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CASORIAGATE - UN ANNO DOPO
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di
Rita Pennarola [
05/05/2010]
Nel primo anniversario della “discesa di Casoria”, quell'arrivo del premier Silvio Berlusconi alla festa per il compleanno di Noemi Letizia, che fece il giro del mondo sui giornali, siamo andati a vedere come sono cambiati gli scenari relativi alle questioni “calde” che furono sul tappeto quella sera. Ecco tutta la serie di inquietanti novita', giusto un anno dopo.
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Il cerchio si stringe. E cosi' l'aria intorno ai referenti politici dei Casalesi si sta facendo sempre piu' irrespirabile. Le ultime tappe in ordine di tempo dell'offensiva lanciata contro i Casalesi dalla Dda partenopea stanno segnando momenti investigativi sempre piu' determinanti. Come l'arresto, avvenuto il 13 aprile scorso, del boss superlatitante Nicola Panaro. Catturato con un autentico blitz in una villa di Lusciano, estrema periferia di Casal di Principe, da cui controllava ancora buona parte del clan, Panaro non e' uno qualunque. E non soltanto perche' era gia' da tempo nell'elenco dei criminali piu' ricercati del mondo.
Quel nome, Nicola Panaro, ricorre infatti piu' volte nell'ordinanza di arresto a carico del sottosegretario all'economia Nicola Cosentino emessa dai pubblici ministeri Giuseppe Narducci ed Alessandro Milita. Un provvedimento che la Cassazione ha confermato, non senza sottolineare l'urgenza di frenare «un politico di caratura medio-alta, in costante ascesa, che controlla molte delle amministrazioni comunali che conferiscono alla societa' mista (nel settore rifiuti, ndr) gli affidamenti diretti».
«Mi sono incontrato con questo politico (Nicola Cosentino, ndr) almeno un paio di volte a casa di Nicola Panaro a Casal di Principe, fratello del noto Sebastiano. Era insieme al Natale e si mise a parlare con Sebastiano Panaro, al quale i due consegnarono anche la lettera di “Sandokan”. La lettera, peraltro accuratamente sigillata con scotch, non fu aperta in quella circostanza in quanto era assolutamente vietato agli affiliati leggere le lettere inviate dal capo senza che fossero presenti i rappresentanti di tutti i gruppi. In un'altra circostanza ancora il Natale insieme al politico in questione vennero alla mia pizzeria di Casapesenna che si trova in Corso Europa ed e' l'unica del paese e consegnarono una lettera di “Sandokan” a “Rafilotto” Raffaele Diana e Zagaria Vincenzo, presente in quel momento nel mio locale. Questi due episodi si sono verificati tra la fine del ‘95 e l'inizio del 1996». Chi parla e' Domenico Frascogna, un collaboratore di giustizia ritenuto attendibile dalla procura. La prima verbalizzazione e' del 22 dicembre 1997, quando Frascogna «attribuisce a Schiavone Francesco di Luigi detto “Cicciariello” l'emanazione dell'ordine di appoggiare il candidato Cosentino».
Il 26 gennaio ‘98 Frascogna rincarera' la dose raccontando l'incontro a casa del boss Panaro e le mansioni di “postino” di fiducia del clan affidate in quel periodo a Nicola Cosentino da Sandokan in persona. Aggiungendo alcuni dettagli: «(…) Natale Sebastiano. Si tratta di un parente degli Schiavone. Questo Natale fa da “staffetta” tra il gruppo ed il “Sandokan” latitante portando ordini e notizie e lettere di quest'ultimo. In pratica quando “Sandokan” intendeva farci avere notizie utilizzava questo Natale. Il Natale peraltro svolgeva questo suo compito unitamente ad un politico originario ed abitante a Casal di Principe». Lui, il sottosegretario, Cosentino ‘o mericano, soprannome che ha ereditato dal padre Silvio.
Cosa accadra' ora dopo l'arresto di Panaro? Quali nuove rivelazioni si attendono da lui gli investigatori?
