LAVOCE IN EDICOLA



TUTTE LE COPERTINE
  SOMMARIO
In edicola il numero di


SOMMARIO
» VAI ALLA PAGINA «
Gli SPECIALI
LE GRANDI FIRME
OLIVIERO BEHA
BEHA
GIULIETTO CHIESA
CHIESA
ARMANDO DELLA BELLA
DELLA BELLA
JACOPO FO
FO
FERDINANDO IMPOSIMATO
IMPOSIMATO
ELIO LANNUTTI
LANNUTTI
SANDRO PROVVISIONATO
PROVVISIONATO
LUCIANO SCATENI
SCATENI
ELIO VELTRI
VELTRI
IL BLOG DEL DIRETTORE
» VAI AL BLOG «
L'INSOSTENIBILE
(Il blog di Rita Pennarola)

» VAI AL BLOG «
SONDAGGIO
QUANTO DURA IL GOVERNO RENZI?
tutta la legislatura
due anni
un anno
un mese
     
ADV
NEWSLETTER
DICONO DI NOI
LE VOCI
ADV


 
GRANDI FIRME
I VERI KILLER DI PIAZZA FONTANA
di Sandro Provvisionato [ 16/07/2009]


E' da poco uscito un libro che rimette in discussione alcune delle piu' importanti conclusioni giudiziarie sull'Italia degli anni Settanta che, come e' ormai acclarato, sono alla base di quelli che si chiamano misteri d'Italia. E' un libro difficile, scabroso, da maneggiare con cura che - questo e' facile pronosticarlo - nella migliore delle ipotesi verra' ostentatamente ignorato e, nella peggiore, sollevera' piu' critiche che consensi. A scriverlo e' un giornalista di razza, di quelli che ogni giorno di piu' mancano nella nostra professione, Paolo Cucchiarelli, cronista parlamentare dell'Ansa, ma soprattutto scrupoloso ricercatore ed insaziabile consultatore di documenti, il piu' certosino degli studiosi delle storie oscure del Paese.
Il libro si intitola Il segreto di piazza Fontana (edizioni Ponte alle Grazie) ed e' una vera e propria inchiesta condotta con il metodo tanto classico, quanto dimenticato, del giornalismo investigativo. Non c'e' una sola informazione o ipotesi che non sia sostenuta da pagine e pagine di documenti. Non c'e' un fatto che sia raccontato senza l'ausilio di testimonianze ne' alcuna argomentazione priva di sostegni probanti: un lavoro che definire dietrologico sarebbe delittuoso.
Ci concentriamo qui sui due episodi: il caso dell'anarchico Pino Pinelli e del commissario Luigi Calabresi. Scrivevo nel numero scorso di questa rubrica di quanto sia apparso stridente l'abbraccio, certo comprensibile sotto il profilo umano, avvenuto al Quirinale tra le due vedove (quella del ferroviere e quella del commissario) il 9 maggio scorso, nel giorno dedicato alla memoria delle vittime del terrorismo. E quanto fosse sembrata una soluzione tutta all'italiana quella di comprendere nell'elenco delle vittime del terrorismo il nome di Pinelli, ufficialmente morto - secondo l'allora quanto meno approssimativo giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio - per una “caduta accidentale” (o per un “malore attivo”) da una finestra del quarto piano della questura di Milano il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage.
La nostra ferma convinzione e' sempre stata che la morte di Pinelli non sia stata accidentale, ma procurata. E che quindi Pinelli avesse il diritto pieno ed assoluto ad essere compreso in quell'elenco. Perche' se cosi' non fosse - e la sua morte fosse avvenuta come ha stabilito D'Ambrosio - allora Pinelli non sarebbe stato una vittima del terrorismo (questa volta di Stato), ma la vittima di una semplice disgrazia, pur accaduta in un contesto di illegalita'. Quella del suo inammissibile stato di fermo.
Ed ecco che la ricostruzione analitica di Cucchiarelli apre nuovi spiragli di verita' a quella morte assurda, stabilendo due fatti. Primo: Calabresi quella maledetta sera era presente nella sua stanza, la stanza dalla quale Pinelli precipito'. E con molta probabilita' fu proprio Calabresi, o in subordine il brigadiere Vito Panessa, a provocarne involontariamente, anche se attivamente, la morte.
Tralasciando i mille particolari che Cucchiarelli non fa mancare nella sua ricostruzione, la dinamica della morte dell'anarchico sarebbe stata questa: dopo un interrogatorio lungo e defatigante, Pinelli e' di spalle vicino alla finestra dalla quale da li' a poco precipitera'. Sta fumando l'ennesima sigaretta di una notte interminabile. Probabilmente Calabresi, meno probabilmente Panessa, gli si avventano contro senza intenzioni violente, ma con lo scopo di intimidirlo con una domanda a bruciapelo.
Pinelli si ritrae. Urta la balaustra bassa della finestra e precipita nel vuoto, sbattendo con la testa sul primo cornicione della parete esterna dello stabile, perdendo i sensi e finendo, dopo aver urtato un secondo cornicione, riverso sull'aiuola del cortile della questura. Ecco spiegata la mancanza di slancio tipica di un suicida. E il corpo che cade, ormai gia' privo di riflessi motori, lungo il muro del palazzo.
Sono tali e tanti i particolari riportati da Cucchiarelli, da rendere questa dinamica dei fatti molto convincente.
C'e' poi nel libro un ampio capitolo dedicato alla morte di Calabresi, che per Cucchiarelli e' profondamente intrecciata alla fine dell'editore rosso Giangiacomo Feltrinelli, saltato in aria pochissimo tempo prima. Per non togliere a nessuno il gusto di leggere il libro non sveleremo fino in fondo la trama che lega due uomini cosi' diversi, diremo soltanto che, ancora una volta carte alla mano, Cucchiarelli dimostra quello che in molti avevamo intuito con chiarezza fin da subito. E cioe' che anche il delitto Calabresi e' un delitto di Stato. Il delitto di un uomo che, dopo essersi prestato, inconsapevolmente o meno, alla costruzione della pista anarchica per la strage di piazza Fontana, indagando su un traffico d'armi che porta ai neofascisti veneti, si accorge di essere stato usato come una pedina di depistaggio e come un capro espiatorio. E accorgendosi dell'inganno, diventa un pericoloso testimone da eliminare.
Ci convince poco nel libro - dobbiamo dirlo con onesta' - l'esecuzione materiale dell'omicidio Calabresi che l'ufficio Affari riservati del Viminale avrebbe affidato a Lotta continua. Il limite di Cucchiarelli (ma qualcuno potrebbe intenderlo come un pregio) e' che non essendo mai stato un militante politico non puo' afferrare a pieno le dinamiche tutte interne alle organizzazioni uscite dal ‘68, come ad esempio Lotta continua.
Troppo pure e dure per concedersi a raffinati compromessi con lo Stato. Cosi' come l'assoluta improbabilita' che servizi segreti di qualsiasi rango abbiamo mai avuto bisogno di regolare i propri conti interni cercando manovalanza assassina, a destra o a sinistra.