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BUSINESS RIFIUTI/ENERGIA - ACQUA PISANTE
di Andrea Cinquegrani [ 07/03/2008]


Dalla Somalia alla Sicilia. Un vero e proprio tour arcimilionario che passa per regioni e continenti, fa volentieri tappa davanti alla Madunina, per poi tuffarsi nel mare di Puglia, sbarca nel basso Lazio e scende poi in Campania. E sempre in compagnia di amici “eccellenti”, uomini che contano, sigle da novanta.
Ecco l'irresistibile ascesa del gruppo Pisante da San Severo, terra che non produce solo buon vino, ma anche imprese capaci di scalare le hit nel mondo degli affari. E di trovare il paradiso... nell'acqua, l'oro blu degli anni duemila. O nel fondo di una discarica oppure di un inceneritore, fra sacchetti di monnezza e voli di gabbiani. Sono i “servizi che contano”, quelle che gli addetti ai lavori chiamano “utilities”, la nuova manna per tante sigle a caccia di profitti facili, spesso e volentieri sulla pelle dei cittadini, privati (o meglio “privatizzati”) di un bene essenziale come l'acqua, o avvelenati in territori che diventano sversatoi di munnezza o, peggio, di rifiuti tossici.
La marcia trionfale della famiglia Pisante - Giuseppe e Ottavio sul ponte di comando - scandita da mega appalti e maxi intese societarie, rischia pero' un brusco stop. Ad inizio febbraio, infatti, vengono azzerati (ed arrestati) i vertici della societa' mista Acqualatina, 51 per cento pubblica e 49 per cento privata (il solito, collaudatissimo tandem fra la multinazionale francese di acque e munnezza Veolia ed il gruppo Pisante). Un'inchiesta durata quasi cinque anni, quella portata avanti dai pm della procura di Latina, capace di radiografare il fittissimo intreccio di affari e sigle in campo, immancabilmente le stesse (Veolia, Emit, Siba, Fineco), con ottime entrature - «portoni spalancati», commentano in procura - nella pubblica amministrazione e nelle societa' collegate, dove «il pubblico - viene spiegato - e' un semplice paravento, la copertura ad hoc per far lievitare a dismisura interessi privati, alla faccia di cittadini e tariffe». «E' lo stesso copione che, per fare un solo esempio, e' stato mandato in scena in Sicilia con la Messinambiente - chiariscono ancora - anche in quel caso affari d'oro per gli stessi privati e un'inchiesta della magistratura».
Tappa d'oro, la Sicilia, per i Pisante. Che controllano (col 75 per cento della azioni) la pubblica Siciliacque spa, attraverso un'altra comoda spa, Sicilia Hydro, la quale a sua volta fa capo a tre sigle made in Pisante: le storiche corazzate di famiglia, Acqua ed Emit, piu' Siba, in partnership con Veolia). E visto che l'affare s'ingrossa, avanti con la munnezza. E col business degli inceneritori. E' proprio per questo che i vulcanici Pisante hanno pensato bene di lanciare nell'isola un'altra creatura dalle uova di “rispetto”, Galva, tanto per cambiare una societa' per azioni, la quale ha provveduto a costruire e gestire due termovalorizzatori nel messinese, quelli di Pace e di San Ranieri.
Ecco cosa dichiaro' quattro anni fa, davanti alla commissione bicamerale sui rifiuti tossici, il procuratore capo di Messina, Luigi Croce, a proposito dell'ex sottosegretario dc Giuseppe Astone, amico e socio d'affari dei Pisante. «Nei confronti di Astone abbiamo chiesto tale misura (cautelare, ndr), che non abbiamo ottenuto ne' dal gip ne' dal tribunale del riesame. Infatti, nelle trattative per la costituzione della societa' mista anche alcuni politici si sono intromessi e hanno fatto la loro parte per conciliare i vari interessi che si muovevano nella vicenda, quelli dell'amministratore di Altecoen (Franco Gulino, ndr) o, dall'altra parte, interessi mafiosi». E ancora: «In base ai controlli telefonici e ambientali espletati, il gruppo Gulino, cioe' questo sistema di societa' emerso nell'ambito della nostra indagine, risulta avere contatti operativi e d'interesse con il gruppo Pisante».