E' presto per dirlo. Ma intanto un nuovo blitz e' scattato lo scorso 19 aprile nell'enclave dei Cosentino, nella stessa Casal di Principe dove proprio quel giorno si concludevano le operazioni di voto per eleggere il sindaco. Solo due le liste, entrambe di area Pdl-Udeur. E, guarda caso, la perquisizione viene effettuata anche nell'ufficio di Antonio Corbino, fedelissimo del candidato sindaco del centrodestra Elio Natale, cosentiniano della prima ora. Un altro nome che ricorre, quello di Natale. Cosi' come l'ipotesi investigativa: voto di scambio politico-mafioso, 416 ter.
E' andata a finire che a vincere le elezioni e' stato Pasquale Martinelli, assessore della giunta uscente di centrodestra e candidato della alleanza spuria fra Pdl-Pd e Udeur. Anche nelle sedi casalesi del Campanile gli investigatori hanno prelevato tutto il materiale elettorale esistente per passarlo al setaccio.
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La sintesi politica fra il Pdl di Cosentino e l'Udeur di Clemente Mastella, coronata a Casal di Principe dalla vittoria del candidato comune Martinelli, inaugura da queste parti un'inedita stagione di alleanze. La dice lunga, per esempio, la rielezione in consiglio regionale della Campania di un personaggio considerato fino a pochi mesi fa, almeno sul piano politico, del tutto impresentabile. Si tratta dell'ex democristiano (poi ppi, quindi repubblicano, indi assessore regionale di Mastella all'ambiente, poi fuoriuscito dal partito dopo gli scandali e infine rientrato nei mesi scorsi all'ombra del Campanile) Ugo De Flaviis. Con le sue 5.214 preferenze, De Flaviis e' infatti risultato il primo degli eletti in casa Udeur, battendo perfino Alessandra Lonardo Mastella.
Ma l'elezione di De Flaviis arriva sull'onda di un consenso tutto particolare: quello dei massoni campani del Grande Oriente d'Italia. E che non si tratti di massoni “qualsiasi” lo dimostra il fatto che grande sponsor di De Flaviis tra i confratelli e' un incappucciato in rapida ascesa come il commercialista partenopeo Giovanni Esposito. Fratello (anche nella vita) del cardiologo Gaetano Esposito e “Sommo Sacerdote del Rito di York”, di cui fanno parte una sessantina di vip, «Giovanni, quando non e' il Galleria (sede napoletana del Goi meridionale, ndr), lo trovi su un jet fra Montecarlo e il Montenegro per affari di portata internazionale», fa sapere chi lo conosce da vicino.
Questo, di seguito, il testo del messaggio rivolto all'indomani del voto da Esposito ai supporter in grembiulino di De Flaviis (e spedito da noi in redazione da un massone “pentito”): «Carissimi Fratelli e Sorelle, Vi comunico con grande piacere ed immensa gioia che il Car. Fr. Ugo De Flaviis e' stato eletto nel Consiglio Regionale della Campania. Ringrazio tutti coloro che hanno profuso le proprie energie per il raggiungimento di tale lodevole risultato. Con l'occasione Vi comunico che il giorno 12 aprile p.v. alle ore 20,00 presso la nostra sede di Napoli e' organizzato un piccolo rinfresco per unirci e festeggiare il Car. Fr. Ugo. Con il TFA, il Presidente del Collegio, Fr. Giovanni Esposito».
