INCHIESTE E VELENI/MOLISE - CAPO D'ARGILLA
di Giulio Sansevero [ 03/03/2009]


La Prima Commissione del Csm ha avviato, all'unanimita', una procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilita' ambientale nei confronti del procuratore della Repubblica di Isernia, Antonio La Venuta. Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto che venga sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Il magistrato napoletano, ex candidato di Forza Italia alle politiche del 1996, con i suoi comportamenti avrebbe creato una «grave ed ingiustificata conflittualita'» con la Procura generale di Campobasso, con alcuni pm in servizio ad Isernia, con esponenti dell'Arma dei Carabinieri e con il pm Nicola D'Angelo della Dda di Campobasso.
Su La Venuta - si legge nell'atto di accusa - grava un «clima di sospetto» per il suo «rapporto di amicizia con Aldo Patricello», l'europarlamentare prima Udc ora Pdl. Fatale a La Venuta e' stata l'inchiesta Piedi d'Argilla che nel 2004 ha rivelato a tutta Italia lo spessore del sistema di potere di Aldo Patriciello e che porto' alla scoperta dei numerosi rapporti della famiglia dell'uomo politico con esponenti della cosca Garofalo della ‘ndrangheta.

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Il cuore della vicenda era una truffa ai danni dell'Anas: le imprese Patriciello, come confermato dall'incidente probatorio, avevano fornito cemento di scarsa qualita' ai cantieri della variante di Venafro, un'opera da oltre 60 milioni di euro. Il politico molisano e suo fratello Gaetano Patriciello, per evitare problemi, avevano fatto falsificare le prove di laboratorio sul cemento. L'Anas e' stata costretta a sostituire il 57% dei pali in calcestruzzo con una spesa aggiuntiva di oltre due milioni di euro. La parte dell'inchiesta relativa ai rapporti dei Patriciello con la ‘ndrangheta veniva invece archiviata; la Procura, comunque, allegava al decreto un lungo e dettagliato elenco dei molteplici rapporti di Gaetano Patriciello con esponenti criminali, tra i quali spiccavano i boss della camorra, Michele Zagaria e Francesco Madonna.
L'inchiesta coinvolse indirettamente anche La Venuta che veniva intercettato mentre al telefono invitava l'indagato Aldo Patriciello nella sua villa di San Gregorio Matese. Era l'estate del 2004 e da quel momento per il capitano dei carabinieri Antonio Bandelli, autore dell'inchiesta insieme al pm D'Angelo, sono cominciati i problemi. In men che non si dica il giovane ufficiale si ritrovava con undici procedimenti giudiziari a carico, molti dei quali del tutto pretestuosi, mentre dal Comando Generale di Roma arrivavano annunci di trasferimento, dopo appena due anni di permanenza nella compagnia di Venafro. E proprio La Venuta avviava una vera e propria controinchiesta del tutto illegale su Piedi d'Argilla, arrivando a chiedere il trasferimento di Bandelli.
Tutto cio' accadeva proprio mentre un collega di Bandelli, il capitano Fabio Muscatelli, comandante della Compagnia di Termoli, veniva trasferito prima in Kosovo poi in Iraq dopo aver svelato, con l'inchiesta “Black Hole”, il sistema di potere di un altro boss politico, Remo Di Giandomenico, ex Udc ora Pdl, imperniato sulla gestione della sanita' del Basso Molise: le coperture arrivavano fin dentro il comando provinciale dei Carabinieri, gli uffici della polizia giudiziaria presso la Procura di Larino e quelli dei vigili urbani a Termoli: insomma, una maxi connection. L'inchiesta di Muscatelli, da poco conclusasi con l'invio di 112 avvisi di fine delle indagini (tra gli indagati ci sono anche il governatore Michele Iorio e la deputata del Pdl Sabrina De Camillis) ha portato al clamoroso arresto del colonnello dell'Arma, Maurizio Coppola, gia' condannato definitivamente per maltrattamenti ai danni di un suo sottoposto. Dopo l'arresto di Coppola per Muscatelli arrivava un trasferimento per incompatibilita' ambientale a Livorno dove veniva destinato a fare il capo magazziniere. Un provedimento palesemente umiliante. L'ufficiale faceva ricorso e alla fine, dopo tre sentenze, riusciva nel 2008 a far cassare dal Tar l'ordine di servizio, giudicato dai magistrati amministrativi come gravato da «evidenti connotazioni punitive».

