CALTAGIRONE - PORTI CON LE ALI
di Andrea Cinquegrani [ 05/05/2010]


Un mare di milioni per le corazzate dei mattonari romani baciati dalla fortuna, Acqua Marcia in pole position. Dal piu' grande scalo europeo del futuro, Fiumicino, lungo la costa tirrenica, fino a Massa Carrara, dove va in porto lo scempio degli scempi...
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Fine anno col botto per chi ha deciso di puntare le sue fiches milionarie nel business dei porti. E inizio altrettanto “fortunato”, costallato di tric trac che corrono soprattutto lunga la costa tirrenica, epicentri Lazio e Toscana. Crisi vaffanculo, secondo i tycoon di ruspe e cemento, abbiamo trovato il nuovo eldorado nella nautica, nell'accoglienza portuale, saremo polo di attrazione unico al mondo. Poco importa se, cammin scavando, poi viene fatto scempio dell'ambiente e il territorio irrimediabilmente sfregiato.

ILe#8200;CASOe#8200;FIUMICINO
4 febbraio. Dopo 32 anni di trepidante attesa, a piazzale del Faro si celebra la “posa della prima pietra” del futuro maxi porto di Fiumicino, subito battezzato il “Porto della Concordia”, perfettamente bipartizan, fortemente voluto da centrodestra e centrosinistra. Tra fiumi di champagne e pacche sulle spalle, in prima fila il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli, il vicepresidente della Regione subentrato a Piero Marrazzo, Esterino Montino, il numero uno della Provincia, Nicola Zingaretti. A far gli onori di casa mister mattone Francesco Bellavista Caltagirone, presidente del gruppo Acqua Marcia, che con la controllata Acqua Tirrena ha deciso di puntare molto - tra i tanti affari di casa, che spaziano dalle costruzioni a bordo della corazzata Vianini, fino all'informazione, con Messaggero e Mattino in prima fila - sui porti turistici e commerciali. Tra i 400 e i 500 milioni di euro l'investimento previsto («in una perfetta sinergia pubblico-privato», come e' ormai in voga secondo i collaudati copioni del project financing, regolarmente a vantaggio della parte privata), per realizzare quattro darsene principali capaci di ospitare 1500 imbarcazioni, piu' due yacht clubs, un albergo 5 stelle, centro congressi, spazi commerciali e residenziali, aree verdi (80 mila metri quadrati, assicurano i promotori).
Insomma, la location ideale «per i tanti - hanno sottolineato nel Fiumicino day - in tutta Europa che possiedono un'imbarcazione e troveranno ideale il nostro porto, facilmente raggiungibile da qualunque capitale europea, a un passo dall'aeroporto». «Cosi' - e' stato aggiunto - chi vuol vedere come sta in salute il proprio yacht, potra' venir qui, rilassarsi, ritemprarsi tra mille comfrot e poi riprendere il volo verso casa con estrema facilita'». La ricetta per salvare la nostra economia? Forse, visto che - garantiscono - ogni posto barca assicura 4 posti di lavoro tra diretto e indotto. Ma, soprattutto, vagoni da milioni di euro per chi realizza i lavori (contando su fondi pubblici a go go).

ACQUEe#8200;MARCE
L'appetito vien mangiando, e il gruppo Caltagirone non sta certo li' a guardare. Due la direttrici di marcia, una verso sud e l'altra a nord. Sull'onda dell'entusiamo per Fiumicino, infatti, potra' riprendere corpo anche il project financing per l'ampliamento del porto di Ostia, a pochi chilomteri di distanza: appena una cinquantina di milioni di euro per circa 250 posti barca. Poi, in rapida carrellata, le tappe di Anzio, Latina, Circeo e Gaeta, una sorta di mini tour costiero della fortuna. A fotografare la situazione e' Giuseppe Parroncini, assessore uscente ai “porti, aeroporti, energia e rifiuti” della Regione Lazio, Pd. «Dopo Fiumicino - dichiarava Parroncini - il progetto di Anzio sta per ripartire». La conferma viene dal sindaco, Gaetano Bruschini di An: «abbiamo gia' a nostra disposizione le aree dove si insediera' la parte commerciale, per quella turistica siamo in attesa dell'accordo di programma con la Regione». I fondi necessari? A quanto pare bastano 130 milioni di euro.