Se per De Flaviis e' stato organizzato un “piccolo rinfresco”, immaginiamoci che tipo di festeggiamenti avevano accolto, nel 2008, l'ingresso al senato di Carlo Sarro, autentica testa d'ariete di Cosentino nel suo collegio elettorale blindato: Piedimonte Matese. Massone del Grande Oriente d'Italia (e presente ancora negli elenchi del 2007, prima di diventare un personaggio pubblico), Sarro e' stato l'amministrativista che, con le sue consulenze professionali, ha reso possibile l'insediamento nell'area di Casal di Principe del gruppo romagnolo Cpl operante nel settore energia. Contemporaneamente i Cosentino entravano nell'organigramma societario di una strategica controllata del gruppo Hera, il colosso energetico multiutility dell'Emilia Romagna. Uomo-ovunque di Nicola Cosentino, Sarro ha sicuramente potuto contare per la sua elezione sull'appoggio della nutrita compagine di confratelli attivi nel distretto di Piedimonte Matese, storica roccaforte della massoneria italiana: la Loggia “I figli del Matese” fu inaugurata nel 1848 con un messaggio di Giuseppe Garibaldi in persona.
Piu' recentemente, all'indomani del voto per le regionali, Cosentino ha affidato a Sarro la guida di una nuova commissione appositamente costituita per «vigilare su tutte le nomine da effettuarsi alla Regione Campania». Una bella forma di controllo, neppure tanto velata, che testimonia ancora una volta del patto di ferro tra Cosentino e Sarro.
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Ecco, questo e' lo scenario politico-massonico-giudiziario nel quale e' caduto, lo scorso 26 aprile, il primo anniversario della “calata” di Silvio Berlusconi a Casoria in un tempio del kitch locale, Villa Santa Chiara. La Voce torna sulle ipotesi investigative lanciate giusto un anno fa con l'inchiesta “Isso, essa e ‘a malavita” che, soprattutto via web, aveva fatto il giro del mondo. E cominciamo allora, per restare al tema con cui abbiamo aperto, da altre sorprendenti coincidenze. Sono in parecchi, per esempio, a ricordare quella stagione d'oro pre-tangentopoli del Psdi partenopeo, verso fine anni ‘80, nella quale si facevano le ossa futuri big come Nicola Cosentino, mentre a reggere le fila del partito all'ombra del Vesuvio erano personaggi politici come Giovanni Grieco. Proprio il nome di Grieco era rimbalzato, al tempo del Casoriagate, insieme alla notizia che il padre della diciottenne di Portici, Benedetto Letizia detto Elio, fosse stato a quel tempo nel suo staff politico. Intervistato da Annozero, Grieco aveva smentito di conoscerlo, ammettendo pero' che Letizia avrebbe potuto rivestire nel partito la qualifica di “usciere”. «Fatto sta che potrebbe risalire gia' a quei tempi di comune frequentazione del Psdi - ribadisce un ex iscritto al sole nascente - la conoscenza fra Cosentino e Benedetto Letizia».
Senza contare, poi, i rapporti di famiglia. A raccontarci come e perche' il sottosegretario sia imparentato attraverso la moglie direttamente con un Letizia (del gruppo di fuoco dei Setola), e' ancora una volta l'ordinanza di custodia cautelare dei pm Narducci e Milita: «l'onorevole Cosentino - spiega il collaboratore di giustizia Dario De Simone - ha sposato Esposito Marisa, nipote di De Cristofaro Gaetano». E la signora De Cristofaro e' una Letizia: «a sua volta la moglie di De Cristofaro Gaetano e' sorella di Letizia Domenico». Anche il rapporto fra i De Cristofaro-Letizia e Nicola Cosentino doveva essere solido: «ho trascorso una parte della latitanza - aggiunge De Simone - a casa del De Cristofaro Gaetano in Trentola Ducenta e molto spesso mi sono incontrato in quell'abitazione con l'avvocato Cosentino Nicola anche durante il suddetto periodo». Il sottosegretario nega tutto.
Ma intanto, a distanza di un anno, quante delle ragioni che costrinsero Berlusconi alla famosa “discesa di Casoria”, in volo dalla Fiera del Mobile di Milano, sono ancora in piedi? E come sono nel frattempo mutati gli asset politico-camorristici? Torniamo a quei giorni.
