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LA LEGGE DEI MASTELLA
di Antonio Esposito [ 31/03/2010]


Berlusconi e' inaffidabile, vergognosamente inaffidabile». Parole di Sandra Lonardo, pronunciate con stizza e convinzione sul “Corriere della Sera” del 2 marzo 2008, in un'intervista a Fabrizio Roncone. Neanche due anni dopo, con un'acrobatica piroetta, la presidente del Consiglio regionale della Campania approda allegramente nelle braccia del tanto vituperato cavaliere. Dimenticando onori e glorie goduti nei dieci anni passati a braccetto di Romano Prodi e Antonio Bassolino.
Tutto per seguire l'ennesima giravolta del marito, Clemente Mastella. «I nostri valori - fa sapere oggi lady Sandra - sono sempre stati in sintonia con quelli del centrodestra». Quindi, cari amici, in tutti questi anni abbiamo scherzato e bluffato. Scurdammoce o' passato. Sono lontani i tempi in cui, raggiante, accolse nella magione di Ceppaloni quasi l'intero governo Prodi, venuto ad omaggiare in pompa magna le nozze del figlio Pellegrino con Alessia Camilleri. «Ora - dice qualcuno nel Pd - sputa nel piatto dove ha mangiato», rinnegando quel centrosinistra, che regalo' l'apoteosi alla coppia ceppalonese tra il 2005 e il 2008: un magico triennio per Sandra, che ascese al vertice del consiglio campano grazie alla candidatura blindata nel listino del governatore, e per Clemente, divenuto ministro della giustizia.
Improvvisamente il vento cambia. Esplode la maxinchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere e lady Mastella finisce agli arresti domiciliari. Il partito del Campanile e' paragonato ad un'associazione a delinquere. Il guardasigilli si dimette e trascina con se' il governo Prodi, aprendo cosi' la strada al ritorno di Berlusconi. Per la Cassazione, presieduta da Giorgio Lattanzi, il «programma criminoso portava vantaggi alla Lonardo e agli altri protagonisti dei reati, che attraverso nomine di persone di fiducia nel campo sanitario potevano rafforzare la presenza del loro partito nelle istituzioni pubbliche, perpetuando una politica di occupazione di enti ed amministrazioni, secondo criteri di appartenenza politica e non di competenza tecnica».
Poi, nell'ottobre scorso, scatta il secondo troncone dell'inchiesta. Per i giudici Francesco Greco e Francesco Curcio, l'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale) sarebbe diventata una torta di famiglia e di partito: tutte le assunzioni, gli incarichi, le consulenze e gli appalti sarebbero stati distribuiti ad amici e supporter del Campanile. Tra gli imputati, tutti targati Udeur, oltre ai coniugi Mastella, spiccano il loro consuocero Carlo Camilleri, il cognato Pasquale Giuditta (che poco dopo lascia il partito ed infine si accasa nel Pdl), l'ex segretario regionale Antonio Fantini, il consigliere regionale Nicola Ferraro, l'ex capogruppo Fernando Errico, passato col Movimento per le Autonomie, l'ex assessore regionale all'ambiente Luigi Nocera, il direttore dell'Arpac Luciano Capobianco. Quasi tutti sono accusati di associazione a delinquere, concussione ed abuso d'ufficio. Col secondo botto, per lady Sandra scatta il divieto di dimora in Campania e province limitrofe e per questo e' costretta a vivere a Roma. Le prime udienze del processo si svolgeranno in due fasi: una il 15 marzo e un'altra il 17 maggio prossimo.
Dall'esilio nella capitale, intanto, la presidente del consiglio campano diffonde il suo verbo via etere, su quotidiani e riviste di gossip. Dopo aver paragonato il suo caso a quello di Enzo Tortora e di Bettino Craxi, ora e' la volta di Gesu' Cristo. Per lei tutti quelli che non sono saltati nel centrodestra sulle orme del marito, sono considerati traditori. A cominciare dal sindaco di Benevento Fausto Pepe, colpevole di essere rimasto nel centrosinistra, che quattro anni fa lo porto' alla vittoria contro il centrodestra, al governo in citta' da ben tredici anni. «Molti ci hanno abbandonato - geme la presidente su una tv locale - che ci vuole fare, e' la vita! Nostro Signore non fu tradito? Ma io e mio marito abbiamo le mani pulite, non so cos' e' un appalto, ne' una tangente. Ho avuto sempre accanto il Signore che mi ha detto: “Sandra non ti scoraggiare, tu sei nel giusto”».
Ma la fist lady sannita e' veramente una martire perseguitata dalle procure? Esiste davvero un complotto contro la coppia di Ceppaloni? Le carte della magistratura mettono sotto accusa un capillare e scientifico sistema di potere, che ruota soprattutto intorno al mondo della sanita' e dell'ambiente. Nel primo troncone dell'inchiesta risulta agli atti un'intercettazione telefonica, nella quale Sandra Lonardo si lamenta con Camilleri del direttore generale dell'ospedale “Sant'Anna e San Sebastiano” di Caserta, Luigi Annunziata, definendolo «uomo morto». Per i giudici e' evidente la rabbia della presidente del consiglio regionale perche' il manager non sarebbe stato “a disposizione”, per nominare due primari di fiducia nei reparti di neurochirurgia e cardiologia.

