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BUSINESS EOLICO – BRULLI E PUPI
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di
Andrea Cinquegrani [
15/04/2010]
Vento milionario e cicloni giudiziari da alcuni mesi in svariate regioni meridionali. Il grande business delle energie “nuove”, pulite, in questo caso dell'eoloco, tira sempre di piu', per via della valanga di contributi pubblici (spesso europei) a disposizione. E spesso, chi fino a qualche anno prima s'era rimboccato le maniche con monnezza e rifiuti tossici, ora si trasforma magicamente in “green”. Come - caso emblematico, documentato mesi fa dalla Voce - l'antica e consolidata dinasty campana dei La Marca, che da un passato a base (oltre che di amicizie “pericolose”) di fanghi provenienti da Cengio trattati nella periferia occidentale di Napoli (il quartiere di Pianura venuto alla ribalta nei drammatici giorni della protesta contro la riapertura della discarica), oggi viaggia col vento - e' il caso di dirlo - in poppa, a bordo di una sfilza di sigle GEC (Green Engineering e Consulting) disseminate tra Napoli, Roma e Londra, per realizzare svettanti torri eoliche in mezzo Sud, dalla Sicilia alla Puglia. Ma volano anche inchieste e carte bollate...
Stavolta ci spostiamo in Calabria, per vedere cosa succede in una regione che - come ha cercato di documentare carte alla mano l'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris prima di essere “licenziato” dall'ex guardasigilli Clemente Mastella - da qualche anno ha visto balzare l'eolico tra i piatti “forti” del menu' locale. Con la partecipazione, al banchetto, di politici, faccendieri, lacche' e - potrebbero mai mancare? - cosche.
Eccoci a Girifalco, un piccolo comune situato in posizione strategica. «Siamo nella parte piu' stretta del tacco d'Italia - descrive un geologo della zona - particolarmente adatta all'eolico perche' vi confluiscono forti venti da est e da ovest. E la nostra situazione e' emblematica, perche' ci sono piombati addosso grossi calibri locali e nazionali». Vediamo allora di capire quali sono i pezzi da novanta che, a Girifalco e non solo, cercano di imporre la legge delle proprie torri.
Partiamo dalla Parco Eolico Girifalco, societa' a responsabilita' limitata in vita da circa cinque anni, 400 mila euro in dote. A controllarla un'altra srl, Brulli Energia, quartier generale a Reggio Emilia. Sul ponte di comando Gianluigi Montorsi, al suo fianco il romano Franco Tortora (presidente del cda fino a due anni fa, quando ha passato il testimone a Montorsi) e il genovese Marco Ferrando.
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Al primo, Montorsi, cinquantacinque anni, fa capo un vero e proprio arcipelago societario, quasi tutto a base di energia made in Brulli (Energia, Produzione, Distribuzione, Trasmissione, Green Power, tutte srl), di Parchi eolici a macchia di leopardo in mezza Italia (Curinga, Sannoro, Sellia, Sersale, Tavenna, San Francesco, Punta Ferru, Pedru Ghisu etc), di sigle idroelettriche in Basilicata, Calabria e Sicilia, di tre tutto vento (Abruzzo Vento, Marsica Vento, Ortona Vento), piu' altre multiuso (Energeo, Energeo Italia, Energeo Zanano, MEP, Co.el.co., M2M, Gamesa, Monte Selva). Dai documenti societari emergono parecchie operazioni condotte dal variegato gruppo Brulli - e in particolare dalla sigla piu' dinamica, Brulli Energia - con una sigla britannica, la International Power Consolidated Holdings Limited. «Una prassi in voga ormai in questo settore - osservano alcuni esperti - le societa' nostrane hanno diramazioni estere, molto spesso societa' anonime o fiduciarie, comunque difficilmente accessibili, soprattutto per quanto concerne la reale proprieta' delle quote societarie». Passiamo al secondo, Tortora, anche lui con l'hobby dei parchi. E' infatti nell'organigramma della Parco Eolico Serra Pelata e della Parco Eolico Piano di Corda, altre due srl in pista, oltre ad Iris 2006.
Ma eccoci al terzo, pimpantissimo partner, Ferrando. Nel suo pedigree - anche se solo in qualita' di procuratore - spicca la perla Acea, la supermunicipalizzata romana regina di acque e dintorni. Poi, il suo curriculum si popola di una trentina di IP, che vanno dalla International Power Italia, alla IP Holdings Limited (altra consorella inglese) fino ad un vero e proprio stormo di IP Maestrale e IP Maestrale Energy Italy sparse in tutta la penisola e tutte identificate attraverso numeri progressivi (due battaglioni che sfiorano le venti unita' ciascuno): e tutte - pero' - hanno un denominatore comune, ovvero un indirizzo, via Circumvallazione 108, Avellino.