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26 aprile 2009. Appena venti giorni prima un devastante sisma ha distrutto L'Aquila e il premier, che raggiunge piu' volte alla settimana il capoluogo abruzzese, sembra abbia ben altro a cui pensare che le feste di strapaese a Casoria. Oggi sappiamo pero' che proprio in quelle prime, febbrili settimane, erano nel pieno anche le grandi manovre per accaparrarsi gli appalti da milioni di euro della ricostruzione. E che non fosse solo la premiata “cricca” Balducci, Anemone e C. a fregarsi le mani, ma anche le imprese dei clan camorristici, lo conferma piu' d'una circostanza. In primis l'arrivo all'Aquila - deciso gia' il 15 aprile - di una task force antimafia per supportare le indagini della magistratura locale. Qualcuno, infatti, fin dal primo giorno aveva cercato di far sparire le prove dentro una gigantesca trivella che macinava le macerie dei palazzi crollati. Compresi quei pilastri di cartapesta che - come viene a galla quasi subito - in molti casi erano stati messi su con cemento annacquato prelevato dai laghetti della zona di Castelvolturno, dove i clan del casertano agiscono da monopolisti. Ancor piu' nette le conclusioni un anno dopo: nella relazione consegnata al Parlamento lo scorso 1 marzo, i servizi segreti parlano senza mezzi termini di «attenzione predatoria delle cosche verso i grandi progetti riqualificativi e ricostruttivi in ambito nazionale», in primis «la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo».
Il 7 marzo 2010 a rincarare la dose e' il procuratore capo aquilano, Alfredo Rossini: «a L'Aquila in questo momento penso che la mafia stia operando». Ma il coinvolgimento della camorra era gia' venuto fuori nelle carte della magistratura di Firenze attraverso le intercettazioni dell'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (proprio l'uomo che la notte del terremoto se la rideva pregustando i milioni degli appalti), il quale e' da tempo in affari col Consorzio Stabile Novus di Napoli. Socio occulto di maggioranza del Consorzio e' Antonio Di Nardo, in apparenza solo un innocuo funzionario ministeriale alle Infrastrutture. Secondo un rapporto della Dia, Di Nardo e' invece uomo dei Casalesi. Nel 2003 la Direzione Investigativa Antimafia di via Pontano, a Napoli, aveva infatti documentato i rapporti imprenditoriali fra Di Nardo e Carmine Diana, titolare della Impregica Costruzioni srl e ritenuto vicino a Francesco Bidognetti, alias “Cicciotto di Mezzanotte”.
Sul versante politico, invece, Di Nardo si rivela un formidabile supporter di Luigi Cesaro, all'epoca deputato Pdl candidato alla guida della Provincia di Napoli, cui propone, nel corso di una telefonata intercettata l'8 aprile del 2009, un intero pacchetto di voti, non senza informarsi sul conto corrente cui far affluire un finanziamento per la campagna elettorale.
Erano roventi, in quei giorni, i toni dello scontro. C'era stato ad esempio chi, come l'ex presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti, sociologo e fondatore fin dagli anni ‘80 dell'Osservatorio sulla Camorra (per il quale lavorava un cronista come Giancarlo Siani) aveva reso pubblica quell'ordinanza con cui nel 1991 la prefettura di Napoli aveva sciolto il Comune di Sant'Antimo per infiltrazioni mafiose, in primis quelle collegate ai fratelli Luigi ed Aniello Cesaro, all'epoca entrambi consiglieri comunali. «La cointeressenza in attivita' economiche - scriveva il prefetto - si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti tra il clan di Pasquale Puca e il clan dei Verde, che operano rispettivamente attraverso le Cooperative “La Paola” e “Raggio di Sole”, addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell'imprenditoria locale. Della Cooperativa “Raggio di Sole” e' socio il consigliere comunale Aniello Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele - legale rappresentante - e Luigi. Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla A.G. in ordine a molteplici attivita' estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell'omonimo clan camorristico operante in S. Antimo e Casandrino; risulta avere in atto anche procedimenti per truffa, interesse privato in atti di ufficio, omissione di atti di ufficio e peculato». Un esponente dei Verde ricompare anche nell'attuale inchiesta della Procura di Firenze sui grandi appalti. Si tratta di Crescenzo Verde collegato, forse non a caso, al Consorzio Stabile Novus di Aniello di Nardo, l'amico di Luigi Cesaro. Del consorzio - secondo quanto portato alla luce dai rapporti della Dia - fa parte la «Edrevea spa, di Napoli: amministratore unico Antonio Pugliese, soci Francesco Guida e Crescenzo Verde».
