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GRANDI FIRME
CHI NON SORRIDE RESTA SOLO (E PERDE LE ELEZIONI)
di Jacopo Fo [ 10/10/2010]


Con queste facce serie non vincerete mai. Non l'ha detto Buster Keaton, lo ha detto un grande maestro di arti marziali ai suoi giovani, focosi allievi. Io credo che questo principio valga anche in politica. Ai progressisti manca un po' il sorriso. Molti oppositori al governo dello sfascio fanno a gara per apparire in televisione con la faccia piu' seria e incazzata possibile e a urlare a piu' non posso. Essere incavolati neri e' la prova della sincerita' e della forza del proprio impegno politico. Berlusconi invece fa il sorriso finto e vince.
Gia' sento scalpitare alcuni che mi massacreranno nei commenti a questo articolo: dici bene tu! Ma se fossi un operaio licenziato non avresti niente da sorridere! Allora vorrei raccontarti la storia di 100 milioni di donne che sono uscite dalla miseria insieme a 300 milioni di loro familiari senza dover fare la faccia scura e urlare, neanche per 10 minuti. Anzi hanno dovuto sorridere molto, perche' hanno dovuto collaborare, mettersi d'accordo, darsi fiducia. E se non sai sorridere non ci riesci. Perche' il sorriso e' il cemento delle relazioni sociali.
Non essere capaci di sorridere e' una malattia relazionale grave: chi non sorride resta da solo (e perde le elezioni). La storia di queste donne inizia in Bangladesh dove nasce la Grameen Bank di Mohammad Yunus, quello che dopo 30 anni di risultati incredibili ha preso il Nobel. Yunus e' un tipo paffutello. E ovviamente ha sempre il sorriso stampato sulla faccia. Questo non gli da' un'aria volitiva e intelligente. Sembra un po' un pirlotto. Sono andato a vederlo di persona a una conferenza. Volevo vedere com'e' uno che crea le condizioni perche' milioni di persone si salvino dalla fame e dalla miseria. E' basso, con la faccia tonda, il viso gentile. Parla a centinaia di persone come se fosse al bar. Senza toni da comizio, senza sventolare bandiere. Ogni tanto si ferma, guarda la platea e sorride.
Inizio' prestando 23 dollari a 46 donne di un villaggio miserabile del Banghladesh, mezzo dollaro a testa, e chiese pure il 17% di interessi! Lui non voleva fare la carita' ma una banca funzionante, con i conti in attivo. E molti gli dissero che era un cane rognoso perche' cercava di arricchirsi prestando denaro alle donne che morivano di fame. Lui dimostro' che queste donne erano capaci di restituire il denaro con gli interessi nel 97% dei casi, molto piu' di quanto riesca a ottenere una banca normale che presta denaro solo a chi da' garanzie di solvibilita'.
Quelle donne dovevano andare all'alba dall'usuraio e prendere in prestito mezzo dollaro, compravano il bambu', costruivano uno sgabello e alla sera ripagavano il debito contratto al mattino con interessi spaventosi (giornalieri). Cosi' restava loro in tasca quasi niente. E vivevano nella miseria piu' totale. Il prestito di mezzo dollaro, restituito in 52 rate settimanali, le tolse dalla disperazione. E Yunus dimostro' che si poteva creare una banca dei poveri con i conti in attivo e quindi una capacita' crescente di autofinanziarsi e di erogare quindi sempre nuovi microprestiti. Ti consiglio di leggere la sua biografia, una storia da fantascienza (Il banchiere dei poveri, Feltrinelli).
La cosa che piu' mi ha colpito nella storia del microcredito e' il metodo che questi hanno usato. Innanzi tutto hanno fatto affidamento sulle donne. Le donne devono liberarsi, la banca offre solo un'opportunita', un'occasione, una possibilita'. Le donne per ricevere il prestito devono riunirsi in gruppi di 5. Il debito e' individuale ma c'e' un gruppo solidale. La restituzione avviene in microscopiche rate settimanali. Le donne si incontrano, il bancario riceve i soldi e da' ogni volta un'informazione utile su un'erba da cucinare, regole di igiene o un trucco per allevare i polli. E in questo incontro le donne raccontano cosa hanno fatto, che difficolta' hanno incontrato, trovano sostegno psicologico e aiuto. E devono accettare un impegno: se hanno un figlio maschio non devono chiedere alla sposa la dote, se hanno una figlia femmina devono rifiutarsi di sottostare all'obbligo della dote. Questo perche' per le famiglie povere diventa una rovina pagare la dote e questo trasforma in una disastro l'avere figlie femmine e determina quindi uno stato di asservimento della donna che fin da piccola deve andare a lavorare per iniziare a accumulare la dote… e non puo' andare a scuola…
Yunus ha capito che l'unico modo per cancellare questo costume assurdo era vincolare i prestiti all'impegno di non seguire piu' la consuetudine della dote. Niente volantini, comizi, cortei, proteste, lotte parlamentari. Hanno affrontato il problema alla fonte: le madri. E hanno vinto senza combattere creando le condizioni perche' il cambiamento diventasse inevitabile.
Questo nuovo modo di concepire l'azione politica ci dice molto dal punto di vista delle azioni strategiche e dell'atteggiamento che rifugge lo scontro e le questioni di principio per trovare l'efficienza. Militanti politici di nuovo tipo che hanno sostituito la aggressivita' con il sorriso, le urla con l'azione quotidiana. Il mondo si cambia cosi': dando qualche possibilita' a una donna per volta.