominio assoluto nelle tv da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il quale in tal modo preclude a chiunque di competere alla pari con lui: egli sara' il solo a proporsi alla pubblica opinione schiacciando tutti i suoi avversari, qualunque sia il loro valore. E saranno violati gli articoli 3 e 51 della Costituzione, il primo sulla liberta' ed eguaglianza di opportunita' per tutti, l'altro secondo cui ogni cittadino ha la liberta' di partecipare alla competizione politica in condizioni di parita' con gli altri. Invece, di fatto, tale parita' non esiste. Ancor piu', a questo punto, la riforma presidenziale sarebbe un suicidio per la sinistra e la fine definitiva della democrazia.
Per questo stupisce il fatto che il segretario del Pd Pierluigi Bersani possa avere ipotizzato, sulla scia di D'Alema, un dialogo con la maggioranza sul tema del presidenzialismo, rifiutato persino dal presidente della Camera.
Un diritto da perseguire con ogni mezzo e' il diritto al lavoro, violato dalle politiche liberiste e protezionistiche del Governo. La Banca d'Italia ha denunziato la perdita di migliaia di posti di lavoro, l'aumento del ricorso alla cassa integrazione, la riduzione dei redditi delle famiglie, la chiusura di negozi e attivita' artigianali e professionali, le difficolta' delle piccole e medie imprese. In questa crisi drammatica i piu' penalizzati sono i giovani, le donne e il mezzogiorno. La sola possibilita' di superarla risiede da una parte nella lotta allo sperpero delle risorse pubbliche, di cui si e' resa protagonista la protezione civile per miliardi di euro, dall'altra nella ripartizione del lavoro fra tutti, con una riduzione dell'orario di lavoro. In Francia questo obiettivo e' stato realizzato da anni.
Altro punto essenziale e' il rilancio del Parlamento. Mi ha molto colpito la notizia che un parlamentare della Lega, Matteo Brigandi', abbia rassegnato le dimissioni dal Parlamento, riconoscendo l'assoluta inutilita' del suo ruolo. E' un gesto passato sotto silenzio che dovrebbe preoccupare tutti. Il parlamento esiste solo sulla carta. Di fatto il premier non ammette dissensi interni ed esterni, come dimostra la recente, clamorosa rottura con Gianfranco Fini. Vuole diventare presidente della Repubblica - lo ha rivelato Umberto Bossi al Pais - attraverso uno stravolgimento della Costituzione da realizzarsi in cambio della riforma federale al buio perseguita dalla Lega.
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