Un filone d'indagine - sottolinea Croce - sul quale proprio la commissione bicamerale aveva cercato di puntare i riflettori qualche anno prima, con un documento nel quale «venivano spiegati una serie di contatti tra imprese operanti nel settore»; e uno di questi filoni veniva individuato proprio nel «cosiddetto gruppo Pisante». In quel ponderoso dossier della commissione facevano capolino alcuni partner pubblici e privati, a cominciare dai Colucci da San Giorgio a Cremano, nel napoletano. E comparivano tutte le star del firmamento targato Pisante.
A cominciare da una delle piu' lucenti, Fineco, quartier generale a Milano, nella canonica via Lampedusa 13 (dove oltre alle sigle dei Pisante c'e' anche la sede milanese di Veolia), 1 milione 300 mila euro di carburante, suddiviso tra alcuni protagonisti della dinasty (Giuseppe, Maria Luigia, Antonella e Concetta Carmela Pisante), la Germani degli amici Astone, la finanziaria Itinera con il gruppo Gavio acchiappatutto nel ramo autostrade. Tentacolare al punto giusto, Fineco, in grado di acquisire fette su fette del mercato ambientale di casa nostra (ha partecipazioni in una dozzina di societa'), con un attento occhio in direzione estero (la societa' anonima Verrinvest Luxemburg e la britannica Cloudfull Ltd).
Per continuare a bordo di Emit, la vecchia Ercole Marelli incorporata nella galassia dei Pisante. Con una “mission” ben precisa, tutta in direzione - ancora una volta - siciliana. «Emit e' una delle teste di ponte di Fineco per gli affari in Sicilia - racconta Daniele De Joannon, redattore del settimanale messinese d'inchiesta Centonove, in prima fila nel denunciare le connection fra poltica, mafia e imprese - attraverso una serie di societa', come Sicilia Acque spa, Idrosicilia spa, Palermo Energia Ambiente spa. Inoltre, Emit torna sotto diverse forme nei fascicoli d'inchiesta su Messinambiente attraverso altre sigle: Tecno Trattamento Rifiuti e la collegata Comes, Energia da Trattamento Rifiuti, posseduta insieme a Techint spa e Falck spa; la stessa Altecoen, poi passata alla Sicilsind dei Gulino. Insomma un ginepraio in piena regola, capace di far sgorgare milioni a palate». E, caso mai, di “lavare” piu' bianco. Del resto, fu proprio nella natia Puglia (procura di Foggia, pm Roccantonio D'Amelio e Massimo Lucianetti) che i Pisante incapparono nella prima buccia di banana, l'inchiesta per il maxi appalto dei nastri trasportatori al porto di Manfredonia. “Manfregonia”, titolo' 15 anni fa esatti la Voce (la cover story e' di marzo ‘93), con un fresco ex ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, raggiunto per la prima volta da un avviso di garanzia.
Il pedigree giudiziario non si ferma certo a Manfredonia. Problemi, per i Pisante, a causa dell'appalto Enel (condanne da 3 anni al cassiere pci Primo Greganti e da 4 anni e tre mesi all'ex numero uno dell'ente Zorzoli) per gli impianti di denitrificazione dei laghi Fusine e Tavazzano. Grane per il teleriscaldamento a Pavia (destinario confesso delle tangenti, Giancarlo Magenta), e lo stesso Metro' di Roma. E ancora, tornando alla Puglia, per la discarica di Vieste e il tormentato progetto di una centrale termoelettrica proprio a San Severo, contrada Ratino, che fa andare su tutte le furie gli incazzati concittadini.
No problem, acqua passata (e milionaria). Ora potrebbe rispuntare la gara per il completamento del maxi (e vetusto) inceneritore di Acerra, nel napoletano, previsto dieci anni fa, iniziato nel 2004, poi stoppato dalla magistratura per il blocco dei beni di Fibe, la sigla di casa Impregilo-Romiti aggiudicataria dell'appalto (con un misero punteggio di 4 e mezzo su 10). Un paio di mesi fa il tandem bresciano-milanese A2A e il colosso Veolia si sono ritirati dalla gara, «perche' la politica non da' certezze» (sic). Secondo alcuni “boatos” al nuovo bando si profila la sagoma dei Pisante. «I francesi non possono far vedere che si presentano in prima persona - raccontano ad Acerra - fanno andare avanti gli amici, poi tanto combineranno tutto insieme». Quale la sigla in rampa di lancio? Emit? Staremo a vedere.

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