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Non riusciva invece ad evitare il trasferimento il capitano Bandelli, destinato dal settembre del 2006 presso il comando provinciale di Foggia e dove non svolge piu' alcuna attivita' investigativa. Proprio i trasferimenti dei due ufficiali davano luogo ad un'altra inchiesta avviata dal pm Nicola D'Angelo, il sostituto che ha guidato le indagini di Piedi d'Argilla. L'inchiesta, aperta a carico di ignoti nella primavera del 2006, sta da allora cercando di risalire a chi ha organizzato la sistematica opera di delegittimazione e i vari tentativi di trasferimento, riusciti e no, ai danni di Bandelli e Muscatelli; ed ha portato, gia' tre anni fa, alla clamorosa perquisizione del comando generale dei Carabinieri di Roma e di quelli di Napoli e Campobasso. Dopo questo episodio sono stati trasferiti sia il comandante dei carabinieri del Molise che quello della provincia di Isernia (i quali avevano incoraggiato e sostenuto le indagini di Bandelli e Muscatelli), mentre il procuratore capo di Campobasso, Mario Mercone, avocava a se' le indagini aperte sui due ufficiali, chiedendo per due volte l'archiviazione e vedendosela respingere in entrambi i casi dal Gip.
In aperto conflitto con gli altri sostituti, Mercone seguiva lo steso iter di La Venuta, chiedendo anche lui il trasferimento di Bandelli e aprendo contro di lui ben sette procedimenti giudiziari. Nel 2007 era la Procura di Larino che apriva a sua volta un'inchiesta sui trasferimenti e il mobbing nei confronti dei due ufficiali. Muscatelli infatti, uno dei migliori allievi usciti dalla scuola di guerra, piu' volte proposto per encomi e riconoscimenti, era di colpo diventato un reprobo e subiva, come del resto Bandelli, vari provvedimenti disciplinari, tra i quali una consegna per due giorni in caserma. Una metamorfosi troppo improvvisa e troppo legata alle inchieste che i due ufficiali avevano condotto per non alimentare il sospetto che si trattasse di una ritorsione.
Ma chi poteva aver ordito una congiura, chi aveva agito per ostacolare e far trasferire i due carabinieri? Intanto c'era chi, almeno alla luce del sole, criticava aspramente la Procura di Larino, rea di aver fatto arrestare prima Remo Di Giandomenico e sua moglie, poi il colonnello Coppola. Si trattava di Carlo Giovanardi (anche lui dall'Udc passato alla corte di Berlusconi), che piombava piu' volte a Campobasso scagliandosi contro il capo della procura, Nicola Magrone.

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Qualche idea era poi possibile ricavarsela dall'ordinanza di perquisizione dei comandi dei carabinieri, nella quale si leggeva che Giuseppe Ciarrapico, l'ex re di acque minerale ed ex presidente della Roma, ora editore di Nuovo Molise e senatore Pdl, aveva ricevuto indicazione da un importante uomo politico romano cui si era rivolto Aldo Patriciello, di mettere in cattiva luce sul suo giornale l'operato del capitano Bandelli; indicazione che Ciarrapico nel corso di una riunione impartiva ai suoi redattori.
Poi, dopo l'arresto del colonnello Coppola (che, secondo l'accusa, aveva in tutti i modi cercato di coartare l'azione di Muscatelli), e di nove tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani tutti tra loro legati per proteggere Di Giandomenico, un altro passo verso l'affermazione della verita' dei fatti arrivava simultaneamente dalla Procura di Bari e da quella militare di Napoli.
Nel capoluogo pugliese era finito sotto inchiesta La Venuta per calunnia e abuso d'ufficio e il pm Marco Di Napoli scriveva che il capo della Procura di Isernia aveva messo in atto una serie di falsificazioni e favoreggiamenti ai danni del capitano Bandelli, «accusandolo, pur sapendolo innocente, del reato di falso ideologico», avviando nei suoi confronti un'azione penale e chiedendo in base ad essa il trasferimento dell'ufficiale. Tutto questo accadeva perche', continua Di Napoli, La Venuta «nutriva animosita' verso il tenente Bandelli in quanto principale responsabile dell'indagine Mani bagnate nel corso della quale era stata captata una conversazione telefonica di contenuto amichevole fra esso dott. La Venuta ed una delle persone sottoposte alle indagini dotata di notevole influenza politica, il cui contenuto, riportato dal tenente Bandelli aveva avuto ampia diffusione nell'opinione pubblica locale e nazionale».
CONGIURE MILITARI
Insomma, secondo la Procura di Bari La Venuta aveva fraudolentemente accusato Bandelli per motivi personali, per averlo intercettato mentre parlava con Aldo Patriciello. La Procura militare di Napoli, invece, l'11 settembre 2008 ha inviato un avviso di conclusione indagini a quattro carabinieri in servizio presso la compagnia di Venafro accusandoli di aver cospirato contro il comandante Bandelli. I quattro, secondo i magistrati militari, «si accordavano al fine di impedire l'esercizio dei poteri del loro comandante Bandelli, attraverso la delegittimazione sua e dei suoi piu' stretti collaboratori e l'attivazione dei piu' svariati strumenti illegittimi per ottenere il trasferimento del Bandelli medesimo». In particolare offrivano utilita' consistenti al padre di un giovane gia' arrestato dai carabinieri perche' rendesse false dichiarazioni sul conto della moglie di Bandelli, attribuendo falsamente alla stessa relazioni extraconiugali; minacciavano altri militari di rivelare presunti loro reati per convincerli a testimoniare contro Bandelli e infine si accordavano per dichiarare falsamente al Procuratore La Venuta che un collaboratore del capitano Bandelli aveva acquisito microspie.
I quattro, che ora rischiano la radiazione, non sono stati nemmeno trasferiti. Lo erano stati, invece, con gravi ripercussioni familiari, gli otto carabinieri con i quali Bandelli ha portato avanti Piedi d'Argilla, gli unici sui circa cento militari di cui si poteva fidare.
Comunque vada a finire il procedimento disciplinare, La Venuta lascera' la magistratura e forse a Isernia si dissolveranno quelle nebbie che da anni avviluppano il palazzo di giustizia. Sulla storia parallela dei due ufficiali Bandelli e Muscatelli, che con le loro rigorose indagini hanno fatto saltare equilibri di potere basati sul malaffare e coperti da connivenze e complicita' a tutti i livelli, potra' essere fatta finalmente giustizia. Per la regione Molise, ridotta ad un autentico “verminaio” e spacciata per isola felice, potrebbe essere l'inizio di una primavera.


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