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GRANDI FIRME
SENZA PENTITI, NIENTE
di Sandro Provvisionato [ 07/01/2008]


Puo' darsi che il rischio sia quello di annoiare il lettore, ma se torno sulla questione dei delitti insoluti e' perche' ormai, nella piu' assoluta assenza di spunti investigativi, i due casi di cronaca nera piu' clamorosi di questi ultimi tempi sembrano essere entrati in una dimensione quasi onirica, con scenari in liberta' che trapelano dagli ambienti degli inquirenti e con la stampa costretta ormai ad aggrapparsi a titoli ad effetto.
Mi riferisco ancora una volta agli omicidi di Garlasco e Perugia che continuano ad appassionare, piu' o meno morbosamente, l'opinione pubblica. Il dato inquietante riguarda una certezza: a meno di una qualche improbabile confessione, la verita' giudiziaria che, forse, negli anni sara' raggiunta sia per l'assassinio di Chiara Poggi sia per quello di Meredith Kercher, sara' una verita' del tutto insoddisfacente che lascera' dubbi e sospetti. E questo perche' le indagini fin qui condotte sono state fatte nella maniera piu' sconsiderata, con troppe lentezze e troppa messianica fiducia nelle prove di laboratorio, alla ricerca di moventi privi di qualsiasi riscontro oggettivo, sempre sull'onda della ricerca dell'effetto, anziche' sul ragionamento e l'investigazione. Proviamo a riassumere lo “stato dell'arte” delle due inchieste giudiziarie, pur cosi' diverse tra loro.
Cominciamo dal delitto avvenuto a Garlasco il 13 agosto scorso. Chiara Poggi viene trovata assassinata, in un lago di sangue, nella villetta in cui abita. Secondo il medico legale, viene uccisa tra le 9 e le 11.30 del mattino, un lunedi'. Apre la porta al suo assassino mentre sta facendo colazione. Certamente lo conosce bene, tant'e' che lo riceve con indosso solo un pigiamino estivo. L'omicida la colpisce al volto con un non meglio identificato oggetto di metallo. Quando Chiara cade, infierisce con due colpi mortali alla testa e alla nuca. La ragazza riesce a trascinarsi fino alla scala della taverna, da cui cade.
Sembra un delitto perfetto. Se l'assassino ha commesso errori, finora nessuno l'ha scoperto, tantomeno i carabinieri del Ris di Parma che trovano solo tre impronte di scarpa da ginnastica e resti ematici di Chiara nelle tubature della doccia del bagno a pian terreno, segno che l'assassino si e' lavato prima di andarsene. Il primo e finora unico indagato e' il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Lo si accusa non sulla base di una prova, ma, paradossalmente, per l'assenza della stessa. Dal momento che il giovane dice di essersi avvicinato a Chiara, la prova della sua colpevolezza sarebbero le sue scarpe senza tracce di sangue. La non prova e' cosi' debole che Stasi, dopo un breve arresto, da quattro mesi e' in liberta'.
Quasi del tutto tralasciata e' qualsiasi altra pista. A cominciare dalla bicicletta nera da donna che due vicine hanno visto appoggiata al muretto davanti alla villa proprio lunedi' mattina. E poi la penultima telefonata fatta da Alberto a casa Poggi. Dai tabulati risulta che qualcuno ha alzato la cornetta per qualche secondo. Ma Chiara in quel momento doveva essere gia' morta.
Stasi cerca di costruirsi un alibi. Dice di aver passato la mattina del delitto a lavorare alla tesi sul suo computer. Con quattro mesi di ritardo gli esperti lo analizzano e non trovano tracce di lavoro sulla tesi, ma bensi' tracce di foto pedopornografiche. In assenza di movente, senza l'arma del delitto, a cosa si aggrappano ora le indagini? Solo ed unicamente a questa inclinazione sessuale di Stasi, ammesso che sia tale e che la sua non sia invece stata una stupida curiosita'. Inclinazione certa invece per gli inquirenti. Inclinazione sessuale depravata che fornirebbe un movente al delitto: scoperto da Chiara a guardare foto di bambini, minacciato da lei di rivelazioni alla sua famiglia e magari agli amici, Stasi, preso da furia omicida, uccide Chiara. Tutto qui. Le indagini di laboratorio alla fine si riducono a questo.
Ancora piu' confuse le conclusioni cui sembrano propendere magistrati ed investigatori di Perugia che indagano sull'assassinio di Meredith. La vicenda e' nota. Gli errori (o meglio gli orrori) commessi da procura e polizia anche.
Meredith Kercher, studentessa inglese di 22 anni, viene trovata assassinata nella sua abitazione con un colpo di arma da taglio alla gola. Vengono fermati la sua convivente, Amanda Knox, 20 anni, americana, ed il suo ragazzo, Raffaele Sollecito. Dopo un tira e molla di arresti e liberazioni che coinvolgono anche altri protagonisti, la procura di Perugia scopre tre differenti armi del delitto, non riesce a stabilire neppure approssimativamente l'ora dello stesso, lascia che si diffonda la notizia della violenza sessuale subita dalla povera Meredith e poi, di fronte ai risultati dell'autopsia, e' costretta a smentirla.
Altri pasticci li fanno i laboratori scientifici, questa volta della polizia. Saltano fuori tracce infinitesimali di sangue mescolato di Meredith e Amanda nello scolo del lavandino del bagno della casa del delitto e su una scatola di cotton fioc. Tracce giustificabilissime per due ragazze che vivevano assieme e usavano lo stesso bagno. E che potrebbero risalire a molto tempo prima del delitto.
Morale della vicenda: a quasi due mesi dal delitto il sostituto procuratore Mignini, che per anni ha inseguito senza risultato alcuno nel lago Trasimeno le tracce del mostro di Firenze, non e' ancora riuscito ad individuare neppure il movente del delitto. Al momento la procura di Perugia, infatti, ne elenca addirittura tre: la pista sessuale; quella dei soldi rubati da Amanda a Meredith; quella della droga non pagata. Come dire tutto ed il contrario di tutto.
Forse e' ora di cominciare a chiedersi: come mai, senza “pentiti” o confessioni, magistrati ed investigatori italiani non riescono piu' a risolvere un delitto?