L'USCITA DALLA CRISI? N'APOCALISSE ANNUNCIATA
di Andrea Cinquegrani [ 05/07/2010]


La Fia't e' una grande azienda e la strada di Melchiorre e' quella giusta. Non siamo su scherzi a parte, ne' con le Iene a braccare l'onorevole Darfu'r. Sono le parole autentiche, “veraci” come vongole del golfo, pronunciate con pacatezza e autorevolezza dal presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro da Sant'Antimo. E' ‘o popolo che l'ha voluto su quella poltrona - nonostante i burrascosi trascorsi giudiziari e le non poche amicizie border line, a cominciare dalla prima, con don Raffaele Cutolo - e per questo parla come lo stomaco detta per tirar su le viscere della sua gente, alle prese con l'odierna miseria. Forse proprio un re magio, se non il Melchiorre di casa Fia't che sta “talebanizzando” (e noi pensiamo al burqua!) Pomigliano, ci vorrebbe per miracolare i conti di famiglie e aziende, massacrati dalla crisi. O un San Gennaro di turno, ben attento, pero', a schivare il modello cardinalizio da un decennio e passa in voga a Napoli. Basta far quattro conti, dappertutto, per capire che domani sara', e che settembre nero si annuncia. Un terzo secco delle imprese di piccole dimensioni (artigiane, commerciali, manifatturiere, l'indotto industriale) salutano e via. Liquidazioni, fallimenti, chiusure, licenziamenti. Insomma, n'apocalisse. Annunciata.
Solo un cieco puo' non vedere il crac economico in atto (da tempo). Solo un circonventore d'incapaci (gli italiani) come il Cavaliere puo' annunciare ai quattro venti che la crisi e' finita, siamo usciti dal tunnel: si', uno dei tanti lungo la Firenze-Bologna, ma per imboccare quello della Manica. Solo idioti o complici come i vertici confindustriali o di Bankitalia possono rassicurare che il peggio e' passato, la recessione finita, la ripresa dietro l'angolo. E lorisgnori che fanno? Si passano la poltrona (milionaria) uno con l'altro. Lamberto Cardia ha fatto scempi e chiuso tutti e due gli occhi alla Consob? Bene, va alla presidenza delle Ferrovie; dove resta al timone il superavvitato ex Cgil Mauro Moretti che, tra una sciagura e l'altra («aspetto con serenita' un avviso di garanzia per Viareggio», dice serafico) trova il tempo per chieder danni (24 milioni di euro) a uno dei pochi giornalisti d'inchiesta con la schiena dritta, Claudio Gatti, autore di un libro sulle Fs. Innocenzi lascia Agcom dopo lo scandalo delle intercettazioni su Annozero? Per premio va a guidare il carrozzone ex Sviluppo Italia (ora Invitalia) che fara' calare danari a pioggia come ai tempi di mamma Dc. Per Aldo Brancher - nel 1993 “postino” d'una tangente da 300 milioni di lire pro Sua Sanita' Francesco De Lorenzo - ora si avvicinano giorni pesanti col processo Antonveneta? Bene, ecco servita la poltrona di ministro (per fortuna senza portafoglio, se no figurati che spasso...).
Ma dice una parola l'opposizione di mister Bersani? Alza un dito contro il ricatto Fiat? Muove un soffio sugli italiani in braghe di tela e le aziende in agonia? Una parola sull'irresitibile ascesa della vera azienda che non conosce crisi e scala la hit dei fatturati, la Mafie spa (camorra, ‘ndrangheta, mafia e sacra corona unite nel lavaggio)? Sulla penetrazione malavitosa sempre piu' quotidiana nei gangli vita della politica e delle istituzioni, tanto da farne praticamente un corpo unico? Sui poteri di controllo ormai cloroformizzati o comprati? Su una magistratura che in un caso su dieci fa il suo lavoro, per il resto dorme o collude?
Ma oggi la gran questione e' se a sinistra (come se esistesse) chiamarsi “compagni” si puo' oppure no. E' il dilemma che divora Bersani. Siamo un paese sfasciato. E un pallone sgonfiato. Non resta che cominciare tutto da capo. In piazza.
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