Piu' cara l'operazione messa in cantiere per Latina-Foceverde, oltre 300 milioni in ballo per la sola ristrutturazione (e non sarebbero previsti posti barca aggiuntivi); ma il disco verde tarda ancora ad arrivare. Cosi' come a Gaeta, dove per il nuovo look della base nautica “Flavio Gioia” sono sufficienti una decina di milioni. A un tiro di schioppo, Formia, si aspetta il varo del project financing firmato anche dal gruppo Ranucci: dopo alcuni ostacoli burocratici, ora siamo alla stretta finale e al battesimo del progetto definitivo del nuovo porto da oltre 600 posti barca per un'ottantina di milioni di euro. Segna il passo, invece, San Felice al Circeo, in attesa di una conferenza dei servizi e dell'esito di alcuni ricorsi al Tar: forse perche' in ballo ci sono “solo” 6-7 milioni di euro?

ILe#8200;CAVALLOe#8200;DIe#8200;TRAIA
Passiamo a nord di Roma, ed eccoci a Civitavecchia. Si attenda solo il VIA (Valutazione d'impatto ambientale) per sdoganare 200 milioni di euro e dar nuovo smalto al vecchio ma strategico porto da 800 posti barca. Cinque anni per effettuare i lavori (compreso un albergo) che vedranno impegnato anche il gruppo Cozzi Parodi. In fibrillazione anche i dintorni, con una Riva di Traia pronta ad accogliere 600 imbarcazioni, mentre ancora soltanto in cantiere l'ampliamento (700 posti) previsto ormai da tempo per Santa Marinella.
Sempre in zona, con un'incursione interna da poche decine di chilometri, eccoci a Viterbo, dove rombano i motori per la realizzazione del secondo aeroporto del Lazio, perfettamente inutile (viste le stime di traffico previste), nefasto per il tremendo impato ambientale su aree d'immenso valore storico-archeologico, elettoralistico e bipartizan al punto giusto: uniti nel si', fra i tanti, l'ex presidente della Provincia di Viterbo (ed ex tesoriere Ds) Ugo Sposetti, l'ex sindaco ed ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni (Pd, ex Margherita), il sindaco attuale, pdl, Giulio Marini e il fresco assessore per “aeroporto e agricoltura” Giovanni Bartoletti (ex ufficiale pilota). Progetto decollato col governo Berlusconi (ministro dei trasporti Pietro Lunardi) e “volato” sotto le ali dell'esecutivo di Romano Prodi (ministro il pdci Alessandro Bianchi). 1 miliardo di euro l'investimento previsto, a gestire lo scalo sara' la capitolina ADR (Aeroporti di Roma) e a realizzarlo sapete chi? Ma la Vianini, of course...
MASSAe#8200;CRITICA
A bordo dei vascelli di casa Caltagirone ci avviamo ora ad una tappa strategica, quella di Massa e Carrara, dove e' stato appena varato un altro progetto faraonico. E supercontestato. 30 dicembre 2009. Nelle aule consiliari dei due comuni “rossi” viene approvato un protocollo d'intesa (si tratta rispettivamente delle delibere numero 108 e 125) per “Il Piano Regolatore del Porto di Marina di Carrara e per il Porto Turistico di Carrara e di Massa”. Un obiettivo perseguito con tenacia per anni, fra ostacoli d'ogni tipo, complice la solita opposizione delle “bande ambientaliste” e di una sfilza di associazioni di cittadini, tutti preoccupati circa il futuro del loro territorio. Si tratta dello stesso progetto gia' superbocciato otti anni fa dal ministero dell'ambiente. E non solo. Vediamo, in rapida sintesi, di ricostruire l'incredibile iter.