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Avellino nuova Londra? Il capoluogo irpino neo ombelico del mondo? No, piu' semplicemente allo stesso indirizzo si trova il quartier generale delle societa' che fanno capo ad un altro fresco reuccio delle pale eoliche, Oreste Vigorito, originario di Ercolano (il celebre paesino degli scavi alle falde del Vesuvio), interessi tra Benevento - fra l'altro e' il presidente della locale squadra di calcio - ed Avellino, appunto, dove sono ubicate nove societa' collegate, tutte impegnate nell'eolico.
E proprio a via Circumvallazione, lo scorso novembre, hanno fatto irruzione i militari delle fiamme gialle che, dopo i due anni dell'indagine “Via col vento”, hanno arrestato lo stesso Vigorito. A finire in manette un altro avellinese, Ferdinando Renzulli, e due siciliani, Vito Nicastri di Alcamo e Vincenzo Dongarra' di Enna (ma ci sono un'altra dozzina d'indagati). Nel mirino dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Avellino, sette parchi eolici (riconducibili alle nove sigle made in Vigorito e C.), anche stavolta sparsi un po' in tutto il mezzogiorno, fino in Sardegna, dove si trova il maxi parco eolico di Le Plaghe, in provincia di Sassari, 26 turbine a vento per 20 milioni di euro.
Ma torniamo al mosaico di Brulli. A presiedere il collegio sindacale c'e' un commercialista meneghino, Giorgio Luerti. Al suo fianco i romani Antonio Piciocchi, Luca Merenda, la catanese Gabriella Strano e la bergamasca Laura Milesi. Un avviato studio, quello di via Val di Sole 7, nel cuore di Milano. E una parentela con Simone Luerti, magistrato, per un paio di mesi al vertice dell'Anm. Perche' solo per un brevissimo periodo? Il suo nome e' venuto fuori nelle carte dell'indagine Why Not firmata da De Magistris: ciellino convinto e ottimo amico di Antonio Saladino, Luerti, tanto da dimorare, nel suo periodo di lavoro in Calabria, in un immobile riconducibile alle Compagnia delle Opere. Agli atti della maxi inchiesta, anche una telefonata del 30 aprile 2001 intercorsa tra l'indagato numero uno, Saladino, e Antonio Arminio, all'epoca segretario particolare del senatore Nicola Mancino, vice presidente del Csm. In seguito, Arminio si dara' agli affari, e alla grande: a base di energia solare, visto che il suo arcipelago societario - acquartierato spesso e volentieri all'estero, Lussemburgo in prima fila - domina la scena in varie zone del sud, prima fra tutte la Puglia, con le stelle di Das Energia, Ekos Energia, Eolo srl, Apulia sviluppo fotovoltaico e altre consorelle.
«Il gemellaggio tra Campania la bianca ed Emilia la rossa continua negli anni - commentano alcuni analisti - basti ricordare gli storici rapporti tra Ciriaco De Mita e Calisto Tanzi, anche via calcio, gli interessi mattonari della parmense Bonatti ad Avellino fino a quelli bancari, documentati dalla decennale storia della Popolare dell'Irpinia, tanto cara sia ai De Mita che a Mancino. Un istituto di credito poi finito nell'orbita del gruppo Bper, ovvero Banca Popolare dell'Emilia Romagna, con una serie di straschi giudiziari e di buchi neri ancora tutti da scoprire, a cominciare dalla societa' collegata Mutina, che ha raccolto montagne di crediti spesso inesigibili e poi cartolarizzati. Una bomba da 10 mila miliardi e rotti su cui lo stesso De Magistris ha acceso i riflettori, mentre altre procure in Italia dormivano, nonostanze circostaziate denunce dei risparmiatori».
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Ma torniamo ai protagonisti del business eolico, stavolta i “locali” da novanta. In prima fila un senatore Pdl, Vincenzo Speziali, segretario della commissione Finanze e Tesoro a palazzo Madama, e un gruppo imprenditoriale in forte ascesa che fa capo alla famiglia Sgromo: per la serie, uno dei tanti conflitti d'interesse di casa nostra grandi come una pala eppure ormai fisiologici. Il tandem ufficializza il suo matrimonio attraverso la creazione del gruppo Sgromo-Speziali, cui fanno capo una serie di sigle. A cominciare da Calabria Solar, nata poco piu' di due anni fa a Lametia Terme, sul ponte di comando i tre rampolli del senatore (Antonio, Giuseppe e Lorenzo, col 40 per cento delle quote), due della Sgromo dinasty (Eugenio e Sebastiano, titolari di un altro 40 per cento), mentre col 10 per cento a testa seguono Rocco Cristofaro (alla guida anche di Enersila) e Mario Bianco, catanzaresi doc.
