LAVOCE IN EDICOLA



TUTTE LE COPERTINE
  SOMMARIO
In edicola il numero di


SOMMARIO
» VAI ALLA PAGINA «
Gli SPECIALI
LE GRANDI FIRME
OLIVIERO BEHA
BEHA
GIULIETTO CHIESA
CHIESA
ARMANDO DELLA BELLA
DELLA BELLA
JACOPO FO
FO
FERDINANDO IMPOSIMATO
IMPOSIMATO
ELIO LANNUTTI
LANNUTTI
SANDRO PROVVISIONATO
PROVVISIONATO
LUCIANO SCATENI
SCATENI
ELIO VELTRI
VELTRI
IL BLOG DEL DIRETTORE
» VAI AL BLOG «
L'INSOSTENIBILE
(Il blog di Rita Pennarola)

» VAI AL BLOG «
SONDAGGIO
QUANTO DURA IL GOVERNO RENZI?
tutta la legislatura
due anni
un anno
un mese
     
ADV
NEWSLETTER
DICONO DI NOI
LE VOCI
ADV


 
GRANDI FIRME
LETTERA APERTA AL CARDINALE SEPE
di Vitaliano Della Sala [ 18/07/2010]


Signor cardinale, io non sono tra quelli che scaricano su di lei ogni responsabilita' per le scelte poco chiare che oggi emergono nell'inchiesta della magistratura che la riguarda, come invece ha fatto il portavoce del Vaticano che ha parlato di una gestione attuale “diversa dalla precedente”, dei beni della Congregazione vaticana, di cui lei e' stato Prefetto.
Lei oggi e' alla ribalta della cronaca per una vicenda che non fa onore alla nostra Chiesa. Una vicenda sulla quale non spetta certamente a me - ne' a nessun altro che non sia la magistratura - emettere un verdetto anticipato, ma rispetto alla quale, pero', mi sento nel pieno diritto di fare e suggerire alcune riflessioni.
Voglio partire dalla presunzione della sua innocenza.
In questo momento lei ha su di se' i riflettori accesi e l'attenzione di stampa e televisione. Da innocente, quale in questo momento lei e', quale occasione migliore per rendere un'autentica testimonianza cristiana, un messaggio chiaramente diverso da quello che molti inquisiti potenti hanno mandato in questi anni.
Lei e' un cardinale, un “cardine” su cui poggia la Chiesa, uno dei prescelti a testimoniare la Verita' e la Giustizia fino all'estremo, fino al sangue, che il rosso porpora della sua veste le ricorda continuamente; e' uno dei pri'ncipi della Chiesa e essere principe nella Chiesa e' diverso da essere potenti nel mondo, e' essere uno dei pri'ncipi di quel re, Gesu' Cristo, che si e' lasciato processare dagli uomini come l'ultimo dei delinquenti. Ma tutto questo non devo essere certo io a ricordarglielo.
Sono sicuro che lei non si difendera' “egoisticamente” gettando facile discredito su magistrati inquirenti e giornalisti, come solitamente fanno i potenti; e sono certo che lei non si difendera' abusando della sua posizione e del ruolo che ricopre.
Alcuni anni fa, quando lei era stato scelto da papa Giovanni Paolo II per preparare il Giubileo del 2000, e cominciavano ad essere evidenti le contraddizioni e gli sprechi che si stavano manifestando nella preparazione di quell'evento, le scrissi una lettera, ripresa da alcuni giornali, per ricordarle la condizione di precarieta' di ogni povero. Con la mia Comunita' parrocchiale stavo riflettendo in modo sofferto sulle contraddizioni del Giubileo, quando un vecchio, che leggeva da un quotidiano le notizie che si rincorrevano in quei giorni, sui finanziamenti sproporzionati per il Giubileo, sorridendo mi chiese cosa ne pensassi; di fronte ai miei imbarazzati giri di parole per dipingere luci ed ombre di un fenomeno che, da esclusivamente religioso quale dovrebbe essere, stava diventando troppo economico, mi ricordo' un detto delle nostre zone che forse anche Lei conosce: «Scialate puttane che sta arrivando il Giubileo». Il grande appuntamento del 2000 stava cominciando a prendere la mano degli organizzatori e, nello stesso tempo, a sfuggirvi di mano.
Dietro l'imponente macchina messa in moto si intravedeva, purtroppo, la grande tentazione farisaica dell'esteriorita'. Il Giubileo stava diventando un grande circo, sempre piu' simile alle olimpiadi o ai mondiali di calcio, ma di ben maggiori proporzioni. Era diventato un treno sul quale chiunque aveva la possibilita' di gestire qualcosa stava cercando di salire, non importava se con urti e spintoni, non importava a cosa fossero davvero finalizzati i progetti e quale ne fosse l'utilita' e la qualita'.
Oggi i nodi vengono al pettine. Spero sinceramente che la sua posizione giudiziaria venga chiarita senza ulteriori conseguenze e che lei risulti estraneo alla corruzione e ad altri reati. Credo, comunque, che questa triste vicenda vada vista nell'ottica della Divina Provvidenza, e sia lo stimolo per lanciare nella Chiesa, semmai a partire proprio da lei, una approfondita riflessione sul giusto rapporto che deve intercorrere tra i vertici della Chiesa e quelli civili, tra i vescovi e i potenti, tra il Vaticano e i potentati economici e finanziari, tra i beni terreni che la Chiesa gestisce e gli impoveriti, soprattutto in un tempo di crisi economica globale che la parte povera dell'umanita' sta subendo.
Allora, approfittiamo per liberarci dalla frenesia delle cose inutili che ci fanno perdere di vista quelle davvero necessarie; approfittiamo per riconciliarci con la terra, che non deve piu' essere oggetto di sfruttamento, e con gli uomini e le donne che la abitano, che non devono essere piu' sfruttati. “Spalancate le porte a Cristo” e' stato lo slogan dell'ultimo Giubileo: spalanchiamo le porte ai povericristi; spalanchiamo, ad esempio, le porte delle case di proprieta' della Chiesa, e lasciamoci entrare i tanti, i troppi impoveriti e senza tetto.
Spalanchiamo le porte delle favelas e di tutte le periferie, delle case di cartone dei barboni, dei campi profughi, dei centri di identificazione per migranti, dei reparti di ospedale dove chiudono i loro giorni i malati terminali, delle celle dei prigionieri politici, delle case dei disoccupati e degli sfruttati, di ogni luogo dove e' vivo il dolore e troppo debole la speranza. Porte attraverso cui poter entrare, porte attraverso cui qualcuno, grazie anche a noi, potra' finalmente uscire.
Se, anziche' queste porte, permetteremo ancora che si aprano solo le porte delle banche, degli uffici dei progettisti e delle mega imprese, dei burocrati, dei politicanti e degli affaristi, se lasceremo che si aprano ancora di piu' le porte dei ricchi, allora le porte di Dio resteranno davvero chiuse, soprattutto per noi!
Con cristiana franchezza.