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MA TUTTO QUESTO DE GENNARO NON LO SA...
di Sandro Provvisionato [ 04/12/2008]


DE GENNARO? NON LO SA…
La sentenza-vergogna sui massacri di Genova apre la strada al altri non meno gravi interrogativi. Se Gianni De Gennaro, ad esempio, non sapeva cosa facevano i suoi uomini, come puo' oggi essere coordinatore dei servizi segreti?...

E' triste ma dobbiamo abituarci all'idea. Non ci sara' mai giustizia per le feroci giornate di Genova 2001. Dopo la parziale assoluzione dei secondini e dei poliziotti del lager chiamato Bolzaneto e dopo la vergognosa sentenza assolutoria per i mandanti degli squadristi in divisa che hanno pestato della Diaz, non varranno ricorsi in Appello o alla Corte Europea per ridare dignita' a quelle tre giornate in cui - come ha scritto Amnesty international - in Italia “venne sospeso lo stato di diritto”. Tutto cadra' in prescrizione.
In assenza di giustizia, o forse meglio, in assenza di giustizia con la complicita' della magistratura giudicante genovese, e' venuta l'ora di tirare le somme e di dire con chiarezza che a Genova nel luglio del 2001 non c'e' stato soltanto un eccesso di gestione sbagliata dell'ordine pubblico. E' accaduto qualcosa di ben piu' grave. Qualcosa che potrebbe accadere di nuovo. D'ora in avanti in qualsiasi momento. Specie in presenza di un crescente movimento di opposizione che si sta coagulando nel mondo studentesco.
A Genova, nel luglio 2001, e' tornato a sedimentarsi un humus del nostro ordinamento statale che credevamo morto e sepolto. E' riemerso un potere invisibile convinto (e a ragione) della propria impunibilita', un potere al di sopra di ogni sospetto, impastato di cultura fascista, culto della violenza, disprezzo delle regole, cieca volonta' repressiva, superomismo, uso cinico del diritto che affonda le sue radici negli anni della provocazione, dei servizi cosiddetti deviati, dei giochi sporchi dei corpi separati dello Stato.
Ed ecco i black bloc devastatori assolutamente ignorati nelle loro devastazioni e quasi invece incoraggiati da sparizioni improvvise di polizia e carabinieri. Ecco i manifestanti che percorrevano un corteo autorizzato attaccati frontalmente alla ricerca di una reazione che sarebbe stata immancabile e degenerata in scontri e furore. Ecco una piazza senza via di uscite come piazza Alimonda, caricata selvaggiamente con i gipponi e con la consapevolezza che chi non puo' ritirarsi contrattacca. Ecco il morto che ha il nome di Carlo Giuliani. Ecco la spedizione punitiva in una scuola dormitorio. Ecco le prove falsificate, i finti accoltellamenti subiti, le versioni concordate, le molotov portate dentro la Diaz a giustificare una “macelleria messicana” che ha solo il sapore della vendetta. Ecco un commissariato-prigione come quello di Bolzaneto trasformato in luogo di tortura.
Sette anni dopo quel potere invisibile resosi tangibile esce nei fatti totalmente assolto e quindi legittimato a ripresentarsi nelle strade, nelle piazze, nelle caserme. Sette anni dopo, l'omicidio di Carlo Giuliani e' stato archiviato: legittima difesa. Anche se il carabiniere “archiviato”, Mario Placanica, ha cambiato almeno tre versioni e ora dice che a sparare non e' stato lui. Anche se le perizie non quadrano. Anche se ci sono foto che dimostrano che su quel Defender erano quattro i carabinieri e non tre. E che probabilmente a sparare e' stato un ufficiale dei carabinieri.
Sette anni dopo per le violenze private (guai a parlare di torture) di Bolzaneto a volare sono stati solo gli stracci. Assolti i vertici. Per loro neppure il reato di abuso d'ufficio, riconosciuto solo al responsabile nella caserma della polizia penitenziaria. Eppure 255 testimonianze dettagliate e precise avevano inchiodato gli aguzzini, disegnando una caserma-lager dove ogni sopruso filava a meraviglia con l'assenso dei responsabili. Sette anni dopo, l'assalto in grande stile della Diaz e' stato trasformato dai giudici del Tribunale da piano di rastrellamento ben organizzato a semplice iniziativa di un banda di celerini fuori di testa. E gli altri? E i dirigenti di polizia? Loro nulla sapevano, forse non c'erano (ma c'erano, eccome se c'erano) o se c'erano dormivano. C'era Francesco Gratteri, c'erano Giovanni Luperi e Gilberto Caldarozzi, c'era Spartaco Mortola, c'era Massimo Mazzoni e c'erano gli altri dirigenti.
Ma a ben vedere questa sentenza sulla Diaz e' qualcosa di ancor piu' vergognoso e pericoloso. Pericoloso soprattutto per i vertici della polizia. Se i vari dirigenti di polizia, su su fino all'allora capo della polizia De Gennaro, nulla sapevano, allora la conclusione e' che i vertici della polizia non controllano la polizia. Vogliamo estremizzare il ragionamento: se Gianni De Gennaro, che da capo della polizia ignorava cosa facessero i suoi uomini a Genova, e' stato nominato super coordinatore dei servizi segreti italiani, cosa dobbiamo aspettarci adesso da questi ultimi? Stanno per caso tornando i giorni cupi degli 007 con licenza di tramare? Stanno per tornare le ombre delle stragi? Oppure chi non era in grado di controllare i suoi sottoposti da capo della polizia lo e' ora da capo dei servizi segreti?
Resta infine la macchia della magistratura genovese. Attenta, imparziale, acuta nel rinviare a giudizio i colpevoli e poi manichea e disinvolta nell'assolvere gli stessi. Mandando a casa i capi. Il giudice del tribunale di Genova, Gabrio Barone, certamente una brava persona, in un impeto di garantismo, ha detto a botta calda che non c'erano le prove per condannare i funzionari di polizia comunque e oggettivamente responsabili della mattanza della Diaz.
Ha ragione lei, signor giudice, mancavano gli ordini scritti. Una mancanza per una mattanza davvero imperdonabile.