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PRECISAZIONI E RETTIFICHE
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di
Redazione [
12/05/2010]
Ci sono giunte altre precisazioni e rettifiche relative agli articoli della Voce di aprile.
CI SCRIVE L'AVVOCATO DE ROSA
RICHIESTA DI IMMEDIATA RETTIFICA
Ai sensi della L.471948 art.8 e successive modificazioni,in riferimento all'articolo “IL TEMPO DEI CAIA” DI PAOLO SPIGA PUBBLICATO SUL N.4 DEL MENSILE LA VOCE DELLE VOCI-La voce della Campania ALLE PAGINE 151617 E PRESENTE ON-LINE SUL SITO DEL PRECITATO GIORNALE, Vorrete pubblicare, nel prossimo numero, con le modalita' previste dalla legge sulla stampa e dunque in testa di pagina e con i medesimi caratteri, il seguente testo di rettifica virgolettato,procedendo anche on-line sul Vs sito e su ogni altro sito internet che ha riportato il su richiamato articolo:
«Non risponde a verita' l'identificazione e conseguente attribuzione all'avv. Elena De Rosa di “Responsabile per le pratiche legali della societa' di riscossione del Molise”: tale affermazione e' totalmente lontana dalla realta',non ricoprendo la scrivente alcuna qualifica di “Responsabile per le pratiche legali”, ne' tanpoco alcuna esclusiva del contenzioso tributario del Molise ne' essendo legata da alcun vincolo contrattuale che garantisca continuita' del rapporto fiduciario eo assicuri un numero fisso di incarichi. Gli agenti della riscossione del Molise si avvalgono di numerosi altri legali. Infine, del tutto gratuito ed offensivo e' il riferimento ai rapporti con l'avv. Caia, che l'autore dell'articolo effettua con chiaro intento lesivo della sfera professionale oltre che privata della sottoscritta,dolosamente mutando la verita' dei fatti. Pertanto,verranno adite le opportune sedi civili e penali nonche' l'Autorita' Garante della Privacy per la tutela dei propri diritti con conseguente richiesta di risarcimento dei danni arrecati,nella consapevolezza che la presente si unira' alle gia' numerosissime denuncie nei confronti del Vs giornale».
Napoli, 30 aprile 2010
f.to Avv. Elena De Rosa
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CI SCRIVE l'avvocato Troianiello
Nella giornata di ieri ho avuto modo di leggere nel numero di aprile del mensile da Lei diretto un articolo a firma del giornalista Paolo Spiga dal titolo “Il tempo dei Caia” e catenaccio “esclusivo – dentro le clientele di Equitalia”, nel quale, fra l'altro, si fa riferimento alla mia persona, alle recenti elezioni dei componenti del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli ed agli incarichi professionali che alcuni di essi, ovvero persone loro vicine, avrebbero assunto nell'interesse di societa' quali la Gestline, l'Equitalia e Tributi Italia.
Poiche' nello stesso vi sono riferimenti del tutto inesatti Le chiedo di pubblicare la seguente rettifica del contenuto virgolettato della presente lettera, dandole il medesimo risalto grafico e collocazione nell'ambito del prossimo numero del giornale secondo quanto previsto dall'art. 8 della legge L. 47/48 sulla stampa.
“L'articolo a firma del giornalista Paolo Spiga dal titolo “Il tempo dei Caia” e catenaccio “esclusivo – dentro le clientele di Equitalia”, nel quale, fra l'altro, si fa riferimento anche alla mia persona laddove si accomuna, in maniera chiaramente malevola, il mio successo nell'ambito della suddetta competizione elettorale, con l'ottenimento di incarichi da parte delle societa' Gestline, Equitalia e Tributi Italia si fonda su notizie del tutto inesatte.
In particolare, al di la' delle ingiustificate ed ingiuste illazioni circa il consenso che mi e' stato liberamente riconosciuto da ben 2500 qualificati professionisti, che, evidentemente hanno saputo apprezzare l'impegno che da anni ho profuso nell'interesse della categoria, prima quale rappresentante presso la Cassa Forense e poi quale Consigliere dell'Ordine, e' davvero grave che il mensile da Lei diretto, in maniera superficiale ed impropria, veicoli notizie del tutto false, lasciando supporre che sia stata beneficiaria di torbide manovre clientelari dirette a favore dei miei interessi privati per entrare “a vele spiegate negli uffici di via Bracco”. Ed infatti, diversamente da quanto scritto dal sig. Paolo Spiga, non e' assolutamente vero che abbia mai espletato o espleti attualmente attivita' nell'interesse di Gestline, Equitalia e Tributi Italia, societa' delle quali, purtroppo, sono stata unicamente privata controparte.
