MARCINELLE E I SUOI MOSTRI
di ANTONELLA BECCARIA [ 20/04/2010]


Un maniaco isolato o il perno di una rete criminale? In Belgio la domanda sulla reale natura dei crimini commessi da Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle, non e' nuova. La giustizia, che ci mise otto anni a portare l'uomo davanti alla corte di Arlon (dal 1996, anno in cui venne arrestato, al 2004), ha optato per la prima ipotesi: secondo la sentenza, l'imputato, un elettricista disoccupato, e i suoi complici - la moglie, Michelle Martin, e un “aiutante”, Michel Lelie'vre - agirono da soli, approfittando della corruzione e della trasandatezza di indagini portate avanti con incompetenza dalla gendarmeria. Ma questa risposta non ha soddisfatto. Tanto che se fin dall'inizio si parlo' di un'associazione ramificata (e sosteneva questa tesi anche la “marcia bianca” del 1996 contro gli errori investigativi commessi), oggi sembra aggiungersi un ulteriore tassello a uno scandalo che arrivo' a lambire organi di polizia, le istituzioni e su fino alla casa reale.
Il tassello e' la storia di un ex gendarme, Marc Toussaint, che racconta dall'interno i retroscena di un'indagine dai risvolti tutt'altro che nitidi. Lo fa in un libro pubblicato a fine febbraio dalla casa editrice Bernard Gilson che si intitola “Tous manipule's? Avant, pendant et apre's le cas Dutroux” e che e' stato scritto con il giornalista Xavier Rossey. Toussaint, che non ha lavorato solo su un pezzo delle indagini sul mostro (venendo silurato professionalmente), ha un curriculum che comprende anche inchieste su criminalita' organizzata e corruzione a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.
Una voce che ha vissuto il periodo della “caccia” a Marc Dutroux, dunque, e che fa un'affermazione pesante nei confronti del corpo di polizia militare disciolto proprio in seguito alle disfunzioni evidenziate da quel caso: la gendarmeria sapeva cosa stava accadendo nelle proprieta' dell'elettricista e ha lasciato fare perche' il suo scopo non era quello di salvare le ragazzine prigioniere (delle sei catturate e seviziate, solo due sopravviveranno). L'obiettivo invece sarebbe stato un altro: spiare e dossierare l'entourage del “mostro” per usare il materiale a fini ricattatori nel caso privilegi e ruoli fossero stati minacciati.

I dossier della gendarmeria
«L'informazione e' potere», dice Marc Toussaint. «E infatti ho scoperto che la gendarmeria le raccoglieva, quelle informazioni, compresi delicati elementi di natura giudiziaria, senza trasmetterle alla magistratura». In quello che assume i contorni di un giallo, l'ex gendarme prosegue rievocando le indagini che porto' avanti all'insaputa dei suoi superiori. «L'ho fatto in varie riprese quando mi sono accorto che erano stati sottratti alcuni dei miei verbali dai fascicoli. A quel punto sono stato allontanato dalle inchieste su reti che sfruttavano la prostituzione infantile. Per proseguire nel mio lavoro quindi sono stato obbligato a “procurarmi” all'insaputa dei miei superiori i dossier. Ho iniziato con quello su Cindy, una quattordicenne stuprata in un bordello di Bruxelles, e ho potuto ricostruire alcune piste concrete, arrivando a una rete di pedofili che coinvolgeva discutibili istituzioni a “tutela” di bambini e disabili. Non e' la prima volta che accade, e' successo anche in Portogallo, a Jersey, in Francia, e poi ancora in Irlanda e piu' recentemente in Germania».
L'indagine su Cindy, pero', si arena sui pesci piccoli. Sara' invece smontato il coinvolgimento di un potente avvocato, Etienne Delhuvenne, il difensore di Patrick Haemers, un bandito che negli anni Ottanta divenne il “nemico pubblico numero uno” e che concluse la sua carriera criminale nel 1989, con il sequestro dell'ex primo ministro belga Paul Vanden Boyenants (Haemers morira' suicida in carcere nel 1993). Le indagini intorno a Delhuvenne avevano per esempio ipotizzato l'esistenza di una rete che metteva in relazione crimini di natura varia: dallo sfruttamento della prostituzione agli assalti ai furgoni portavalori, dal furto d'auto a ricatti a sfondo sessuale fino al traffico di armi, coinvolgendo personaggi in odor di servizi israeliani. Ma per l'avvocato belga arrivera' solo una condanna minore all'inizio dello scorso decennio. Una condanna che pero' non si tradurra' neanche in un giorno di carcere: la prescrizione cancellera' le sue pendenze con la giustizia.
Meno bene andra' invece a Marc Toussaint, l'investigatore che su quei casi ha lavorato. Allontanato dalle indagini, prima sara' accusato di diserzione dopo aver fatto regolare domanda di dimissione (e' ancora in corso una causa davanti al consiglio di Stato perche' venga reintegrato nelle forze di polizia) e poi subira' un attentato. «Era il giugno 1997. Ero in moto a Bruxelles e un'auto mi e' venuta addosso procurandomi gravi ferite. L'inchiesta che ne e' seguita ha rivelato che non si trattava di un incidente stradale, ma non e' andata oltre perche' e' stata bloccata da un'ispezione della gendarmeria per piu' di tre anni. Il conducente di quell'auto e' scappato. Di lui pero' si e' saputo che era di nazionalita' israeliana e che aveva acquistato la macchina nei Paesi Bassi quattro giorni prima dell'attentato. Forse qualcuno collegato alle mie inchieste su reti infiltrate dai servizi di sicurezza americani e israeliani. Del resto il Belgio e' un tassello geopolitico importante: la sede della Nato si trova qui e sempre qui c'e' la capitale mondiale dei diamanti (Anversa) e dell'uranio con le miniere del Congo. Facendo il mio lavoro, sono approdato anche alla banda di Patrick Haemers e a Paul Vanden Boyenants, il politico che Haemers sequestro' (e si sospetto' che lo stesso Boyenants fosse coinvolto nel suo rapimento): l'ex primo ministro era un amico del padre del suo rapitore, Achille. In questo caso si appuro' anche che il denaro del riscatto proveniva dal Mossad per i servigi che il Belgio aveva resto a Israele».