Edrevea, quartier generale a Giugliano, e' in realta' un autentico colosso operante in tutta Italia. Oltre agli appalti per i Mondiali di nuoto, colleziona lavori da milioni di euro per conto di realta' come le Ferrovie dello Stato, Provincia di Mantova, Comune di Genova, Regione Puglia, Regione Marche e cosi' via, senza contare il pieno di commesse pubbliche all'interno della Campania (dal Comune di Salerno, dove rimase inascoltato il campanello d'allarme sull'impresa lanciato dal sindacalista Fausto Morrone, allo Iacp di Napoli, dalla Asl di Pomigliano al Comune di Ischia, tanto per citarne solo alcuni).
Decisamente a tinte fosche il quadro reso dalla Dia sul conto del patron di Edrevea, Crescenzo Verde: finito agli arresti nel ‘96 (e poi prosciolto) per presunta associazione mafiosa finalizzata al controllo degli appalti pubblici, Verde viene descritto dal Tribunale di Napoli insieme ai suoi uomini come «diretti referenti dei principali responsabili del compartimento Ferrovie dello Stato di Napoli per la indizione delle gare degli appalti (...) assegnati agli stessi e ad altre ditte asservite agli interessi dei piu' noti gruppi camorristici della Campania». «All'epoca - viene aggiunto - nella Edrevea srl compare come direttore tecnico Antonio Pianese, nipote di Domenico Verde soprannominato “o' Cavaliere”, pregiudicato per associazione di tipo camorristico, coniugato con Elena Maisto, parente del boss Alfredo Maisto».
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Ha avuto un ruolo, il pressing dei clan camorristici per mettere le mani sugli appalti in Abruzzo, nei colloqui riservati di quella sera del 26 aprile a Casoria? O davvero il presidente aveva solo pensato di fare “un'improvvisata” per il compleanno della diciottenne Noemi?
«Chi conosce a fondo il “linguaggio” della camorra - spiega un esperto locale di intelligence - non fa fatica a decodificare quei fatti: la presenza fisica in luoghi come Casoria (e non, per esempio, un grand hotel del lungomare o della costiera amalfitana, che non avrebbe suscitato alcuno scandalo, come e' stato giustamente sottolineato dai piu' attenti commentatori, ndr) rappresenta una “firma” messa sotto impegni gia' presi e che si devono, in un modo o nell'altro, mantenere». Circostanza che sarebbe stata avvalorata da alcuni particolari rimasti inspiegati, come l'attesa del premier di un'ora in auto, a Capodichino, prima di recarsi alla “festa”. O quel colloquio riservato di circa mezz'ora con alcuni “invitati”, prima di darsi in pasto ai fotografi con le maestranze del locale.
Ma se questa fosse l'ipotesi piu' veritiera, ci furono altri punti caldi nella presunta “trattativa” di quella sera, oltre agli appalti post terremoto e alle intese sulle campagne elettorali (quella in corso per Cesaro alla Provincia e quella per la regione Campania nel 2010, con la candidatura blindata di Cosentino)?