In attesa di leggere la richiesta di rettifica sul prossimo numero del Vs. giornale, porgo distinti saluti.
Avv. Immacolata Troianiello
Napoli
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CI SCRIVE L'AVVOCATO LE BOFFE
Lo scrivente Avv. Edoardo Le Boffe, denuncia alla Vs redazione l'indebito inserimento dal proprio nominativo nel corpo dell'articolo pubblicato dal Vs giornale in data 06/04/2010 .
Ed invero, nel citato articolo a firma di tal Paolo Spiga, si denunciano una serie di presunti “misfatti” coinvolgenti l'Ordine degli avvocati di Napoli, clientelismi di varia natura, e si sollevano pesanti accuse sulle fortune economiche di alcuni avvocati del Foro napoletano.
Nel prendere le distanze dal contenuto dello stesso articolo, lo scrivente significa che del tutto errato e' stato l'inserimento del proprio nome tra “l'esercito di avvocati che a Napoli “si prendono cura” di Equitalia” e cio' in quanto :
- il sig. Paolo Spiga nel suo articolo cita l'Avv. Marco Marin come titolare di uno studio cui farebbero capo uno stuolo di venti civilisti “al servizio di Equitalia”, tra cui il sottoscritto;
- tale circostanza e' del tutto falsa. Lo scrivente Avv. Edoardo Le Boffe, e' titolare di un proprio studio sito in Napoli alla Via Marino Turchi 34, e svolge la propria attivita' forense prevalentemente nell'ambito del diritto del lavoro – essendo lo stesso anche specializzato in materia presso l'Universita' di Napoli Federico II -;
- per amore di verita', risulta errata la circostanza riporta in articolo, che lo scrivente abbia in qualsiasi maniera rapporti collaborativi con lo studio del collega Marco Marin, ne' che sia legato in alcun modo con il presunto elenco di avvocati da Voi additati come “al servizio di Equitalia”;
- risulta ancora falsa la circostanza che lo studio Legale Le Boffe, di cui lo scrivente e' titolare, si sia occupato in qualsivoglia maniera di materia tributaria e/o di recupero credito, per conto e o contro l'Equitalia S.p.A., ribadendosi all'uopo che il suddetto studio si occupa in prevalenza di diritto del lavoro.
Ancora,si pone all'attenzione della Vs redazione la circostanza che tra questo fantasioso elenco di avvocati facenti capo allo studio dell'Avv. Marco Marin, si cita anche il nome dell'Avv. Leonardo Pasquale Ranieri, esimio collega deceduto da ben due anni.
A parte il pessimo gusto e la dubbia professionalita' del Vs redattore, che per deontologia avrebbe dovuto informarsi correttamente prima di inserire “a casaccio” nomi di colleghi a supporto della propria (ed a questo punto dubbia) inchiesta, Lo scrivente esprime il proprio sdegno per l'indebito uso del nome di un collega deceduto.
In Sua memoria, e sempre per amore di verita', lo scrivente testimonia che l'avv. Leonardo Ranieri, mai e' stato “al servizio di Equitalia”, ne' era legato in alcun modo come “subalterno” dell'Avv. Marco Marin, essendo stato co-titolare di uno studio di diritto del lavoro, sito alla Riviera di Chiaia, 276.
Sarebbe, pertanto, quanto meno opportuno rettificare anche tale circostanza.
Di fronte a tali oggettive falsita' lo scrivente Avv. Edoardo Le Boffe Vi invita e diffida, anche in considerazione del contenuto dell'articolo ritenuto lesivo della propria professionalita', per le pesanti insinuazioni in esso contenuto, a rettificare il contenuto dello stesso, ex dall'art. 42 della legge 416 del 1981, con le modalita' di cui all'art. . 8 della legge 47 del 1948 (come modificato dall'art. 42 della legge 416 del 1981).