Stessa formazione, piu' o meno, in campo con Anemos srl che stranamente, nonostante il profumo di venti ellenici che evoca, piu' pragmaticamente si occupa di ingegneria civile, in soldoni di «emulsioni di bitume, catrame e leganti per uso stradale». Forse per collegare le vie eoliche che corrono lungo la snella Calabria? Tra appalti e asfalti, comunque, un tocco al femminile non guasta affatto: ed ecco la presenza di due ladies, Maria Concetta Sgromo (che tiene compagnia ai fratelli Eugenio e Sebastiano nell'azionariato) e Rosa Cavaliere, che dal 2006 riveste la carica di amministratore unico in Anemos. Nata e residente a Lametia Terme, Cavaliere e' in sella a diverse altre srl, regolarmente impegnate a correre nelle sempre piu' vaste praterie eoliche: si tratta di Borgia Wind, Decollatura Wind, Marcellinara Wind, Savuto Wind e Squillace Wind, e nel pokerissimo di vento la dinamica Rosa figura sempre come amministratore unico.
Non e' finita. Perla societaria dell'affiatato team Sgromo-Speziali - e crocevia di multiformi interessi - e' EPC che emblematicamente, sotto il suo ombrello, riesce a coniugare compassi, mattoni e fonti rinnovabili (il suo nome, infatti, sta per Energia-Progetti-Costruzioni). Partiamo, anche stavolta, dalla platea azionaria. In prima fila, tanto per cambiare, i due soliti Sgromo (Sebastiano ed Eugenio), due Speziale (Antonio e Giuseppe, manca solo Lorenzo all'appello), ai quali si affiancano altri due rampolli che contano, Maurizio e Luisa De Nisi, nonche' Tommaso Fruci.
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Queste ultime presenze, le “novita'” del gruppo, in realta', sono altri protagonisti dell'affaire eolico. Ritroviano infatti il padre di Luisa e Maurizio, Francesco De Nisi, e lo stesso Fruci, al timone di Andali Energia srl, corazzata del vento finita pero' in un vero e proprio ciclone giudiziario poco attenzionato dai media, nonostante i big coinvolti. Si tratta di ponderose indagini delle procure di Paola e di Crotone (ultima, in ordine di tempo, quella denominata “Basilide”) che vedono sotto i riflettori dei pm gli iter autorizzativi regionali che hanno portato al disco verde sia per alcune centrali a turbogas che per parchi eolici (EPC e' impegnata nella realizzazione di quello nella Presila catanzarese): tra gli indagati eccellenti, Giuseppe Galati, sottosegretario al ministero delle Attivita' produttive, pdl, l'ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti (entrambi, fra l'altro, al centro delle inchieste bollenti di De Magistris) e Francesco De Nisi, ex presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco del suo paese, Filadelfia.
Il cerchio si chiude con gli incroci azionari. Pur con un piccolo capitale sociale, pari a meno di 20 mila euro, infatti EPC ha il 65 per cento delle azioni di Andali (il restante 35 fa capo a Istifid spa, una delle solite fiduciarie in campo), oggi amministrata da Fruci (che ha rilevato il testimone da De Nisi) al quale tiene compagnia Lorena Maria Ricciardi. A completare la galassia provvede Cortale srl, il cui capitale sociale e' interamente detenuto da Istifid. Per dire, uno scrigno che piu' segreto non si puo'. Non e' segreto invece il nome del precedente titolare delle quote societarie, Renova Wind srl, reginetta del vento nella vicina Puglia. Ne' il nome dell'attuale timoniere di Cortale: Eugenio Sgromo.
«Un'impresa che s'e' fatta col sudore della fronte e rischiando i soldi in proprio», e' il leit motiv di parecchi a Lametia Terme a proposito della famiglia Sgromo. Qualcun altro, invece, alla procura di Paola ricorda gli esordi - come capita per parecchie sigle che poi si dedicano alle costruzioni e ai nuovi business, come quello delle energie rinnovabili - nel settore del movimento terra. Un settore, notoriamente, “difficile”, inquinato da una massiccia presenza di ‘ndrine (cosi' come in Campania, ad esempio, e' storico avamposto della camorra, dalla Nco di Raffaele Cutolo, alla Nuova Famiglia targata Nuvoletta fino ai Casalesi made in Sandokan). «Gli Sgromo hanno cominciato nel territorio tra Maida e Lametia Terme - ricostruiscono ancora a Paola - acquisendo sempre maggior peso. Li' regna incontrastato il clan Iannazzo, a sua volta in cartello con i potentissimi Mancuso di Limbadi. In tutto il territorio nessuna foglia si muove senza un loro ok». E nessun vento prende a soffiare.
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