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LE MANI SULLA GIUSTIZIA - MAGISTRATI, A CUCCIA!
di Ferdinando Imposimato [ 04/11/2009]


Restando nel vago sui contenuti, Silvio Berlusconi rilancia la sua sfida alla democrazia. E annuncia: «cambio la Costituzione, sono pronto a farlo da solo, poi mi appello al popolo con un referendum». E aggiunge: «I giudici non sono eletti dal popolo». Dopo la bocciatura del lodo Alfano, la condanna di Mediaset per il lodo Mondadori e la condanna di David Mills, accusato di essersi fatto corrompere, e' arrivata l'ora - dice il premier - di ridimensionare i magistrati. Non accetta le decisioni dei magistrati ordinari e costituzionali e grida al complotto delle toghe rosse. La strada per bloccare la giustizia e' una riforma in cui i giudici dipendano dal Guardasigilli, a sua volta sotto il potere del presidente del Consiglio.
In tutte le epoche chi governa cerca di assoggettare i giudici al proprio potere per garantirsene la conservazione. I magistrati, scelti in base all'articolo 106 della Costituzione per concorso pubblico, secondo il premier non hanno diritto di processare chi e' eletto dal popolo, anche se corrompe, commette abusi o violenze sessuali. Berlusconi vuole cambiare la Costituzione non con una legge ordinaria, come il lodo Alfano, ma basandosi sull'articolo 138 della stessa Carta, secondo cui le leggi costituzionali, una volta approvate dalle due Camere con la maggioranza assoluta, sono sottoposte a referendum popolare, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, su richiesta di un quinto dei componenti della Camera, o di cinque consigli regionali oppure di cinquecentomila elettori.
L'obiettivo e' di neutralizzare giudici e pm. La sentenza del giudice civile del tribunale di Milano, Raimondo Mesiano, ha condannato la Fininvest a pagare 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. Mentre le toghe del tribunale penale hanno condannato Mills, accogliendo le richieste del pm. Una congiura trasversale. E dunque, per il capo del governo, una lezione va data a tutta la magistratura.

L'ATTACCO ;AL ;CSM
Ma cosa ha davvero in mente il premier? Partiamo dai tentativi di riforma del recente passato. In primo luogo, vuole stravolgere la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Csm e' l'organo costituzionale autonomo e indipendente da ogni altro potere, garante dell'indipendenza della magistratura; provvede alla selezione, alla nomina, ai trasferimenti e alla promozione dei magistrati. Attenzione alla composizione attuale. Secondo l'articolo 104 della Costituzione e' presieduto dal capo dello stato. E ne fanno parte il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi dai magistrati ordinari tra gli appartenenti alla categoria, e per un terzo dal parlamento, tra professori universitari ed avvocati. La maggioranza e' fatta di magistrati ordinari. Il Csm ha il potere di pronunciarsi manifestando la propria opinione su qualsiasi vicenda interessi il funzionamento della giustizia.
Forti tensioni si sono, piu' volte, generate in occasione di interventi consiliari a tutela dell'indipendenza della magistratura di fronte ad attacchi esterni provenienti dai partiti. Nel campo politico si e' assistito a tentativi di limitare le funzioni del Csm: a questo tendeva il progetto di legge costituzionale adottato dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (Commissione “D'Alema” della XIII legislatura, disegno mai approvato), che prevedeva un Csm composto di una sezione per i giudici e di una per i pubblici ministeri. Un preludio alla separazione delle carriere e alla subordinazione del pm al ministro della Giustizia. Come vuole Silvio Berlusconi.
Nei primi anni, anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione, il Csm non ha funzionato per la mancanza di una legge ordinaria di attuazione. E cio' ha comportato che i capi degli uffici giudiziari venissero nominati dal Governo. Sono stati anni bui per la democrazia. Molte procure vennero guidate da magistrati prescelti in questo modo. Uno dei piu' famosi fu Carmelo Spagnuolo, procuratore generale prima a Genova e poi a Roma. Era affiliato alla loggia massonica P2. Ed era in rapporti con il mafioso Frank Coppola. Venne espulso dalla magistratura alla fine della carriera. Altri magistrati di nomina ministeriale a Roma avocarono ed insabbiarono clamorose inchieste, come quella proprio sulla P2. Che era l'epicentro della strategia della tensione.
Una cosa e' la scelta del procuratore della repubblica da parte del Csm, altra e' che sia fatta dal ministro della Giustizia.
Altro obiettivo del premier e' la modifica della struttura del Consiglio Superiore, con l'inserimento di membri laici, scelti dal Parlamento e dal Senato Federale, prevalenti sui giudici ordinari. In tal modo il Csm, nella selezione, nomina e carriera dei magistrati, sarebbe controllato dall'esecutivo. Questo intaccherebbe l'indipendenza della magistratura e lo stato di diritto. Il premier ne potrebbe fare di tutti i colori senza mai incorrere in una pena. Non solo: il Governo nominerebbe capi degli uffici giudiziari a sua scelta, ed avremmo giudici subalterni al potere politico, come avveniva ai tempi della stragi di piazza Fontana e Portella della Ginestra e fino al momento della creazione del Csm. Con l'impunita' di piduisti, criminali e corrotti.
Oggi l'attacco alla magistratura avviene con la dilatazione dei giudici onorari, contro la regola che i magistrati sono nominati mediante concorso. Siamo per la separazione dei poteri, enunciata due secoli fa da Montesquieu; il quale ammoniva che «non vi e' liberta' quando il potere giudiziario non e' separato dal potere legislativo e da quello esecutivo». Diversamente, il giudice ed il pm sarebbero strumenti nelle mani dei governanti.