Distinti saluti
Napoli 27/4/2010
Avv. Edoardo Le Boffe
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Prendiamo atto delle precisazioni e rettifiche contenute nella lettera e precisiamo quanto segue:
1) l'articolo dal titolo “Tributi Forzati”, in cui compare il nome dell'avvocato Le Boffe, non rientra nel corpo centrale dell'inchiesta “Il tempo dei Caia”: sia dal punto di vista grafico che da quello dei contenuti, e' con tutta evidenza un “box”, vale a dire un articolo a parte. Pertanto non esistono accostamenti tra l'avvocato Le Boffe e i contenuti dell'inchiesta principale.
2) Apprendiamo dalla lettera che lo studio professionale e' in via Marino Turchi e non in via Riviera di Chiaia 276. Invitiamo percio' l'avvocato Le Boffe, se crede, a rettificare anche quanto riportato nel sito internet www.professionistinapoli.it, generalmente aggiornato e completo, nel quale si indica invece che il suo studio e' a Riviera di Chiaia 276.
3) Tale indirizzo, al quale fa capo sicuramente lo studio dell'avvocato Marco Marin, e' stato semplicemente riportato nel nostro articolo quale recapito di numerosi civilisti napoletani, ma non abbiamo scritto che esiste comunanza di studio fra gli avvocati Le Boffe e Marin.
4) Nell'articolo e' inoltre riportato che QUASI tutti gli avvocati presenti a quell'indirizzo ricevono incarichi da parte di Equitalia. Il che, quando anche – come nel suo caso – non risponda a precisa informazione, non rappresenta a nostro giudizio un motivo di doglianza: centinaia di avvocati lavorano, nel nostro Paese, per conto di Equitalia, e si tratta, fino a prova contraria, di professionisti onesti e rispettabili.
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CI SCRIVE ANDREA STAZI
Spett.le Redazione,
con riferimento all'articolo “Agcom – la Parentopoli” di Rita Pennarola del 6 aprile 2010 pubblicato sul numero di aprile del mensile “la Voce delle Voci” e riprodotto sul relativo sito Internet, il sottoscritto Andrea Stazi smentisce di avere alcun rapporto di parentela, anche “lontano”, con il Dott. Guido Stazi, cosi' come peraltro di essere arrivato in “comando” dall'Antitrust.
Vi intimo e diffido, pertanto, ai sensi della normativa vigente, a provvedere alla doverosa rettifica della notizia, sia sul periodico sia sul relativo sito Internet, in quanto essa – come detto non veritiera – per il contesto e le modalita' con cui e' stata pubblicata, produce evidenti e gravi danni al mio nome e alla mia immagine.
In particolare, Vi intimo e diffido ad indicare, nella prima pagina del prossimo numero della rivista, sia a mezzo stampa che in forma elettronica, l'esistenza della rettifica. Analogamente, Vi intimo a provvedere all'immediato oscuramento della falsa notizia consultabile all'indirizzo internet http://lavocedellevoci.it.
In attesa di un sollecito riscontro alla presente, mi riservo fin d'ora, nel caso in cui non fosse dato corso alla rettifica con le modalita' sopra descritte, di adire le tutte le opportune vie legali a tutela del mio nome e della mia immagine.
Distinti saluti.
Andrea Stazi
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CI SCRIVE FRANCESCO SERNIA
Gentile direttore,
lettore del suo periodico, ho rilevato nell'articolo sull'Agcom pubblicato nel numero di aprile, gravi ed infondate affermazioni sulla mia attivita' nell'ambito della Autorita' di cui chiedo la immediata smentita.
A pag.10, il suo disinformato informatore, riferendosi alla Commissione di garanzia da me presieduta, fa scrivere che il collegio, pur essendo stato ricostituito nel 2005, non si e' mai riunito in questo ultimo quinquennio. Vengono poi esposti i compensi spettanti ai suoi componenti (omettendo di precisare che le somme sono al lordo) non senza aggiungere “escluse naturalmente le spese di viaggio, vitto, alloggio ecc.”