1999. L'Autorita' Portuale di Marina di Carrara incarica un gruppo di progettisti (coordinato dall'ingegner Alberto Noli, all'epoca componente della terza sezione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici) di allestire un progetto per la realizzazione del porto turistico e l'ampliamento di quello commerciale. Saranno proprio la terza e quarta sezione del Consiglio superiore, il 12 dicembre 2001, a dare il loro ok. Esattamente un anno dopo, a dicembre 2002, arriva il disco rosso “congiunto” dei ministeri per l'Ambiente e per i Beni culturali (il progetto, infatti, non aveva ottenuto il rituale V.I.A.). E contiene una serie di rilievi pesantissimi. Per fare solo due esempi: «il nuovo porto turistico rappresenta un elemento di rilevante pressione sul territorio principalmente in termini di interferenza con la pineta e con il centro urbano»; e poi, «la interferenza delle opere previste sulle foci dei torrenti Carrione e Lavello rappresenta un elemento di rilevante criticita' ambientale in termini di dinamiche evolutive dei corsi d'acqua».
L'Autorita' Portuale fa finta di niente e avvia i lavori per mettere in cantiere una parte del progetto, realizzando un “ampliamento in mare” del “Piazzale Citta' di Massa”; detto fatto, in meno di un anno, siamo a marzo 2003, le opere vanno “in porto”, «spostando - spiegano i tecnici - la sponda destra della foce del torrente Carrione di circa 300 metri».
Passano pochi mesi, cominciano le prime piogge e il 23 settembre il Carrione rompe gli argini a Carrara centro, straripa nelle frazioni di Avenza e di Marina di Carrara, dove va praticamente sott'acqua tutto l'abitato. «Una delle cause principali di dissesto del bacino inferiore del torrente e' da ricercare proprio nell'aver realizzato l'allungamento della sponda della foce». A puntare l'indice e' il geologo Riccardo Caniparoli, docente di Valutazione d'impatto ambientale, le cui “previsioni” erano state, tra l'altro, alla base del no deciso dai due ministeri nel 2002.
Non soddisfatta, l'Autorita' portuale si rivolge al Tar del Lazio per opporsi alla bocciatura del suo progetto, che aveva gia' cominciato a dare i suoi primi, tragici frutti. A maggio 2007 arriva la sentenza: un altro disco rosso, quel progetto non s'ha da fare. E pare prenderne atto perfino l'Autorita' portuale, che non presenta ricorso al Consiglio di Stato. Quel no, dunque, e' ormai definitivo.
Ma non per lobbies e partiti, che non intendono lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione. E cosi', come se niente fosse successo, il 13 marzo 2009 il consiglio comunale di Massa approva un fantomatico “Piano Strutturale”. Che sara' mai? Niente di piu', niente di meno che lo stesso progetto superbocciato, «dove viene scelta - spiega Caniparoli - la zona della foce del fosso Lavello quale area per edificare il porto turistico al confine con il comune di Carrara». Seconda tappa l'11 dicembre, quando il consiglio comunale di Carrara approva la “Variante al Piano Strutturale”, dove si individua - continua il geologo - «la zona compresa tra l'attuale porto commerciale, la foce del Carrione e quella del Fosso Lavello come zona per l'espansione del porto commerciale e per la realizzazione di quello turistico». Cin cin di fine anno il 30 dicembre, con un brindisi congiunto e la delibera doppia, un ok al quadrato per un progetto che rischia di far collassare l'intero comprensorio.
