UN GRANDE CENTRO DI DRAGHI E CASINI SENZA CON... FINI
di Andrea Cinquegrani [ 05/05/2010]


C‘e' chi racconta, a Montecitorio, che settimane fa Fini sia entrato in una toilette parlamentare e, dopo qualche secondo, si siano udite delle urla disumane. Gole del transatlantico aggiungono: cio' e' successo dopo che il numero uno della Camera s'e' guardato allo specchio. Sindrome di Dorian Gray? Psicopatologia del doppio? Doctor Jekyll e mister Hyde? E perche' - ora sono tutti a chiedersi - un suicidio politico cosi' scientificamente calcolato? Raccontano ancora in quei corridoi d'aver visto un nano ingigantirsi, farsi alto di tre spanne in piu' (esentacchi): si', perche' il Cavaliere ha “rivinto” le elezioni, forzizzando l'ormai “sua” Casa, dove ora l'ex colonnello di An veste i panni del maggiordomo o dell'amante ripudiata («mi cacci?, ma quando mi cacci?»). Io non sono Pasquale, gongolava Toto' quando veniva gonfiato di ceffoni da un tizio che lo l'aveva scambiato per lui...
Cosi' il prode Gianfranco: che gliene frega se il padrone di casa lo insulta e lo calpesta? Si', perche' di Fini, in giro, ce ne sono due. Un quasi bolscevico che giorni fa beatifica il padre del socialismo italiano Nenni; l'altro che fino a cinque anni fa idolatrava Mussolini. Un sanguemisto multietnico pro integrazione quasi forzata e un rozzo xenofobo che voleva respingere a cannonate i migranti sui gommoni e poi firmava la perfida legge proprio con l'odiato nemico di oggi Bossi.
Cammin facendo e' destinato a incontrare altri cari “doppi”. Il sempre piu' neo-dem Casini; lo zigzagante Rutelli, che vuol trovare casa (attico?) al Centro; Zelig-Mastella, ovvero il padre di tutti gli ombelichi del mondo, caso mai capace di ri-arruolare il cofondatore Udeur, il sempreverde picconator Kossiga. E poi che ne dite di una base “tosta” in salsa Opus Dei, con pezzi da novanta di industria e finanza, da un Della Valle a un free Montezemolo, gia' uniti nei business su rotaia? E un Draghi nel motore...
Altro “doppio”, il numero uno di Bankitalia. “Goldman Sachs? Non ne so nulla”, taglia corta ora, quando lo scandalo sta travolgendo mezzo mondo. E' con ogni probabilita' un suo sosia quello ai vertici del colosso yankee in Europa. Il fustigatore di tutte le finanze allegre, ora, mostra la mascella e scatta col pugno duro, a proposito di carte “revolving”: perche' non un anno fa, o almeno sei mesi fa, quando la puzza di bruciato gia' si sentiva lontano un miglio? Ma a quale sgangherato ruolo e' ridotta la Vigilanza se interviene caso mai su indicazione dei buoi, che sono gia' ampiamente usciti dal recinto? Stesso copione in casa Consob, con l'ineffabile numero uno Cardia che “corre a salvare la Borsa”: ha salvato forse i risparmiatori travolti dai crac Cirio, Parmalat, bond e C.?
Della cordata potrebbe far parte di sicuro un altro “doppio” doc, alias Tronchetti Provera. Uno che “poteva non sapere” quel che a Telecom e a Pirelli stava combinando la “sua” security band. Una viola mammola, secondo i pm.
Altro giro, altro sosia. E' ancora al vertice del potente Ros il generale Ganzer; il suo “doppio” - secondo la sentenza di primo grado da 27 anni di galera - e' un maxi trafficante di coca.
In mezzo a tutto ‘sto bordello, con una Casa nel casino, un Pdl alla resa dei conti, un Fini in trincea contro i suoi, cosa ti aspetti dall'opposizione? Una spallata, vigorosa, perche' il governo si sta sbriciolando con le sue mani. «‘Nu mumento...», rispondeva Eduardo a chi gli sussurrava che forse la consorte non era morta. «Ma che, scherziamo? Una follia andare al voto». E' Bersani, il capo Pd, che parla. Lasciamoli lavorare per tre anni. Dopo, ci metteremo a raccogliere le macerie: senza fretta, piano piano...
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