Preciso con profonda amarezza per essere stato considerato un approfittatore del pubblico denaro tradendo il mio passato professionale e la mia dignita' personale:
1) Ho presieduto la Commissione per circa dieci anni fino all'ottobre 2009. In questo perodo ho tenuto una media di circa quindici riunioni all'anno, cui va aggiunto il tempo di esame della documentazione amministrativa e contabile, svolto nelle mura domestiche per molti giorni in preparazione della corposa relazione annuale sul bilancio consuntivo dell'Autorita'. Quanto alle spese di “vitto, viaggio, alloggio ecc.” – da sommarsi nella distorta visione dell'articolista ai lauti compensi percepiti dai componenti della commissione – mai affermazione risulta piu' gratuita ed infondata. Non un euro e' stato sborsato dall'Autorita' in mio favore per spese di alloggio in quanto per le riunioni tenute a Roma ho fruito di un mio appartamento nella Capitale dove ho vissuto e lavorato per 47 anni; i rimborsi per i pasti fuori sede dovrebbero a stento superare le dita delle due mani. Lo stesso posso affermare per gli altri due componenti della commissione, entrambi residenti a Roma, molto spesso venuti a Napoli con un'automobile dell'Autorita' lo stesso giorno della riunione e rientrati in sede nel pomeriggio senza ulteriori oneri per l'Amministrazione;
2) Ance se non ritengo il suo periodico la sede adatta per considerazioni di carattere giuridico ritengo che qualche parola vada spesa per puntualizzare la natura e le funzioni della Commissione di garanzia. Lungi dall'essere annoverata tra gli enti satelliti o enti serpenti, termini usati dall'articolista (colorito il primo, diffamatorio il secondo, entrambi gratuiti e privi di senso) la Commissione e' un organo di controllo interno dell'Autorita' previsto non dalla legge istitutiva ma da un regolamento del 1998. Ha piena autonomia nell'esercizio delle sue funzioni di controllo amministrativo e contabile potendo essere configurata come una sorta di collegio sindacale, pur non essendo prevista la sua partecipazione alle riunioni del Consiglio in cui vengono trattate prevalentemente questioni tecniche esulanti dalla competenza dei componenti della Commissione;
3) Qualche cenno, da ultimo, sulla natura dei compiti svolti nell'ambito dell'Autorita'. Oltre alla sporadica formulazione di pareri su questioni giuridiche controverse a richiesta del Consiglio, alle verifiche di cassa effettuate prevalentemente a Napoli, l'attivita' di maggior rilievo consiste nella stesura delle relazioni sui bilanci preventivi e consuntivi per ogni esercizio finanziario. In queste ultime, in particolare, la Commissione di garanzia muove rilievi critici – derivanti dall'esame della documentazione amministrativa e contabile – su singoli fatti di gestione che presentano aspetti di eventuale illegittimita' nonche' sull'erogazione di somme in favore dei dipendenti dell'Autorita' o di estranei all'amministrazione. Alle osservazioni gli organi competenti possono prestare adesione rimuovendo, ove possibile, gli effetti dell'atto contestato, o contro deducendo, in tal senso assumendosene la responsabilita'. Come in tutti i collegi sindacali, l'organo di controllo sceglie, con assoluta discrezionalita', gli atti da sottoporre al suo esame, essendo ovviamente riservati agli interessati la proposizione di ricorsi alle autorita' giurisdizionali competenti contro gli atti ritenuti lesivi dei propri interessi. E' infine da precisare che le relazioni della Commissione di garanzia sono indirizzate esclusivamente al Consiglio dell'Autorita' per i provvedimenti di competenza in quando redatte da un organo interno all'Amministrazione seppur dotato di autonomia funzionale. Le legge istitutiva prevede che sull'attivita' svolta dall'Autorita' possa pronunciarsi la Corte dei Conti in sede di controllo successivo. In tal caso la Sezione competente richiede sempre le relazioni sui bilanci preventivi e consuntivi redatte dalla Commissione di garanzia quale preliminare supporto alla decisione da adottare. In passato la magistratura contabile si e' pronunciata sull'attivita' svolta dal precedente Consiglio della Autorita' negli esercizi 1998-2003.
Francesco Sernia
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SCRIVE GIANNI AMBROSINO
Apprendo dalla Voce della Campania di essere il padre di una ragazza di nome Antonella che lavora presso l'Authority delle comunicazioni perche' appunto mia figlia. Si tratta per quanto mi riguarda di una notizia completamente falsa. Ho si' una figlia ma non si chiama Antonella, non lavora all'Authority ma vive e lavora a Roma da sei anni. Sarebbe bastato fare una verifica piu' seria per non scrivere inesattezze. Vi chiedo percio' di pubblicare con risalto questa rettifica.