intelligence ed estremismo
Tornando al caso Dutroux, pero', Toussaint e Rossey hanno compiuto un lavoro di analisi della documentazione ufficiale che ha confermato quando gia' si diceva. Per esempio, le perquisizioni condotte nel 1995 a casa del mostro di Marcinelle (ai tempi finito in carcere per il furto di alcuni tir) avrebbero potuto salvare la vita a due bambine, Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni ed entrambe ancora vive. Tuttavia ci fu chi senti' le voci delle piccole prigioniere e fece finta di nulla abbandonandole al loro destino. Ma c'e' dell'altro.
«In base ai documenti e ai dati in nostro possesso - afferma Xavier Rossey - abbiamo sottolineato numerose incoerenze. In merito proprio alla morte di Julie e Melissa, nel verbale del 15 agosto 1996 scritto dal gendarme Rene' Michaux si fa gia' riferimento al luogo in cui erano state sotterrate, ma Dutroux ammettera' solo due giorni piu' tardi dove si trovavano. La questione ruota intorno a una domanda: com'e' possibile che la gendarmeria disponesse in anticipo di determinate informazioni? Partendo da qui, sono emerse connivenze politico-giudiziarie a latere di questa vicenda. In proposito c'e' un rapporto scritto nel 1991 da un magistrato di Bruxelles, Jean-François Godbille, un esperto in criminalita' finanziaria che con anni di anticipo raccontava i legami evidenziati piu' tardi nelle indagini di Marc Toussaint. Dunque, nella storia criminale belga che approda al caso Dutroux, ci sono diverse persone che in diversi momenti arrivano alle stesse conclusioni. Lo fanno in modo indipendente, senza lavorare insieme e avendo differenti approcci».
Tra i molteplici elementi portati a galla in questi anni ce n'e' infine un altro che merita di essere citato: la comparsa di un estremista di destra, Paul Latinus, che sarebbe stato utilizzato alla fine degli anni Settanta in indagini private su festini a base di minorenni per clientela altolocata. Latinus, morto suicida il 24 aprile 1985 (e' stato trovato impiccato con un cavo telefonico a Court-Saint-Etienne), fece parte del gruppo neonazista Westland New Post (Wpn) e del Front de la Jeunesse, fungendo da snodo tra l'estrema destra, la destra tradizionale, i servizi nazionali e quelli stranieri (in particolare la statunitense Dia, Defence Intelligence Agency; Latinus era anche vicino al generale della Nato Alexander Haig). Fuggito in Cile per una storiaccia di eversione, torno' in Belgio nel periodo in cui inizio' a colpire la banda del Brabante-Vallone e mori' quando si stava ricostruendo la catena alle spalle del gruppo stragista che in due fasi, tra il 1982 e il 1985, uccise ventotto persone in vere e proprie esecuzioni spacciate per rapine dai bottini inesistenti.

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