L'ASSALTO ;ALLA ;CONSULTA
Altro tentativo di assalto e' poi quello alla Corte Costituzionale. Per essere indipendente e imparziale, la Consulta deve invece restare nella composizione attuale e non deve subire gli stravolgimenti vagheggiati dal premier e da Bossi, i quali intendono modificarne l'assetto attraverso il federalismo. Questo consentirebbe di poter stravolgere la Costituzione con l'avallo di una Corte asservita al potere politico. La Consulta attualmente e' composta - secondo l'articolo 135 della Costituzione - da «quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative». La riforma perseguita dalla attuale maggioranza prevede una diversa composizione: i giudici nominati dal Presidente della Repubblica sarebbero quattro e non cinque, passano da cinque a quattro anche quelli nominati dalle magistrature ordinaria e amministrative, i giudici nominati dalla Camera sarebbero tre e non quattro. Questo si legge nel testo dell'articolo 135 approvato dalle Camere e pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 18 novembre 2005, ma bocciato dal referendum popolare del 2006. L'idea di Bossi e del premier sarebbe la riproposizione dello stesso testo liberticida che porterebbe, con le altre riforme architettate dalla attuale maggioranza, da una parte alla secessione e, dall'altra, ad una Corte subalterna al Governo di volta in volta in carica. Un disastro.
Ecco perche' diciamo no al Senato federale, voluto da Umberto Bossi e da alcuni esponenti del Pd, che sarebbe uno strumento per intaccare l'indipendenza della Corte Costituzionale. Al Senato federale sarebbe dato - e' bene ripeterlo - il potere di eleggere ben quattro membri della Corte Costituzionale, alla Camera ne resterebbero solo tre (oggi ne spettano in tutto cinque al Parlamento). Si cerca, in tal modo, di far crescere il numero dei giudici di nomina politica, manovrabili da Premier e Lega, portandoli da cinque a sette: sicche' la Consulta, in cui oggi prevalgono giudici indipendenti, finirebbe con l'avere una maggioranza di giudici di nomina partitica e, dunque, nominati da Silvio Berlusconi. La Corte Costituzionale non e' piu' il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza di Governo. In un simile scenario sarebbe stato approvato il lodo Alfano e la Costituzione sarebbe stata modificata senza rispettare la speciale procedura prevista dall'articolo 138. E sarebbe stata cosi' varata una legge vantaggiosa per Silvio Berlusconi, egemone del governo, padrone assoluto della maggioranza.
Nei prossimi mesi la Corte, liquidato come incostituzionale il lodo Alfano, e' chiamata e decidere sulla legge delle intercettazioni (che viola l'articolo 21 della Costituzione sulla liberta' d'informazione e l'articolo 26 sul principio di legalita'). E ancora, dovra' pronunciarsi sulla legge che prevede il reato di clandestinita' (viola l'articolo 11 della Costituzione sul diritto di asilo, ma anche l'articolo 3 che stabilisce non solo il principio di uguaglianza dei cittadini, ma anche quello della proporzione tra reato e pena). Oggi sappiamo che i giudici della Consulta sono rimasti in maggioranza indipendenti dal Presidente del Consiglio, nonostante pranzi e incarichi ad personam riservati ad alcuni di loro. Con il Senato federale voluto dalla Lega, la maggioranza dei giudici sarebbe rimasta sotto il controllo del premier.
Invece si comincia forse a capire che l'accordo di Bossi con Berlusconi per trasformare la Corte in un organo della Lega difficilmente passera'. Soprattutto se ci sara'una grande mobilitazione popolare contro le riforme annunciate dal Governo: l'indipendenza della magistratura e' garanzia dei cittadini e non privilegio dei magistrati.




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