Grazie,
Gianni Ambrosino
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CI SCRIVE L'AVVOCATO DIFFIDENTI
In nome e per conto del sig. Pietro Giaccio, nato a Portici il 9-8-1950 e residente in San Giorgio a Cremato alla via Cupa Patacca 8, il quale sottoscrive la presente ad ogni effetto e conseguenza di legge ed in merito a quanto in oggetto, premesso
1) che il sig.Pietro Giaccio e' stato assunto presso AGCOM previo avviamento a selezione (art.7, comma 2, legge 68/99 e DPR 333/2000 art.7, comma 2) per lavoratori disabili da assumere a tempo indeterminato con qualifica di personale esecutivo con comunicazione del 19-11-2008;
2) che il sig.Pietro Giaccio, invalido all'80%, e' stato iscritto al collocamento invalidi civili dal 1980 e per varie travrsie non e' mai riuscito ad essere collocato anche perche' piu' volte illegittimamente non inserito nell'apposita graduatoria;
3) che, in ultimo, e solo a seguito di ricorso amministrativo del 2005, il sig.Pietro Giaccio riusciva ad ottenere la legittima iscrizione al collocamento de quo con retrodatazione e recupero parziale dell'anzianita' dal 1991;
4) che sul n° 4 del'aprile 2010 e' apparso sulla vostra pubblicazione un articolo a firma della giornalista Rita pennarola dal titolo “La Parentopoli” da pag.4 a pag.10 con ampio spazio in copertina, nel quale si evidenziano presunti aspetti di illegittimita' (di carattere anche penale) nelle assunzioni e negli incarichi conferiti presso l'Autorita' di Garanzia nelle Comunicazioni;
5) che l'articolo de quo si sviluppa argomentando su vari soggetti assunti, a Vs. dire, per le loro parentele e/o appartenze, ed a pagina otto mostra, nel mezzo delle enunciazioni di parentela ed appartenza politica, un elenco di dipendenti con intestazione “AGCOM – Tutti i nomi in busta paga” facendo assimilare ad essi tutti gli aspeti di presunta illegittimita' descritti nelle precedenti pagine e in quelle successive;
6) che nel detto elenco, predisposto in ordine alfabetico, e' inserito anche il nominativo del sig.Pietro Giaccio, che non ha parentele o appartenze “nobili” e che per raggiungere l'assunzione a 59 anni, eta' da prepensionamento, ha dovuto lottare con “le unghie ed i denti”;
7) che il comportamento negligente ed imperito del responsabile di redazione, della societa' editrice e della giornalista ha causato e continua a causare ingenti danni patrimoniali e non patrimoniali al sig.Pietro Giaccio, il quale e' riuscito ad ottenere il suo legittimo all'assunzione solo dopo vari ricorsi in via amministrativa e giudiziaria e con legittime minacce di denuncie a carattere penale rivolte nei confronti dei funzionari e responsabili dell'ufficio di “collocamento invalidi civili”;
vi chiedo
I°) di provvedere alla rettifica dell'articolo contestato con adeguato spazio interno a pag.4 delle prossima pubblicazione e con richiamo in copertina ed adeguata diffusione tramite il Vs. servizio internet;
II°) il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal sig.Pietro Giaccio e causati dalla diffusione sia a mezzo stampa e sia via internet, nel contempo
vi avverto che, in mancanza di un riscontro alla presente e di quanto richiesto nel termine di quindici giorni dalla presente, mi vedro' costretto ad adire il magistrato competente a salvaguardia dei buoni diritti del mio assistito.
Distinti saluti
Avv.Eugenio Diffidenti
S. Giorgio a Cremano
LA RISPOSTA DELLA VOCE
Egregio avvocato Diffidenti
Siamo veramente sorpresi dalla sua lettera e dalla doglianza del suo assistito, il signor Pietro Giaccio. Il nome del signor Giaccio, infatti, non rientra assolutamente fra le decine e decine di persone indicate nell'ampio articolo sull'Agcom quali assunti per “chiamata diretta”, parenti di personaggi illustri, etc. Il nome del signor Giaccio rientra invece nel quadro generale dei 297 dipendenti: un articolo decisamente a parte, rispetto all'inchiesta principale, evidenziato in box e perfino con caratteristiche grafiche ben distinte. E' evidente che in quell'elenco, oltre alla maggioranza degli esponenti di “parentopoli”, sono compresi i numerosi lavoratori onesti che in Agcom certamente ci sono. E fra questi c'e' il signor Giaccio, di cui nessuno mai, nel nostro giornale, ha messo in dubbio le qualita' o il profilo professionale.