Di sicuro, il 7 giugno 2009 Luigi Cesaro diventa presidente della Provincia di Napoli, benche' fin dal 2008 siano apparse sull'Espresso le rivelazioni dei pentiti che lo indicano quale referente dei clan. Non meno esplosive le verbalizzazioni a carico di Cosentino, che tuttavia restera' candidato alla presidenza della Regione Campania fino a gennaio 2010, benche' a novembre fosse arrivata l'ordinanza di arresto alla Camera. «Ed e' proprio da li', dalla decisione del presidente Gianfranco Fini di pubblicare il testo integrale dell'ordinanza di arresto sul sito istituzionale della Camera, un vero e proprio altola' - viene ricostruito a Montecitorio - che comincia la rottura fra Berlusconi e Fini, oggi giunta alle sue fasi cruciali».
CARBONIe#8200;NEIe#8200;RIFIUTI
Che la candidatura di Cosentino a presidente della Campania fosse una irrinunciabile “priorita'” lo confermano, del resto, le indagini della Procura di Roma venute alla luce a fine aprile e che coinvolgono a vario titolo il faccendiere sardo Flavio Carboni (vedi box di pagina 5), l'ex assessore socialista partenopeo Arcangelo Martino e Pasquale Lombardo, un passato da giudice tributario e un presente nel Pdl campano. Tutti uniti - stando alle intercettazioni - per esercitare uno spasmodico pressing sulla magistratura al fine di contrastare gli effetti dell'ordinanza di arresto a carico di Nicola Cosentino. Telefonate che arrivano fino alla presidenza della Cassazione e dentro il cuore del Csm, mentre contestualmente avvenivano ingenti movimenti di denaro e di altre ”utilita'” finalizzati allo stesso scopo.
L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, nasce dal filone di un'altra indagine che fin dal 2009 vedeva Flavio Carboni intercettato proprio per traffico illecito di rifiuti tossici che coinvolgeva la Campania. Ed e' proprio dalle conversazioni telefoniche di Carboni che emerge l'asse con Lombardo e Martino per stoppare con ogni mezzo la richiesta di arresto a carico del sottosegretario Cosentino. La cui posizione alla guida della Regione Campania doveva restare blindata.
«Gli impegni presi quella sera del 26 aprile - commenta un investigatore attivo nelle zone calde d'influenza dei clan - dovevano a tutti costi essere mantenuti. Ma c'e' di piu': il quadro emerso dalle indagini della capitale indica che Cosentino, al pari di Marcello Dell'Utri, rappresenta il “braccio operativo” di collegamento con quei poteri criminali che hanno sostenuto l'ascesa del centrodestra».
L'INCENERITORE
E poi c'era la partita sui rifiuti, quello stesso grande business nel quale - stando all'ordinanza - tanto Cosentino quanto i Casalesi erano invischiati fino al collo. Un altro punto di fuoco, quella sera, dal momento che appena un mese prima della “discesa di Casoria”, il 26 marzo 2009, ad Acerra era stato inaugurato l'inceneritore. «La vera bestia nera dei clan, quell'impianto - dicevano gli esperti in zona - perche' rischia di far saltare i collaudati giri d'affari delle imprese camorristiche operanti nel settore dello smaltimento».
Com'e' ora la situazione ad Acerra? Lo chiediamo a Tommaso Sodano, a lungo presidente della Commissione Ambiente del senato ed oggi responsabile nazionale ambiente del Prc. «Dell'inceneritore di Acerra oggi funzionano in media due linee su quattro ma, pur non essendo a pieno regime, in un solo anno ha superato per ben 195 giorni il limite delle Pm 10 consentito dalla legge». Grande esperto di camorra (per un periodo, dopo le minacce ricevute dai clan, gli fu assegnata la scorta), Sodano spiega in che modo la situazione si sia evoluta negli ultimi 12 mesi anche da questo punto di vista: «la camorra sui rifiuti ha continuato a fare affari. Come abbiamo piu' volte denunciato, gli interessi nascono intorno alle stesse imprese malavitose operanti nel settore dell'edilizia e del movimento terra: scavano le montagne e lasciano pronti gli alvei per sempre nuove discariche abusive. Altre aree d'interesse sono il trasporto e lo stoccaggio, anche quello delle ceneri prodotte dall'inceneritore stesso». Insomma, rientrato l' “allarme” del dopo-inaugurazione del nuovo impianto, oggi gli equilibri camorristici intorno al business monnezza sono tutti tornati al loro posto.