Si mobilitano subito le associazioni, di nuovo sul piede di guerra per sventare il “golpe” intercomunale (tra l'altro - fanno notare parecchi cittadini - le delibere comunali di Massa e di Carrara sono state approvate proprio nei giorni in cui le province di Lucca e di Pisa erano sott'acqua per l'emergenza del fiume Serchio). In prima fila A.Ge.Par.C. (Associazione Gestori parchi di Campeggio), che a febbraio 2010 presenta ricorso al Tar, allegando una documentassima relazione firmata da Caniparoli. «La zona non e' idonea - sottolinea il docente - in quanto, se venisse li' realizzato il porto turistico, si verificherebbe l'impaludamento di Marina di Carrara, l'allagamento della frazione medioevale di Avenza ad ogni abbondante pioggia, la distruzione di quel poco di arenile ancora presente, e infine un immenso sperpero di denaro pubblico».
Tanto sfascio futuro per cosa? Per creare il mega porto. Giusto a meta' strada fra Massa e Carrara. I sindaci dei due comuni, Roberto Pucci e Massimo Zubbani, il 4 febbraio erano tra i piu' vispi alla convention di Fiumicino. «Un viaggio d'istruzione - commenta Claudio Figaia sulle colonne del Tirreno - per capirne di piu' su cosa vuol dire realizzare un porto turistico e per vedere da vicino il suo impatto». Raccontano al comune di Carrara: «Acqua Marcia realizza tutte le opere, e a breve, per maggio, verra' creata una societa' di gestione ad hoc a maggioranza, almeno il 70 per cento, Caltagirone, il resto con altri imprenditori locali di spicco». Ad aggiudicarsi quella fetta gestionale, in realta', dovrebbe essere un gruppo ben preciso, quello che fa capo al big del marmo - e della nautica - Giorgio Vanelo. «Un nome - gongola un altro reporter, Alessandra Vivoli - che, dicono i bene informati, sarebbe una vera e propria garanzia della serieta' con cui l'imprenditoria apuana sta guardando al progetto del porto turistico». Un doc.

UN OSPEDALEe#8200;“UNICO”
Altri “bene informati” della zona, invece, raccontano una storia un po' diversa. Fatta a base di milioni di euro, appalti, cemento, consulenze, posti di lavoro. Ecco cosa ricostruisce un funzionario del comune di Massa: «Hanno siglato una sorta di patto non scritto, sponsorizzato da pezzi importanti della politica regionale e non solo. In base a questo accordo nell'area devono partire due maxi opere: il nuovo porto e l'Ospedale Unico Apuano. Il primo assegnato al gruppo Caltagirone, il secondo appannaggio di un pool di grandi imprese: Astaldi, Techint e Pizzarotti». Una spartizione in piena regola, per la gioia di politici e mattonari.
Regine delle costruzioni, la romana Astaldi e la parmense Pizzarotti, negli anni ‘80 molto vicine all'allora ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino (e Pizzarotti, a sua volta, anche ad una ditta, la Sorrentino Costruzioni Generali, protagonista nel dopo terremoto campano e contigua ai clan). Techint, dal canto suo, fa capo al gruppo Rocca, storicamente legato al numero uno dell'Eni Paolo Scaroni, che proprio in quell'azienda ha mosso i suoi primi passi da “imprenditore” privato; il nome di Techint, fra l'altro, fa capolino nelle carte giudiziarie sull'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in particolare sulle attivita' somale di alcune sigle italiane (in prima linea il gemellaggio con il gruppo Emit dei fratelli Giuseppe e Ottavio Pisante) impegnate nella realizzazione di misteriosi “pozzi”.
Ma dove sara' realizzato il mega Ospedale Unico, cento milioni di investimento iniziale previsto, il cui progetto e' stato varato esattamente due anni fa, a maggio 2008, e inserito nel Programma Regionale di Sviluppo? Dicono a mezza voce nell'ufficio tecnico di Massa: «La zona non e' delle migliori. E' piuttosto paludosa e secondo alcuni a rischio idrogeologico. E anche sismico». Non era meglio prevederlo da qualche altra parte? «Hanno scelto con attenzione. Cosi' si verifichera' la “sorpresa geologica” e i costi, vedra', raddopieranno. Se basta...».

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