Piuttosto – come lei potra' ben immaginare – e' proprio da diversi lavoratori perbene compresi in quel prospetto generale di pagina 8 che ci sono arrivate, nel tempo, le numerose segnalazioni su sprechi, irregolarita' e favoritismi che, dopo accurate verifiche, hanno costituito la base per il nostro articolo. Inutile poi dire che, in seguito alla pubblicazione, proprio da dipendenti compresi in quell'elenco e stufi dell'andazzo ci sono pervenuti apprezzamenti, nonche' ulteriori materiali di documentazione.
Pubblichiamo percio' la sua lettera, non senza aggiungere queste doverose puntualizzazioni, di fronte alle quali a nostro giudizio qualsiasi ipotesi di querela o richiesta risarcimento danni risulta assolutamente pretestuosa.
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CI SCRIVE CLAUDIA CARBONE
Con riferimento all'inchiesta “Agcom – la Parentopoli” di Rita Pennarola del 6 aprile 2010 pubblicata sul numero di Aprile del mensile “la Voce delle Voci”, la sottoscritta Claudia Carbone, con la presente, smentisce in modo assoluto l'esistenza di qualsivoglia rapprto di parentela con l'ex procuratore generale della Corte dei conti dott. Ferdinando Carbone indebitamente e falsamente attribuitoLe nel suddetto articolo, nella parte intitolata “Giudici di se stessi”.
Pertanto, la sottoscritta Vi intima e diffida a provvedere immediatamente alla rettifica della notizia riportata nel suddetto articolo, smentendo categoricamente l'esistenza di qualsivoglia rapporto di parentela tra la sottoscritta e il dott. Ferdinando Carbone.
In particolare, la sottoscritta Vi intima e diffida affinche' la smentita, some sopra indicata, e quindi la rettifica della notizia, sia effettuata con le medesime modalita' di pubblicazione della notizia apparsa nell'articolo pubblicato in data 6 aprile 2010, intimandoVi, pertanto, di indicare, nella prima pagina del prossimo numero della rivista, sia a mezzo stampa che in forma elettronica, l'esistenza di una rettifica con riferimento all'inchiesta “Agcom-la parentopoli”.
La sottoscritta Vi intima e diffida, altresi', acche' la notizia falsa, relativa al rapporto di parentela tra Claudia Carbone e Ferdinando Carbone, come riportata nell'articolo del 6/04/2010, consultabile ancora all'indirizzo internet http://lavocedellevoci.it sia oscurata, in quanto, ad oggi, effettuando tramite internet il proprio nome viene associato all'inchiesta pubblicata in data 6.4.2010, con inevitabili ripercussioni negative della sua immagine.
Confidando in un sollecito riscontro alla presente, la sottoscritta Vi avvisa sin d'ora che nel caso in cui non sia dato corso alla rettifica con le modalita' sopra decsritte, sara' costretta ad adire le vie legali per l'opportuna tutela del proprio nome e della propria immagine.
Distinti saluti
Dott.ssa Claudia Carbone
CI SCRIVE L'AVVOCATO LUCA CALAMITA:
In data odierna, ho appreso con vivo stupore che il mio nominativo e' inserito in un elenco grassettato contenuto nell'articolo denominato "Tributi forzati" posto a pag 16 del n. 4 di aprile della Vs. testata. Nel medesimo articolo si assume che il sottoscritto faccia parte di "un autentico stuolo di altri venti civilisti al servizio di Equitalia" e facenti parte dello studio legale di tale Marco Marin che sarebbe beneficiari di numerosi incarichi professionali. Orbene, nell'invitarVi a verificare l'attendibilita' delle fonti che Vi spingono a gettare fango su un onesto professionista, Vi significo: 1) che il sottoscritto non fa parte dello studio legale di tale Marco Marin che non conosco; 2) non ho ne' ho mai avuto rapporti professionali con Equitalia. Pertanto, riservandomi ogni azione in sede civile e penale per le gratuite falsita' contenute nel suddetto sedicente articolo giornalistico, Vi diffido a provvedere ad una immediata smentita.
Distinti saluti avv. Luca Calamita
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Prendiamo atto della precisazione: l'avvocato Luca Calamita non e' fra i civilisti che hanno incarichi professionali da Equitalia.
Teniamo inoltre a precisare che, come i nostri lettori sanno, non e' nello stile della Voce "gettare fango" su chicchessia.
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