PARLA ;UN ;PERSEGUITATO
«Le stesse modalita' ricattatorie e lottizzatorie - scrive il gip Anna Laura Alfano - si manifestano nelle vicende denunciate da Giuseppe De Lorenzo, Teresa Suero e Aurelio Bettini». Il caso piu' emblematico si sviluppa presso l'Asl di Benevento, uno dei feudi mastelliani, capeggiato dai fedelissimi Bruno De Stefano e Tommaso Zerella. Qui, secondo la procura, veniva orchestrata un'azione intimidatoria nei confronti del dottor De Lorenzo, responsabile del servizio psichiatrico di diagnosi e cura, tendente al licenziamento del medico. Per quali motivi? «Da quando la signora Mastella e' entrata in politica - racconta lo psichiatra, che e' assessore al traffico al comune di Benevento - e' iniziata la mia persecuzione, ma anche la rovina del marito. Dopo una prima rottura con Clemente mi ero riappacificato, tanto da candidarmi al comune in una lista fiancheggiatrice del Campanile. In un primo momento ho accettato, come voleva Sandra, che fosse nominato comandante dei vigili il casertano Francesco Delvino, il quale, a sua volta, pretendeva che fossero installati i photored. Poi, pero', quando lei ha preteso che venisse qui anche la compagna di Delvino, allora mi sono ribellato. Ora sono pronto a sfidarla in piazza».
Per punire il medico, il direttore generale De Stefano nomina una commissione disciplinare, composta da Claudio Campanelli, Antonio Mennitto, Maria Rosaria De Stasio, Giovanni De Masi e Antonio Clemente. Le intercettazioni telefoniche parlano chiaro. Il manager invita il funzionario Arnaldo Falato a strigliare i membri della commissione e poiche' Mennitto e' titubante sul provvedimento disciplinare da irrogare a De Lorenzo, lo definisce «uomo di merda».
Dalle conversazioni si evince che tutti i dirigenti dell'Asl «sono stati strumenti consapevoli per attuare la volonta' di alcuni esponenti di vertice dell'Udeur campano». I giudici hanno riscontrato, inoltre, che sono state esercitate intimidazioni nei confronti di Aurelio Bettini, ex sindaco di Morcone, a causa del suo mancato passaggio nelle file del Campanile. Per dargli una lezione si prese di mira la moglie Teresa Suero, responsabile del servizio di medicina legale dell'Asl beneventana, la quale «all'improvviso veniva fatta oggetto dai dirigenti di ripetute contestazioni e complessivamente di una vera e propria attivita' di mobbing, che si concludeva con le sue dimissioni».

ARPAC ;DELLE ;MIE ;BRAME
Dall'inchiesta emerge che l'Arpac era stata trasformata in un feudo mastelliano. Su un file trovato in un computer sono registrati i nomi di oltre 600 raccomandati, con accanto il rispettivo sponsor politico. Quasi il cinquanta per cento dei segnalati fa capo a dirigenti del Campanile, da Nocera all'ex senatore Tommaso Barbato, da Errico a Fantini. A Clemente Mastella vengono attribuite 26 raccomandazioni, a Sandra 16, al cognato Giuditta 35. Ma nel pacchetto Arpac rientrano anche consulenze e appalti milionari. «E' impressionante l'importo incassato dal consuocero Camilleri per una consulenza - nota Carlo Panella, direttore del settimanale locale “Il Quaderno”- un milione e 300 mila euro proprio da quell'Asl di Benevento che da anni si lamenta per i fondi insufficienti». Nel mirino dei giudici sono finiti inoltre i lavori di ristrutturazione e adeguamento della sede provinciale Arpac di Benevento, affidati alla Socedim srl, di cui e' titolare il ceppalonese Giustino Tranfa (quest'ultimo coinvolto, con la Fra.Ma.sas, anche nell'Operazione Chernobyl, lo scandalo dei rifiuti tossici sversati in mezza Campania, per il quale e' stato rinviato a giudizio insieme ad altri 37 indagati). Si tratta di un appalto da un milione e 615 mila euro. «Siamo al colmo dei colmi - commentano in zona - l'agenzia per la difesa dell'ambiente si rivolge ad un'impresa accusata di aver inquinato il territorio».
La vicenda venne alla luce quando il sindaco di Ceppaloni era lo stesso Mastella, il quale annuncio' che il comune si sarebbe costituito parte civile contro i potenziali inquinatori ed avrebbe dato mandato, guarda caso, proprio all'Arpac, diretta dai suoi amici, di verificare e bonificare la zona aggredita. Tre anni dopo, l'area interessata e' ancora recintata e sotto sequestro.
La vicenda Arpac, dunque, non e' solo una questione di raccomandazioni. Sotto accusa e' un sistema clientelare asfissiante, che ha costretto tanti giovani meritevoli e capaci a farsi la valigia per il Nord Italia o per l'estero, che ha stritolato tanti imprenditori e professionisti validi, solo perche' non avevano santi in paradiso.
Ora e' tempo di campagna elettorale. Sandra si candida col Pdl di Stefano Caldoro, contro il sistema bassoliniano e il napolicentrismo, bisogna rinnovare la Campania. Indovinate con lei chi c'e'? Il redivivo marito Clemente, eurodeputato Pdl, e poi Ciriaco De Mita, Paolo Cirino Pomicino, Giulio Di Donato, Nicola Cosentino, Sergio De Gregorio e Alfredo Vito. Come ai bei tempi di Tangentopoli.




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