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Mentre la stampa gossippara, dalla “sceneggiata” di Casoria ad oggi, si e' concentrata sugli amorazzi di “papi”, la Voce fin da giugno dello scorso anno aveva cominciato a ricostruire il sinistro scenario che verosimilmente bolliva in pentola proprio a partire dallo stesso periodo.
Lei, la leggiadra giovinetta porticese, dopo le prime, avventate uscite “a caldo” del suo entourage (l'ex fidanzato Gino, pregiudicato, che smentisce il padre Benedetto, la zia materna che conferma le dichiarazioni di Gino, la mamma Anna che ribadisce la versione dell'ex marito e cosi' via) e' andata a scuola per imparare e trasmettere ai suoi quella preziosa virtu' che si chiama understatement. Quanto a Berlusconi e al suo governo, le cronache giudiziarie dell'ultimo anno testimoniano dell'autentica manovra di accerchiamento messo in atto dal ministro leghista Roberto Maroni ai danni dei Casalesi e dei loro patrimoni mafiosi.
La lettura del fenomeno che viene data in alcuni ambiti investigativi campani parla di una Lega Nord assai poco propensa a subire eventuali “trattative”. E di nuovi assetti politico-imprenditoriali emergenti dopo il repulisti dei vecchi clan.
Staremo a vedere.
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NOEMI SUI CARBONI ARDENTI
Giusto un anno dopo, a riportare sulle cronache nazionali il Casoriagate non e' - come avrebbe sperato l'aspirante showgirl Noemi - un ruolo da protagonista assegnato alla ragazza in una fiction da prima serata, ma la brutta vicenda giudiziaria sull'inchiesta aperta dalla procura di Roma a carico di una “cricca” di faccendieri dai trascorsi piduisti. La storia, venuta alla luce lo scorso 20 aprile, nasce dalla proroga delle attivita' investigative notificato ad alcuni degli indagati. Fra loro spiccano i nomi dell'imprenditore sardo Flavio Carboni (noto per i suoi rapporti con Silvio Belusconi e rimasto coinvolto in alcuni fra i piu' torbidi casi giudiziari italiani, dall'omicidio di Roberto Calvi alle incursioni della banda della Magliana), e dell'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino. Era stato infatti lo scorso anno proprio Martino ad offrire un assist - forse insperato - a Berlusconi: mentre il premier si contraddiceva palesemente cercando di spiegare le sue frequentazioni con Noemi Letizia, Martino dichiaro' ai giornali che era stato lui stesso, nelle sue consuete visite a Bettino Craxi presso l'Hotel Rafael di Roma, a fare le presentazioni tra Benedetto Letizia e Berlusconi. Secca era arrivata la smentita, fra gli altri, anche di Stefano Caldoro, memoria storica del Psi campano.
Fin qui le cronache.
Alle quali, pero', c'e' da aggiungere un particolare di non poco conto. Il nome di Flavio Carboni era rimbalzato infatti, sempre a proposito di Noemi Letizia, nel settembre dello scorso anno, quando Repubblica aveva rivelato i poco adamantini trascorsi giudiziari del suo neo-manager nel mondo dello spettacolo. La scelta della famiglia Letizia per lanciare Noemi nello star system era infatti caduta su Francesco Chiesa Soprani («me l'ha affidata suo padre», aveva raccontato il promoter ai rotocalchi di gossip), la cui agenzia ha sede allo stesso indirizzo milanese del quartier generale di Fabrizio Corona.
Il vero problema, pero', e' che Chiesa Soprani nel 2007 era stato arrestato dal pm John Woodcock nell'ambito dell'inchiesta Vallettopoli. Con lui erano finiti in manette lo stesso Corona ed un tale Marco Carboni, figlio del faccendiere sardo Flavio Carboni.
E siamo tornati a bomba.
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